venerdì 8 agosto 2014

Strana indecifrabile band - Recensione di "Koinè", primo disco dei PercezioneSestoSenso.

Il one-drop, ritmo in levare dell'Isola di Giamaica, è innestato sull'impalcatura della canzone pop nostrana, sprazzi di blues e rock si intromettono qui e là lasciando intuire quale sia l'imprinting, il primo amore dei componenti dei PercezioneSestoSenso, insieme ai gruppi della scena reggae italiana più tradizionale e pionieristica: Africa Unite su tutti. Il risultato, che trova la sua sintesi nel primo disco "Koinè", è una miscela che può lasciare interdetti a un primo ascolto; ma una cosa va riconosciuta ai PercezioneSestoSenso: per quanto discutibile, la band è riuscita a produrre un proprio sound originale, difficilmente relazionabile ad uno stile precostituito o ad una delle diverse "scene" che infestano il mondo della musica, livellando e appiattendo il suono delle giovani band su canoni rigidamente strutturati e riprodotti con ortodossa disciplina.
Viene il dubbio che anche i PercezioneSestoSenso fossero alla ricerca di un avvicinamento ad uno di questi canoni, ad uno stile immediatamente assimilabile ad una facile classificazione di genere; cosa che probabilmente gli consentirebbe di sentire il supporto e la sicurezza di una qualche comunità o tribù nel mondo contraddittorio delle sottoculture giovanili. Il fatto è, per loro fortuna, che non sono riusciti in questo intento. Probabilmente per mancanza di disciplina e di malizia, o per l'ignoranza dei meccanismi del marketing culturale, o ancora per una sorta di ingenuità provinciale (la band nasce e vive in una piccola città).
A noi piace pensare che invece questo essere fuori schema sia una scelta, un'orgogliosa affermazione di identità. Di sicuro è l'opportunità più grande per i PercezioneSestoSenso, se sapranno far valere la loro diversità magari accentuandola e accettando il cammino in salita dell'indipendenza, quella vera, fatta di ricerca e di irrequietezza. "Koinè" è un'opera prima con luci e ombre. Parlando dei testi delle 10 canzoni che compongono l'album, troviamo momenti di retorica in certi momenti un po' stucchevole che si alternano a improvvisi - e imprevisti - affondi poetici di grande impatto espressivo: "la mia vita è il sogno di una strada che arriverà" canta Jahcomazzo in "Il pane dei potenti", e questa visione che evoca l'ottimismo per un futuro tutto da costruire pervade l'album. Anche qui va riconosciuto lo sforzo di dare respiro ad un immaginario che non rimane imbrigliato alle piccole esperienze e alle miserie dell'alienazione contemporanea: c'è un senso sovraindividuale nel messaggio, e soprattutto la ricerca di un'epica, riassunta nella bella immagine di una nave che solca - a vele spiegate - mari sconosciuti. Insomma, sospendiamo il giudizio sui PercezioneSestoSenso ma con un'apertura di fiducia: li aspettiamo al varco per vedere se, e come, riusciranno a sviluppare gli aspetti potenzialmente intriganti della loro produzione.

"Koinè" (2013, Tricks Produzioni / La Contemporanea)