domenica 22 febbraio 2009

1 marzo CARNEVALONE LIBERATO a Poggio Mirteto




Domenica 1 marzo si svolge il tradizionale Carnevale per celebrare l'autoliberazione di Poggio Mirteto dallo Stato Pontificio. Musica e festa in piazza dalla tarda mattinata fino a sera.
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Ecco una rappresentanza del COXSA: Il patriarca biblico e una delle sue 200 mogli, con il sacedote, l'elfo dei boschi, la ninfa primavera

venerdì 20 febbraio 2009

Ritorno in Pernambuco - 2009 - Brasile

Sono passate solo due settimane e trovo Recife tutta colorata e pronta per il carnevale. Impalcature, festoni, il galo da madrugada, palchi ovunque. Sembra tutto quasi pronto.



Olinda scoppia di iniziative e concerti. Come arrivo faccio in tempo a sistemare le mie cose e vado subito sotto casa. Suona Paulinho da Viola, grandissimo cantautore di samba carioca. Il concerto è strano: i brasiliani ascoltano appena la musica che proviene dal palco, quel tanto che gli basta per cantarci sopra e fare festa. Cantano, gridano, si agitano, ma per me Paulinho è una sorta di De André, merita un ascolto attento. Di fatto non riesco a godermi molto il concerto: l'audio è pessimo e la folla sovrasta la musica. Il bagno di folla me lo farò un altro giorno. Leggo il programma del carnevale: 65 pagine di iniziative, tutte interessanti. Sarà dura scegliere. Ma so già che quello che più mi interessa sono le prove, non gli spettacoli ufficiali. Durante le prove si respira un'energia pulita, libera da tutte le ansie della sfilata per le strade del centro, senza costumi, più autentica, nella cornice dei quartieri popolari. Per questo decido di andare nel quartiere Pina per assistere alla prova generale di Maracatu Portorico.
Ma prima vado a fare una visita dentistica: 3 carie e pulizia dei denti: 80 r$. Felice dell'affare mi dirigo al centro, dove la mia amica Tauà sta dando lezioni di danze popolari a due mie amiche di Roma, Nicla e Tiziana. Rimango colpito quando scoprono che provano i passi di maracatu sulla base della Caracca, un vero onore per me. Finita la lezione prendiamo un taxi e arriviamo al terreiro dei Portorico. L'aria che si respira lì è proprio confortante: povertà e accoglienza totale. La mae di santo mi invita a stare sul terrazzo del terreiro, così da poter assistere alle prove da un punto di vista ottimale.


Saluto mestre Chacòn, compro il loro ultimo disco e mi allontano sapendo che è l'ultima volta che vedrò il quartiere, almeno per questo anno.
Torno a Olinda e prima di addormentarmi mi cucino un pentolone di fagioli ben sostanzioso, una riserva per i giorni folli che mi aspettano.
Oggi vado al centro per assistere alla presentazione del Balé Popular, poi alle 18 nella piazza più grande ci sarà l'apertura uffiiale del carnevale, con Nanà Vasconcelos che dirigerà 600 percussionisti di maracatu. Mi attende il primo vero bagno di folla.

L'avessi mai detto: il bagno di folla si è rivelato un vero bagno. Ha piovuto incessantemente per tutta la notte ma non mi sono fatto scoraggiare. Mi sono accodato alla sfilata di Maracatu Elefante e lentamente ho raggiunto Marco Zero, la piazza più grande del centro storico. Lì Nanà Vasconcelos, in tenuta da santone veggente, dirigeva 14 gruppi di maracatu. Usava sempre lo stesso ritmo e lo stesso stacco di tre anni fa. Finita la presentazione dei singoli gruppi c'è stata la presentazione dei vari prefetti, governatori e governativi. Tutti giovincelli, rispetto ai nostri uomini di potere. Poi fuochi d'artificio e l'inizio del carnevale. Mentre il ritmo del maracatu si faceva via via più presente l'orchestra Bomba do Hementerio sul palco accompagnava con melodie epocali kolossal. In fatto di arrangiamenti musicali non ho proprio gli stessi gusti dei pernambucani. Comunque dopo tre ore di pioggia mi stanco della presentazione: si balla poco e le mani cominciano a squamarsi, per non parlare dei piedi chiusi nella pozza delle scarpe. Ritorno a Olinda, che di sera è piuttosto tranquilla. Passo accanto a un paio di orchestre di frevo e due blocos, ma è poca cosa. Riesco ad arrivare a casa senza grandi intoppi.

Visto il bagno di pioggia, oggi decido di andare al mare a farmi un bagno vero ad Itamaracà. Gleide mi ha lasciato le chiavi della sua casa, dove potrò riposarmi un po' in attesa dello spettacolo di Lia, la più grande cirandeira do Brasil. Una donna alta e possente con la voce da vecchietto...

Arrivo che c'è un bel sole. Lascio le mie cose a casa e mi dirigo a rotolarmi nelle acque calde del fiume-mare. La corrente è forte e mi trascina centinaia di metri più in giù sulla costa. Mentre torno a casa trovo Nicla e Tiziana, due mie amiche di Roma, che girano per il caseggiato quasi disperate. Le avevo invitate ma non avevo loro notizie da un po'. Che bello! Andremo al carnevale di Itamaracà insieme.




Col buio riprendiamo la barchetta, oltrepassiamo il fiume, che con la bassa marea è diventato largo una decina di metri e come scendiamo sull'altra sponda inizia a piovere. Incessantemente. A tratti ci muoviamo finoalla piazza del paese. E' pieno di gente che sembra in attesa di qualcosa, hanno tutti voglia di divertirsi ma non è che ci sia nulla di speciale. Il palco è ancora da sistemare. Capiamo che a causa della pioggia Lia non farà il suo spettacolo. Pazienza, ancora una volta. Il ritorno è delirante. La pioggia si intensifica mentre raggiungiamo la sponda del fiume. Troviamo uno sbarramento d'acqua di 100 metri almeno. E' mezzanotte e non c'è nessuno. Per fortuna almeno ha smesso di piovere. Iniziamo a chiamare il traghettatore ma niente, nessuna risposta. Passa mezz'ora, i piedi affondati nel fango a scrutare l'altra sponda per vedere segni di vita. All'ennesimo strillo sentiamo udire una vocina. Dopo 10 minuti appare il tanto acclamato Jorge, un po' arrabbiato perchè stava dormendo e ci chiede tariffa quadrupla: 2 r$ a testa. Felici di aver sfangato la notte nel fango saliamo sulla barchetta che, a causa della pioggia e dell'alta marea, ha difficoltà a navigare. Non ci sono remi ma solo un bastone di 3-4 metri che il traghettatore affonda per spingere la barca. Nel punto più profondo il bastone affonda quasi del tutto. Jorge allora comincia a remare col bastone e lì capisco che stiamo messi male. In quel momento scoppia l'acquazzone più intenso di tutta la sera, con noi in mezzo al fiume. Quando stiamo per approdare iniziamo a ridere per la disperazione. Arriviamo a casa correndo, per combattere un po' il freddo della sera e dell'acqua che ci portiamo addosso.

La mattina piove. E quindi mando a monte il viaggio a Nazaré da Mata. Alle 14 ci aspettava una prova di maracatu nei campi di canna, ma non è il caso. Torniamo stanchi a casa. Mi ricarico un po'. Stasera il programma carnevalesco annuncia: spok frevo orchestra, manu chao, lenine, coco raizes de arcoverde, siba veloso....

Di tutti questi sono riuscito a vedere solo Coco Raizes e Lenine. Ma quanto danzo bene il coco!!! Sono un improvisatore stimato! Alla fine del concerto ho consegnato il demo della Caracca a Iran, la cantante. Oggi li vado a trovare per parlare con più calma. Ne approfitto per comprare un po' di tamancos -zoccoletti- per la banda.

Le strade di Olinda scoppiano di gente che si diverte: sembrano tutti impazziti e non è che ci sia nulla di incredibile che favorisca questo sfogo ma tutti liberano le loro energie.

La birra scorre a fiumi, non si riesce a danzare ma solo a fare passetti tipo marcetta. Qualche banda di frevo ogni tanto passa a incrementare le forze con il suo repertorio di classici che è sempre lo stesso, saranno 5-6 pezzi ripetuti all'infinito. Io a danzare da solo in mezzo alla birra non mi ci trovo tanto. Proverò domani a seguire una banda.





Mi rendo conto che il carnevale funziona se sei in un gruppo, che ti permette di tirar fuori delle energie per poi metterle in comune con altri gruppi ed allargare la follia. Ma da solo dovrei buttarmi nella mischia già bello ubriaco e sciolto per riuscire a familiarizzare. Ma non mi sento così impulsivo: mi piace scegliere le amicizie, curarmi delle persone e conoscerle bene. Qui è il contrario, è una sorta di parentesi da quello che si è. Come mi ricorda una canzone di Chico Buarque, tutti interrompono il filo della loro vita quando passa la banda, che sospende tutto e tutto rimette in gioco. I brasiliani lo sanno da tempo ed è per questo che si fanno trovare già pronti, al punto che la banda, passa o non passa, loro sono già a festeggiare. Sono loro il centro della festa, non c'è bisogno nè di musica nè di danza. Che comunque non guastano di certo.

Sconfitto dalla prova carnevalesca, decido di fare un po' lo spettatore e mi vado a cercare qualche evento carino. Tipo l'incontro dei maracatu rurali a Tabajara, periferia di Olinda. Arrivo lì ed è una festa di colori, nonostante il brutto tempo. Ogni maracatu a turno occupa la piazzetta e sfila, mostrando le sue fantasie colorate. Scatto molte foto belle, ma io ne sono proprio al di fuori.



Non è come le sambadas, dove si può intervenire danzando. Qui loro sfilano e tu guardi. Un esperienza troppo staccata. Comincio a percepire gli estremi della partecipazione al carnevale: o ti butti nella folla disordinata o rimani fermo a guardare il gruppo ordinato. Qualche via di mezzo l'ho trovata solo nei concerti di coco e ciranda, dove si danza in un certo stile, che facilita un'interazione più profonda tra i partecipanti. Mi manca la roda, il circolo, dove poter entrare e uscire, facendomi conoscere e conoscendo gli altri. Sembra una situazione troppo delicata per questo carnevale di puro sfogo. Così decido di tornare a casa, andare a letto presto e vedermi un filmetto.

Riposato, il giorno seguente mi dirigo in una zona di Olinda dove c'è il raduno dei bonecos, grandi pupazzi tipici delle sfilate carnevalesche. Faccio molte foto alla gente e alle maschere, documento tutto per gli amici e parenti, perchè quest'anno ho compreso quanto sia importante per me condividere le esperienze.

Mi ha pesato un po' questo viaggio da solo, ora ne sento la stanchezza. Fossi andato con qualcuno mi sarei divertito di più. E' strano: io, per anni avventuroso solitario, guarda un po' quanto sono cambiato in così poco tempo.

Nel pomeriggio vado nella casa dove sono ospitati i Coco Raizes per suonare un po' con loro. Ne esce un bel pomeriggio ricco di danze, canti e brincadeiras.
La sera concerto allucinante dei Cordel do Fogo Encantado, un gruppo di Arcoverde che unisce lo stile narrativo della letteratura di cordel -una serie di libricini appesi a una corda, da comprare, che trattano argomenti disparati sulla cultura nordestina- a una musica stranissima, difficile da qualificare, comunque molto pesante. La batteria è distribuita su tre persone: uno suona solo i bassi, un altro solo rullante e charleston, un altro piatti, djembe e tamburi vari. Il cantante è un attore molto comunicativo e sulla folla ha un effetto esplosivo. Più volte ho dovuto ripararmi dal pogo violento, trovandomi sempre più immerso nella folla. E nella folla era molto strano ritrovarsi accarezzato da svariate donne, così, solo "per carnevale", nulla di serio, senza conoscersi. Io mi sono un po' imbarazzato ma stavo al gioco, pur senza esserne particolarmente coinvolto. Che pazzia: ognuno si lascia andare agli stimoli più piccoli e futili, c'è chi provoca e fa finta di niente, chi danza e basta e chi tracolla sul marciapiede, ma tutti cantano in coro, quasi a coprire la voce del cantante. Acciaccato torno a casa alle 4 di notte. Ed è dolce svegliarsi mentre fuori piove.

Ultimo giorno di carnevale. Le strade incominciano a svuotarsi, la gente è stanca. Rimangono solo i cronici ancora intenti a bere, ballare e gridare. Ma non c'è più tanta folla. Ma oggi c'è l'incontro dei boi, tutti i buoi, ognuno organizzato come gli va che brincano per il centro di Olinda. Bellissimo: chi ripropone la musica e le danze del cavalo marinho, chi il maracatu rurale, chi prova a ricordare il boi di maranhao, chi invece anima il suo boizinho con il forrò, chi invece sfila senza boi, ma fa gruppo suonando nyabinghi e cantando reggae. Insomma è un ritrovo di brincantes.

Scorro tra un gruppo e un altro, poi cambio via e trovo la sfilata dei gruppi di afoxé che prosegue per un altro cammino. La notte corre veloce tra le stradine di Olinda e la pioggia quasi non si sente.

E' stato il carnevale più piovoso a memoria dei pernambucani. E io mi sono bagnato di pioggia e di sudore come loro, ho danzato, cantato, vagato tra vie impazzite, senza giudizio e senza commenti. Almeno per ora. Una volta tornato avrò modo di ripensare questa esperienza e stilizzare alcune riflessioni che cominciano ad aggrumarsi nella testa. Ma quelle le farò a voce, magari in una festa, per ritrovarci tutti e condividere un momento comune.

Ultimi giorni, trascorsi un po' pigri a fare delle compere turistiche: libri, collanine, ultimi dischi. In serata Elvio e Tauà -una coppia di amici, lui percussionista di Bari, lei danzatrice di Olinda- mi portano a mangiare il bodi, carne di capra, la più amata dai brasiliani. Buonissima. Goloso anche uno spiedino di cuori di pollo, il sapore ricorda quasi le seppioline, ma più intenso. Di ritorno troviamo una banda di vecchietti che suona antiche melodie del canevale. Lì seguo con piacere. Così percorro per l'ultima volta le vie di Olinda, con questa musica nostalgica e dolce che è perfetta per il dopo-carnevale. La città per tutto il giorno sembrava quasi morta. Pigra più che altro. Passeggiare per il centro di Recife è stato altrettanto bello proprio per via di quest'aria, che donava a ogni angolo quel tipo di magia tipico dell'alba.




Ho fatto tante foto, tantissime, circa 1500. La macchina fotografica è stata la mia compagna di viaggio. Il mio mezzo per rimanere in contatto con gli amici e spartire con loro questa bella esperienza.

Dovevo concludere il viaggio con un'esperienza incredibile: la corrida de Umbù, nel profondo sertao, a otto ore di macchina. E' un rituale indigeno che dura due giorni. Mi avevano detto 27 e 28 febbraio, invece era 28 e 1°. Che è il giorno del mio volo per Roma. Mi sono costretto a rinunciare, ripiegando per un'idea altrettanto bella: un ultimo bagno a Itamaracà, tanto per abbronzarmi un po' e godere del caldo delle acque, e in serata la ciranda di Lia, che ancora non sono riuscito a vedere. Macchè..piove anche oggi. Mi sa che rimango a casa, ordino le idee, lavoricchio al computer e faccio le ultime compere. Faccio un pranzo di commiato con gli amici di casa, un pranzo che comincia alle 14 e prosegue fino a notte fonda tra birre e cachaça.



La notte piove intensamente e la casetta di legno mi culla per l'ultima volta. Il giorno qualche compera veloce, faccio la borsa e di corsa all'aeroporto. Sono riuscito a mettere tutto in una borsa, che non sembra enorme, ma pesa 35kg.

Un'ultima foto. Comparativa: io all'aeroporto di Recife e io all'aeroporto di Fiumicino. Ci sono voluti due mesi ma ce l'ho fatta a scrollarmi di dosso tante ansie e difficoltà. Ritorno a Roma carico, con tanta voglia di lavorare e di donare le mie energie a chi mi vuole bene.



FINE


mercoledì 4 febbraio 2009

Maranhao 2009 - viaggio Brasile - secondo

Dopo tre ore d´aereo arrivo a Sao Luis, capitale dello stato di Maranhao. Sono ospite di un fotografo freak e simpatico, Paolo Socha, che senza conoscermi mi dá un giaciglio e le chiavi di casa.
La mattina giro per le stradine affascinanti del centro. Entro nel museo delle manifestazioni popolari e un gruppo di guide fa cerchio attorno a me, che gli parlo del mio lavoro e della renna. Ho colpito nel vivo il loro interesse. Qui a Sao Luis la tradizione del bumba-meu-boi é molto complessa e raffinata. Nulla a che vedere con quella pernambucana. Qui ci sono 120 gruppi di boi, suddivisi in 5 stili differenti. Manifesto la mia curiositá per le feste locali e loro si spargono per gli uffici a cercare informazioni. Ne esce un bel foglietto pieno. Nulla di interessante per la sera, ma non ho fretta.
Pranzo in un ristorante a chilo: paghi il peso delle pietanze, a prescindere da quello che prendi. Mi innamoro di una zuppa di gamberi carnosi, conditi con latte di cocco e patate. Esco sul lungomare e vedo un traghetto invitante. Decido di prenderlo, a prescindere dalla destinazione. Sao Luis é un´isola e il traghetto entra nel fiume enorme. Dopo un´ora arrivo ad Alcantára, una cittadina che sembra bellissima, tipo Olinda. Prima di visitarla chiedo al traghettatore quando parte l´ultima corsa e lui mi dice: sta partendo ora! Alle 14.30 mi lancio sul traghetto e torno in cittá, dopo aver trascorso appena trenta secondi ad Alcantára. Pazienza, ci torneró. Del resto era un viaggio in barca quello che mi ci voleva.


Nel pomeriggio vado a un laboratorio gratuito di percussioni locali. Il livello dei partecipanti é piú che basso, ma é un´ottima occasione per fare amicizie e per conoscere un po´di musica locale.
I ritmi di Maranhao sono bellissimi: ogni tamburo fa un ritmo piuttosto semplice da eseguire, ma insieme fanno delle poliritmie affascinanti che mi evocano contemporaneamente l´africa piú nera e la foresta amazzonica. È un mondo del tutto nuovo quello che mi si sta aprendo: 5 stili di bumba-meu-boi, tambor de crioula, carcuriá, tambores de minas, e tantissimi altri nomi che mi sono limitato ad ascoltare, ma di cui ancora non so nulla. Ieri ho suonato carcuriá e boi de zabumba...
Oltre a tutto ció c´é la presenza tangibile del reggae, che invade tutte le strade del centro, inorgogliendo i rasta locali. Da Sao Luis é uscita alcuni anni fa una delle migliori bande di reggae brasiliano, i Tribo de Jah.
Faccio una lunga passeggiata sotto la pioggia -tanto é calda- alla ricerca di un bloco carnevalesco che avrebbe dovuto provare nel quartiere Madre Deus, ma niente. Ceno con un espetinho, spiedino di carne ottima, che qui é accompagnato da un piatto di fagioli, riso e insalata, tutto servito al volo per strada per 3 r$.
La sera torno a casa da Paulo. Chiacchieriamo a lungo, assieme a due ragazze spagnole che ha conosciuto al Social Forum di Belem apenna conclusosi.
Il giorno dopo le due tipe partono per i lençois maranhensis, una delle meraviglie del mondo. Ci andró anche io tra qualche giorno, quindi per ora non vi anticipo nulla. Mi faró un po´di giorni in cittá, anche per vedere se il tempo migliora. Qui piove ogni giorno, ma per fortuna solo di notte.



Il giorno seguente torno al museo e parlo con il soprintendente alla cultura, descrivendogli il mio lavoro e soprattuto lospettacolo della renna. Lui ne é piacevolmente colpito. Mi dice che gli farebbe molto piacere ospitare la Caracca per uno spettacolo della renna in mezzo ai tanti boui di Sao Luiz: 120 bois e una renna sembra quasi il titolo di un film porno.. Ridiamo della follia del mondo e di quanto sia importante mettere in relazione le differenti esperienze artistiche, in particolar modo per i brasiliani, che fondano la loro identitá proprio sul continuo incontro tra etnie e culture popolari differenti. Con me apre una porta aperta. Un mio amico del museo mi permette di copiare addirittura dei video dall´archivio, cosí da farmi una bella cultura e tornare a sao luis con uno spettacolo giá ben impostato per il pubblico maranhense.
É passato solo un giorno e giá mi sento molto ben accetto. La cittá ´graziosa, non c´é molto da fare e questo mi piace, cosí almeno posso trovarmi io le relazioni che piú mi interessano, senza essere preso dai divertimenti forzati delle cittá turistiche. Qui ci sono pochi turisti e il centro storico dedica una piccola area a loro. Per il resto la sera si chiude tutto, inizia a piovere e chi si é visto si é visto.

Il giorno dopo giro per la cittá, facendomi un´idea un po´piú formata dei quartieri e dei mercati. Nel pomeriggio ritorno al laboratorio di percussioni, dove suoniamo Boi de matraca e tambor de crioula. Questi ultimi sono tamburi che ho giá visto in un museo all´Avana, chiamati tamburi Yuka. Sono identici, suonano in maniera molto simile e prima di suonare vengono affinati col fuoco. Mi ci trovo molto bene e ricevo le ammirazioni dei due insegnanti, felici di avere nel gruppo qualcuno che ha un po´di facilitá in piú.




Mentre suoniamo Boi de matraca arriva un vecchietto che tira fuori dalla tasca una stranissima armonica a bocca, in plastica. Fa delle melodie mai sentite, con dei suoni che ricordano i fichietti degli indios. Mi dice che ha custodito con cura quell´armonia per piú di trent´anni e che oggi é impossibile trovarle. Finita la lezione un percussionista di Belo Horizonte mi invita alle prove del nascente gruppo di maracatu di Sao Luis, Upaonaçu, che significa isola grande in lingua indigena, il primo nome di Sao Luis. Studiano ritmi di Recife, in particolar modo di Estrela Brilhante, e hanno cominciato da poco. Qui non sono proprio ben visti da tutti. Molte persone sono un pó ostili all´ingresso del maracatu nel Maranhao. Dicono che non serve, é fuori luogo, ci sono tante tradizioni vivissime e ritmi suggestivi, perché suonare maracatu? Rispondo: per lo stesso motivo per cui a Sao Luis si suona il reggae, perché non ci sono piú barriere che separino le musiche. L´importante é non perdere delle belle tradizioni, ma l´ingresso di nuovi stili é un fatto inevitabile in tutto il mondo. Basti pensare al reggae italiano, molto piú popolare oggi della nostra musica tradizionale. Comunque, divagazioni a parte, torno a casa stanco e faccio un bel sonno ristoratore.




Paulo é veramente gentile: con lui sto rivalutando la figura dell´hippie, che prima mi sembrava solo una moda. Lui ha 50 anni, é una persona equilibrata, non si droga quasi mai e ha molta cura di suo figlio, un bambino educato dai forti tratti indigeni. Mi lascia le chiavi di casa e io sono libero di girare dove e quando voglio. Mi scopro abitudinario quando ritorno di nuovo al museo. Lí Joao Paulo, guida del museo, mi aspetta con due cofanetti pieni di dischi e dvd da copiare. Mentre scrivo salvo tutto sul mio hard disk. Mi ci vorrá molto tempo prima di riuscire ad ascoltare tutta la musica che mi stanno regalando. Nel frattempo chiacchiero spensierato con lui; é un tipo molto amichevole e sensibile.




In serata vado con Paulo a una festa di bambini, un casino pazzesco! Bambini che corrono, lanciano coriandoli, ballano, cantano, suonano pifferi stonati, in mezzo ai genitori che li lasciano totalmente liberi di scorazzare fuori e dentro casa. Mi sembra di rivivere le mie serate abruzzesi, quando giocavo per ore a nascondino correndo per tutto il paese. Dopo la torta mi dirigo in centro dove c´é la tradizionale serata "A vida é uma festa". Una vietta chiusa da un palco, ma nessuno sopra. Stanno tutti sotto, a suonare con mezzi di fortuna, alternandosi ai microfoni, confusi con chi balla accanto a loro. La musica é molto rozza, ma cosí tanto che diventa uno stile unico, bellissimo, una vera festa popolare dove i vari stili musicali si confondono con le grida e gli entusiasmi di chi balla. Finalmente appare un chiosco di caipirinhe, cominciavo a sentirne la mancanza. Mi abbandono anche io a questa festa e torno a casa alle due. Appena un pó stordito...

Il giorno seguente, dopo tre ore di clausura in un centro internet, vado al laboratorio di percussioni e mi libero dalle timidezze. Suono il tamburo grande e improvviso sul tambor de crioula, con grande soddisfazione degli insegnanti. La lezione fa appena in tempo a finire e una miriade di gruppi iniziano a sfilare per le strade del centro. Comincia il precarnaval: mi passano accanto blocos de indios, di samba e un bloco de ritmo, un gruppo divertentissimo, colorato che suona dei tamburi enormi. Cercheró di andare a vedere le loro prove questo martedí. Nella piazza centrale suonano tambor de crioula con i vestiti e le danze tipiche: uomini in stile contadino e donne con movenze e colori afro. Il gruppo lascia spazio a una rassegna di gruppi elettrici e si sposta in una piazzetta accanto, dove mi immergo nelle danze e canto i cori assieme a loro. Poi i tamburi si fermano -hanno bisogno di un pó di fuoco - e i ragazzi continuano a cantare. Si alternano alla voce solista, improvvisando rime, a cui rispondiamo con lo stesso canto. Poi arriva un vecchietto che cambia canzone, tutti lo seguono e cosí via. Cerco di stargli appresso, anche perché loro sono molto felici di vedermi appassionato ai loro canti e non mancano di dirmelo, anzi, di cantarmelo. Sono quasi preso dalla voglia di improvvisare anche io col mio portoghese da neonato, ma poi desisto. Meglio fare solo il coro...
Saturo di tamburi e canti popolari, mi trasferisco in una vietta dove un gruppo locale suona un bel reggae con grande potenza e altrettanta armonia col pubblico. Di tanto intanto vado a vedere il mare che é lí a due metri, illuminato da una luna quasi piena. La marea qui é incredibile: alle 10 vedevo almeno 200 metri di costa, alle 11 il mare toccava gli argini del molo.
Mi aspettano altri due giorni cosí: il fine settimana Sao Luis si riempie di eventi. Oggi vedró di documentare qualcosa con i miei poveri mezzi.
Molte sfilate e presentazioni di gruppi che suonano stili mai sentiti. Mi concentro sui vari tambor de crioula, che riempiono le piazze della cittá. Paulo mi dice che solo da due anni iniziano a presentarsi con amplificatori e divise. Lo fanno per ricevere i finaziamenti per il carnevale, ma fino a due anni fa era una manifestazione molto piú popolare. Peccato! Sono arrivato tardi; comunque è bellissimo lo stesso...


Comunque ho deciso che andró a visitare un quilombo, una comunitá locale legata alla cultura nera che vive separata da ogni contatto con le cittá e il progresso. Sembra che i suoi abitanti siano molto accoglienti. Vedró di farmi ospitare lí e spero di assistere a un bel tambor de crioula.
Nel frattempo vado nella spiaggia locale. Il mare da vicino sembra pulito, ma da lontano é marrone, torbido di sabbia e di acqua di fiume. Mi faccio un bagnetto veloce e mi sdraio sulla sabbia per un sonnellino, confidando nella protezione 36. Dopo un´ora sola mi sveglio ustionato e fuggo in zone d´ombra, dove mi reidrato con un po´ di acqua di coco mi lubrifico con un bel piatto di macaixera fritta. Torno a casa dolorante e mi guardo allo specchio; sembro un indiano d´america...

Ho conosciuto molte persone in questi giorni, in particolar modo una maranhense, Rosalia, e un italiano , Stefano, che é anche lui ospite di Paulo.
Insieme ci siamo diretti a un quilombo, luogo nella foresta dove gli schiavi che fuggivano dalle fazendas si rifugiavano. I quilombos sono luoghi ospitali e semplici dove la gente vive senza grandi esigenze di modernitá. Siamo stati ad Itamatatiua, a un´ora di barca e un´ora di pullman da sao luis. Strade di terra rossa anche qui, solo che stavolta arriviamo che piove, ma dato che siamo pressappoco all´equatore, é quasi un piacere. Arriviamo al centro, che é un praticello con una chiesetta, dei bimbi nudi che giocano e vari animali che scorazzano liberi.
Lí aspettiamo che spiova masticando canna da zucchero. Io faccio il fico dicendo che sono stato a Cuba e so come si pulisce la canna. Prendo un coltello e al secondo taglio mi faccio un bel taglio sul dito. Per fortuna Stefano, che ha un taglio simile al piede, ha con sé tutto il neessario per fare una fasciatura. Passerá, non é nulla di grave, solo che stasera non potró suonare. Nei quilombos si suona molto tambor de crioula e noi abbiamo l´indirizzo di mestre Wandeley. Arriviamo in casa e ci accoglie la sorella, dona Maria, che ci dice che il mestre é a sao luis. Pazienza, la casa dove ci accoglie é africa pura; tutta in fango, paglia e tetto in foglie di palma e lei ci dice che possiamo rimanere a dormire. Bello! Rimane da risolvere il problema cibo. Qui non c´é assolutamente nulla e non vogliamo creare troppi fastidi alla padrona di casa. Lei non si fa problemi a cucinare, io gli do 20 r$ -che é tutto quello che posso, escluse le spese per tornare- dicendogli di amministrare lei la serata. Ci cucina una gallina strepitosa e manda a chiamare un gruppo di tambor de crioula, avvertendoli del fatto che non li possiamo pagare.





Lei gli assicura 6 bottiglie di cachaça e cognac e loro arrivano tutti contenti, si sturano due bottiglie in un minuto e iniziano a suonare. Piano piano la festa, che all´inizio sembra una commissione vera e propria, si anima.





Tutta la famiglia -16 figli- inizia a cantare e a danzare e io mi lancio in dei bei coretti. Poi scatta il momento delle foto, dove tutti mi chiedono uno scatto mettendosi in pose da fotoromanzo. In una sera ne ho fatte 150. Bellissima serata.



Dormo bene sull´amaca, cullato dalla forte pioggia dell´alba. Il ritorno invece é stancate: per due ore di tragitto vero ne attendiamo altre 5 sulla strada. Arriviamo stanchi ma soddisfatti a sao luis.
La sera degustiamo tante cachaçe aromatiche, che peró mi portano a dormire in uno stato pietoso. Piccolo incidente: mi hanno rubato la macchina fotografica! Per fortuna ho fatto in tempo a salvare tutte le foto sull´hard disk. Vedró di rimediare....

Dopo qualche ora la sveglia mi sussurra che mi aspetta l´autobus per Barreirinhas, paesello ai confini del parco dei Lençois maranhenses. Stanchissimo mi trascino sull´autobus e dopo tre ore di viaggio giungo a Barreirinhas. ´Lí chiedo della casa di Maria, una signora che ho conosciuto da Paulo e che mi aveva detto che poteva ospitarmi. Mi accoglie la figlia Joseline, 19 anni e una figlia di 5 mesi, anche lei come tutte le mamme che ho conosciuto é giá separata. Mi prepara un pranzetto di pesce mentre vado con il fratello Roniel -13 anni- a cercare un offerta buona per una gita al parco. Per 30 r$ riesce a farmi andare su un fuoristrada assieme a un gruppo di turisti. Percorriamo un´ora di cammino su delle strade deformi di sabbia, prendiamo una lancia che ci porta dall´altra parte del fiume e dopo un po´il paesaggio si fa bianco neve. Lençois, dune immense, vero deserto si apre davanti a me per 150 km. Proseguiamo a piedi e dopo pochi minuti arriviamo alla prima laguna di acqua verde. Un binomio allucinante di colori e sensazioni. Bagni di acqua dolce in una serie di laghetti ora verdi ora azzurri, circondati da un paesaggio lunare. Non sono mai stato nel deserto e questo paesaggio mi colpisce nel profondo. Camminando sulle sfumature beige di sabbia mi sento profondamente rilassato, un sensazione simile a quando faccio il morto a galla. La pancia si rilassa e proseguo in un misto di forza e pigrizia che non so ancora nominare.






Al terzo lago ci fermiamo per un bel po´. Mi sdraio davanti a un paesaggio di dune che si perde all´orizzonte, mentre 20 metri sotto di me cantano tantissime raganelle. Se mi sdraio sulla sabbia il suono delle rane quasi scompare, se scendo nel fondo delle dune poi non sento piú nulla, solo il silenzio che mi penetra nelle orecchie come ovatta. Mi ci voleva un po´di svago dopo tutta questa musica. Peccato non poter fare foto, ma per fortuna i compagni di viaggio sono simpatici, mi scattano qualche foto e mi dicono che me le manderanno via mail.

Domani parto per Atins, paese situato a un´altra estremitá dei lençois, questa volta sul mare. Mi aspettano 4 ore di barca e una pousada fidata.

Prendo la lancha dos nativos alle 10. È una barchetta povera e colorata, carica di gente ma anche di frigoriferi, mattoni, materassi e altre cose. Scendiamo lungo il rio Preguisa lentamente. Il fiume mi culla tra paesaggi bellissimi ora ampi ora stretti. Tanti animali curiosi, soprattutto uccelli, e piante mai viste. Qui tutto è insolito. Nulla a che vedere con Pernambuco. Compro un sacchetto con dentro delle mini ciriole a base di latte in polvere e chissà cos`altro. Buone ma impastanti, mai magiarle se non si ha acqua a sufficienza. Dopo due ore di verde fiume si aprono le dune dei lencois e il paesaggio inizia a popolarsi di pescatori e abitanti del luogo. Passo per piccoli agglomerati di casette, paesini come Vassouras, Caturè, Mandacarù e infine il fiume giunge al mare. Sono arrivato ad Atins. Di fronte a me solo spiaggia e un`enorme distesa d`acqua dolce e salata. Pago il traghettatore (7r$) e proseguo assieme a un ragazzo che ho conosciuto il giorno prima a Barreirinhas. È uno studente di geografia di Minas, si chiama Txapuá e viaggia super avventuroso, portandosi cibo, sacco a pelo e machete. Io invece col mio zainetto dell`uomo ragno appena comprato sono il perfetto turista scansafatiche. Non lo nego, dopo tante fatiche sono giunto in questo posto per riposare, mangiare e rotolarmi nelle sabbie farinose del deserto. Raggiungiamo la pousada Zion Hill (http://www.pousadazionhill.com/), gestita da tre argentini simpatici. Alejo, Pancho e Juanchi, amanti del reggae e della natura, mi accolgono in un posto molto ben tenuto e rilassante. È da un anno che sono qui. Hanno abbandonato il lavoro d`ufficio che avevano in Argentina e ora tentano questa nuova esperienza ai limiti del mondo civilizzato. Sanno bene che se non andrà potranno sempre ritornare a fare il lavoro che facevano, ma per ora sono ben felici di stare qui. Dopo una doccia veloce mi dirigo sulle dune dei lencois. Qui è diverso da Barririnhas. Lì per arrivare nel deserto devi prendere una toyota e una guida che ti porta sulle dune facendo dei percorsi spericolati al solo scopo di emozionarti, come se fossi su una giostra. Come se il paesaggio che vedi non fosse abbastanza. Ora invece vado solo, ben attento a non addentrarmi troppo, altrimenti finisce che mi perdo. In ogni modo c`è il mare a darmi un bel riferimento, e così proseguo lungo la linea azzurra in cima a dune di 30 metri. Poi la rilassatezza di questo paesaggio mai visto ha il sopravvento e mi faccio un bel riposino. Mi risveglio patinato di sabbia e lentamente ritorno verso casa. Vedo sotto di me prati con vacche e pecore che pascolano, fiumiciattoli e il mare in fondo, mente le dune si accendono dei colori del tramonto. Torno a casa che è già buio. Doccia e cenetta assieme agli argentini. Un bel pasto di pesce fritto, riso, fagioli, pomodori e pasta. Le stelle solo molto luminose. Essendo vicino all`equatore, riesco a vedere alcune costellazioni del mio emisfero. Crollo a letto, godendo della protezione di una zanzariera.

Mi sveglio all`alba e vado al mare. Ma questa notte ha piovuto tanto, il fiume si è ingrossato e ha mangiato tutta la costa. Appare a 200 metri dall`argine una sottile striscia di sabbia e più in là le onde del mare. Irraggiungibili. Desisto dal proposito marino e cammino sui prati, tra tanti animali. Gli argentini mi hanno prestato una macchina fotografica, così facco un po`di foto. Torno a casa, faccio la colazione e mi preparo per un`altra escursione ai lencois.








Mi addentro nei lencois. L`esperienza è indimenticabile, difficile da raccontare. Il paesaggio è talmente insolito. Innanzitutto il deserto, la sensazione è quella, ma è un deserto amichevole, umido, con i funghi che crescono sulla sabbia e le ranocchie beige, quasi invisibili. Poi segue un paesaggio di vegetazione bassa formata soprattutto da piante di caju (il cui seme è l`anacardo) dove mi riposo all`ombra. Proseguo fino a incontrare delle piccole piscine dove posso bagnarmi. Ora che cominciano le piogge iniziano a formarsi le pozze, ma ancora sono piccoline. Il periodo migliore è giugno, quando terminano le piogge e le pozze sono stracariche di acqua cristallina. A me comunque sembra già un paradiso così.




Rimango fino al tramonto, poi mi dirigo al ristorante di Lucia, una casetta davanti ai lencois. Lì mangio un a cena leggera ma spettacolare di gemberi alla brace gustosissimi. Mi riposo per un`oretta sulla loro amaca, attendendo il sorgere della luna. La luna tarda e io decido ugualmente di muovermi. Devo fare un`altra ora di dune prima di arrivare alla pousada. Andare per dune di notte senza luna è molto divertente. Si percepiscono i diversi colori della sabbia, ma non si sa mai se questi si estendono in profondità o in altezza. Sembra di camminare dentro un quadro di Escher. Da un momento all`altro quella che sembrava una distesa diventa una parete da scalare. Mi viene da ridere per la meraviglia. Attendo la luna disteso sulla parete scoscesa di una duna, dove ogni rumore è assorbito e mi sorprendo nel constatare che non c`è proprio nulla da temere. Nessun pericolo, insetto o animare o spina da temere. Proseguo dolcemente nel buio. La luna è sorta, ma una spessa parete di nuvole me la fa vedere solo di tanto in tanto. Per poco non vado a sbattere contro una vacca che mi stava pascolando davanti. Torno in pousada alle 23, dopo 12 ore di viaggio in questo mondo fuori dal mondo.

Oggi il tempo sembra ancora più minaccioso. Se migliora andrò al mare, sennò pazienza, mi riposo in pousada. Alle 4 di mattina mi attende una Toyota che percorrendo il margine dei lencois mi porterà a Barreirinhas, dove prenderò l`autobus per Sao Luis.

Bello il viaggio di notte ai confini dei lençois: in due ore sono a Barreirinhas. Il problema è dopo: prendo al volo un taxi collettivo che per 25r$ mi porta a Sao Luis. Il problema è che si ferma in continuazione a caricare e scaricare gente. Poi accompagna tutti a casa, e tutti abitano in posti lontanissimi. Insomma, mi aspettavo un viaggio di tre ore e arrivo a casa dopo sei. Distrutto perchè il tipo guidava malissimo e la macchina aveva gli ammortizzatori a terra.

I due giorni finali li passo tranquillamente, più che altro a comprare dischi e oggettini curiosi, passeggiando ozioso per le strade del centro.

Sono pronto per tornare a Olinda, carico e volenteroso. Riprenderò a lavorare per le mie ricerche. E mi farò finalmente questo carnevale, tanto osannato...

I racconti proseguiranno in un altro capitolo: Ritorno in Pernambuco

martedì 3 febbraio 2009

Zona Epicurea in Zona Rischio


"Polemos è padre di tutte le cose, di tutte il re"
Eraclito di Efeso


Sabato 14 febbraio alle ore 16

presso lo spazio sociale Zona Rischio
via di Pietralatella s.n.c. a Casalbertone

si svolgerà l'incontro di filosofia orizzontale a cura del Coxsa:
ZONA EPICUREA

discussioni e sperimentazioni su temi universali

dalle ore 16 parleremo di CONFLITTO

l'iniziativa prosegue all 19 con l'aperitivo e alle 21 con la proiezione del film "the Experiment"