venerdì 20 febbraio 2009

Ritorno in Pernambuco - 2009 - Brasile

Sono passate solo due settimane e trovo Recife tutta colorata e pronta per il carnevale. Impalcature, festoni, il galo da madrugada, palchi ovunque. Sembra tutto quasi pronto.



Olinda scoppia di iniziative e concerti. Come arrivo faccio in tempo a sistemare le mie cose e vado subito sotto casa. Suona Paulinho da Viola, grandissimo cantautore di samba carioca. Il concerto è strano: i brasiliani ascoltano appena la musica che proviene dal palco, quel tanto che gli basta per cantarci sopra e fare festa. Cantano, gridano, si agitano, ma per me Paulinho è una sorta di De André, merita un ascolto attento. Di fatto non riesco a godermi molto il concerto: l'audio è pessimo e la folla sovrasta la musica. Il bagno di folla me lo farò un altro giorno. Leggo il programma del carnevale: 65 pagine di iniziative, tutte interessanti. Sarà dura scegliere. Ma so già che quello che più mi interessa sono le prove, non gli spettacoli ufficiali. Durante le prove si respira un'energia pulita, libera da tutte le ansie della sfilata per le strade del centro, senza costumi, più autentica, nella cornice dei quartieri popolari. Per questo decido di andare nel quartiere Pina per assistere alla prova generale di Maracatu Portorico.
Ma prima vado a fare una visita dentistica: 3 carie e pulizia dei denti: 80 r$. Felice dell'affare mi dirigo al centro, dove la mia amica Tauà sta dando lezioni di danze popolari a due mie amiche di Roma, Nicla e Tiziana. Rimango colpito quando scoprono che provano i passi di maracatu sulla base della Caracca, un vero onore per me. Finita la lezione prendiamo un taxi e arriviamo al terreiro dei Portorico. L'aria che si respira lì è proprio confortante: povertà e accoglienza totale. La mae di santo mi invita a stare sul terrazzo del terreiro, così da poter assistere alle prove da un punto di vista ottimale.


Saluto mestre Chacòn, compro il loro ultimo disco e mi allontano sapendo che è l'ultima volta che vedrò il quartiere, almeno per questo anno.
Torno a Olinda e prima di addormentarmi mi cucino un pentolone di fagioli ben sostanzioso, una riserva per i giorni folli che mi aspettano.
Oggi vado al centro per assistere alla presentazione del Balé Popular, poi alle 18 nella piazza più grande ci sarà l'apertura uffiiale del carnevale, con Nanà Vasconcelos che dirigerà 600 percussionisti di maracatu. Mi attende il primo vero bagno di folla.

L'avessi mai detto: il bagno di folla si è rivelato un vero bagno. Ha piovuto incessantemente per tutta la notte ma non mi sono fatto scoraggiare. Mi sono accodato alla sfilata di Maracatu Elefante e lentamente ho raggiunto Marco Zero, la piazza più grande del centro storico. Lì Nanà Vasconcelos, in tenuta da santone veggente, dirigeva 14 gruppi di maracatu. Usava sempre lo stesso ritmo e lo stesso stacco di tre anni fa. Finita la presentazione dei singoli gruppi c'è stata la presentazione dei vari prefetti, governatori e governativi. Tutti giovincelli, rispetto ai nostri uomini di potere. Poi fuochi d'artificio e l'inizio del carnevale. Mentre il ritmo del maracatu si faceva via via più presente l'orchestra Bomba do Hementerio sul palco accompagnava con melodie epocali kolossal. In fatto di arrangiamenti musicali non ho proprio gli stessi gusti dei pernambucani. Comunque dopo tre ore di pioggia mi stanco della presentazione: si balla poco e le mani cominciano a squamarsi, per non parlare dei piedi chiusi nella pozza delle scarpe. Ritorno a Olinda, che di sera è piuttosto tranquilla. Passo accanto a un paio di orchestre di frevo e due blocos, ma è poca cosa. Riesco ad arrivare a casa senza grandi intoppi.

Visto il bagno di pioggia, oggi decido di andare al mare a farmi un bagno vero ad Itamaracà. Gleide mi ha lasciato le chiavi della sua casa, dove potrò riposarmi un po' in attesa dello spettacolo di Lia, la più grande cirandeira do Brasil. Una donna alta e possente con la voce da vecchietto...

Arrivo che c'è un bel sole. Lascio le mie cose a casa e mi dirigo a rotolarmi nelle acque calde del fiume-mare. La corrente è forte e mi trascina centinaia di metri più in giù sulla costa. Mentre torno a casa trovo Nicla e Tiziana, due mie amiche di Roma, che girano per il caseggiato quasi disperate. Le avevo invitate ma non avevo loro notizie da un po'. Che bello! Andremo al carnevale di Itamaracà insieme.




Col buio riprendiamo la barchetta, oltrepassiamo il fiume, che con la bassa marea è diventato largo una decina di metri e come scendiamo sull'altra sponda inizia a piovere. Incessantemente. A tratti ci muoviamo finoalla piazza del paese. E' pieno di gente che sembra in attesa di qualcosa, hanno tutti voglia di divertirsi ma non è che ci sia nulla di speciale. Il palco è ancora da sistemare. Capiamo che a causa della pioggia Lia non farà il suo spettacolo. Pazienza, ancora una volta. Il ritorno è delirante. La pioggia si intensifica mentre raggiungiamo la sponda del fiume. Troviamo uno sbarramento d'acqua di 100 metri almeno. E' mezzanotte e non c'è nessuno. Per fortuna almeno ha smesso di piovere. Iniziamo a chiamare il traghettatore ma niente, nessuna risposta. Passa mezz'ora, i piedi affondati nel fango a scrutare l'altra sponda per vedere segni di vita. All'ennesimo strillo sentiamo udire una vocina. Dopo 10 minuti appare il tanto acclamato Jorge, un po' arrabbiato perchè stava dormendo e ci chiede tariffa quadrupla: 2 r$ a testa. Felici di aver sfangato la notte nel fango saliamo sulla barchetta che, a causa della pioggia e dell'alta marea, ha difficoltà a navigare. Non ci sono remi ma solo un bastone di 3-4 metri che il traghettatore affonda per spingere la barca. Nel punto più profondo il bastone affonda quasi del tutto. Jorge allora comincia a remare col bastone e lì capisco che stiamo messi male. In quel momento scoppia l'acquazzone più intenso di tutta la sera, con noi in mezzo al fiume. Quando stiamo per approdare iniziamo a ridere per la disperazione. Arriviamo a casa correndo, per combattere un po' il freddo della sera e dell'acqua che ci portiamo addosso.

La mattina piove. E quindi mando a monte il viaggio a Nazaré da Mata. Alle 14 ci aspettava una prova di maracatu nei campi di canna, ma non è il caso. Torniamo stanchi a casa. Mi ricarico un po'. Stasera il programma carnevalesco annuncia: spok frevo orchestra, manu chao, lenine, coco raizes de arcoverde, siba veloso....

Di tutti questi sono riuscito a vedere solo Coco Raizes e Lenine. Ma quanto danzo bene il coco!!! Sono un improvisatore stimato! Alla fine del concerto ho consegnato il demo della Caracca a Iran, la cantante. Oggi li vado a trovare per parlare con più calma. Ne approfitto per comprare un po' di tamancos -zoccoletti- per la banda.

Le strade di Olinda scoppiano di gente che si diverte: sembrano tutti impazziti e non è che ci sia nulla di incredibile che favorisca questo sfogo ma tutti liberano le loro energie.

La birra scorre a fiumi, non si riesce a danzare ma solo a fare passetti tipo marcetta. Qualche banda di frevo ogni tanto passa a incrementare le forze con il suo repertorio di classici che è sempre lo stesso, saranno 5-6 pezzi ripetuti all'infinito. Io a danzare da solo in mezzo alla birra non mi ci trovo tanto. Proverò domani a seguire una banda.





Mi rendo conto che il carnevale funziona se sei in un gruppo, che ti permette di tirar fuori delle energie per poi metterle in comune con altri gruppi ed allargare la follia. Ma da solo dovrei buttarmi nella mischia già bello ubriaco e sciolto per riuscire a familiarizzare. Ma non mi sento così impulsivo: mi piace scegliere le amicizie, curarmi delle persone e conoscerle bene. Qui è il contrario, è una sorta di parentesi da quello che si è. Come mi ricorda una canzone di Chico Buarque, tutti interrompono il filo della loro vita quando passa la banda, che sospende tutto e tutto rimette in gioco. I brasiliani lo sanno da tempo ed è per questo che si fanno trovare già pronti, al punto che la banda, passa o non passa, loro sono già a festeggiare. Sono loro il centro della festa, non c'è bisogno nè di musica nè di danza. Che comunque non guastano di certo.

Sconfitto dalla prova carnevalesca, decido di fare un po' lo spettatore e mi vado a cercare qualche evento carino. Tipo l'incontro dei maracatu rurali a Tabajara, periferia di Olinda. Arrivo lì ed è una festa di colori, nonostante il brutto tempo. Ogni maracatu a turno occupa la piazzetta e sfila, mostrando le sue fantasie colorate. Scatto molte foto belle, ma io ne sono proprio al di fuori.



Non è come le sambadas, dove si può intervenire danzando. Qui loro sfilano e tu guardi. Un esperienza troppo staccata. Comincio a percepire gli estremi della partecipazione al carnevale: o ti butti nella folla disordinata o rimani fermo a guardare il gruppo ordinato. Qualche via di mezzo l'ho trovata solo nei concerti di coco e ciranda, dove si danza in un certo stile, che facilita un'interazione più profonda tra i partecipanti. Mi manca la roda, il circolo, dove poter entrare e uscire, facendomi conoscere e conoscendo gli altri. Sembra una situazione troppo delicata per questo carnevale di puro sfogo. Così decido di tornare a casa, andare a letto presto e vedermi un filmetto.

Riposato, il giorno seguente mi dirigo in una zona di Olinda dove c'è il raduno dei bonecos, grandi pupazzi tipici delle sfilate carnevalesche. Faccio molte foto alla gente e alle maschere, documento tutto per gli amici e parenti, perchè quest'anno ho compreso quanto sia importante per me condividere le esperienze.

Mi ha pesato un po' questo viaggio da solo, ora ne sento la stanchezza. Fossi andato con qualcuno mi sarei divertito di più. E' strano: io, per anni avventuroso solitario, guarda un po' quanto sono cambiato in così poco tempo.

Nel pomeriggio vado nella casa dove sono ospitati i Coco Raizes per suonare un po' con loro. Ne esce un bel pomeriggio ricco di danze, canti e brincadeiras.
La sera concerto allucinante dei Cordel do Fogo Encantado, un gruppo di Arcoverde che unisce lo stile narrativo della letteratura di cordel -una serie di libricini appesi a una corda, da comprare, che trattano argomenti disparati sulla cultura nordestina- a una musica stranissima, difficile da qualificare, comunque molto pesante. La batteria è distribuita su tre persone: uno suona solo i bassi, un altro solo rullante e charleston, un altro piatti, djembe e tamburi vari. Il cantante è un attore molto comunicativo e sulla folla ha un effetto esplosivo. Più volte ho dovuto ripararmi dal pogo violento, trovandomi sempre più immerso nella folla. E nella folla era molto strano ritrovarsi accarezzato da svariate donne, così, solo "per carnevale", nulla di serio, senza conoscersi. Io mi sono un po' imbarazzato ma stavo al gioco, pur senza esserne particolarmente coinvolto. Che pazzia: ognuno si lascia andare agli stimoli più piccoli e futili, c'è chi provoca e fa finta di niente, chi danza e basta e chi tracolla sul marciapiede, ma tutti cantano in coro, quasi a coprire la voce del cantante. Acciaccato torno a casa alle 4 di notte. Ed è dolce svegliarsi mentre fuori piove.

Ultimo giorno di carnevale. Le strade incominciano a svuotarsi, la gente è stanca. Rimangono solo i cronici ancora intenti a bere, ballare e gridare. Ma non c'è più tanta folla. Ma oggi c'è l'incontro dei boi, tutti i buoi, ognuno organizzato come gli va che brincano per il centro di Olinda. Bellissimo: chi ripropone la musica e le danze del cavalo marinho, chi il maracatu rurale, chi prova a ricordare il boi di maranhao, chi invece anima il suo boizinho con il forrò, chi invece sfila senza boi, ma fa gruppo suonando nyabinghi e cantando reggae. Insomma è un ritrovo di brincantes.

Scorro tra un gruppo e un altro, poi cambio via e trovo la sfilata dei gruppi di afoxé che prosegue per un altro cammino. La notte corre veloce tra le stradine di Olinda e la pioggia quasi non si sente.

E' stato il carnevale più piovoso a memoria dei pernambucani. E io mi sono bagnato di pioggia e di sudore come loro, ho danzato, cantato, vagato tra vie impazzite, senza giudizio e senza commenti. Almeno per ora. Una volta tornato avrò modo di ripensare questa esperienza e stilizzare alcune riflessioni che cominciano ad aggrumarsi nella testa. Ma quelle le farò a voce, magari in una festa, per ritrovarci tutti e condividere un momento comune.

Ultimi giorni, trascorsi un po' pigri a fare delle compere turistiche: libri, collanine, ultimi dischi. In serata Elvio e Tauà -una coppia di amici, lui percussionista di Bari, lei danzatrice di Olinda- mi portano a mangiare il bodi, carne di capra, la più amata dai brasiliani. Buonissima. Goloso anche uno spiedino di cuori di pollo, il sapore ricorda quasi le seppioline, ma più intenso. Di ritorno troviamo una banda di vecchietti che suona antiche melodie del canevale. Lì seguo con piacere. Così percorro per l'ultima volta le vie di Olinda, con questa musica nostalgica e dolce che è perfetta per il dopo-carnevale. La città per tutto il giorno sembrava quasi morta. Pigra più che altro. Passeggiare per il centro di Recife è stato altrettanto bello proprio per via di quest'aria, che donava a ogni angolo quel tipo di magia tipico dell'alba.




Ho fatto tante foto, tantissime, circa 1500. La macchina fotografica è stata la mia compagna di viaggio. Il mio mezzo per rimanere in contatto con gli amici e spartire con loro questa bella esperienza.

Dovevo concludere il viaggio con un'esperienza incredibile: la corrida de Umbù, nel profondo sertao, a otto ore di macchina. E' un rituale indigeno che dura due giorni. Mi avevano detto 27 e 28 febbraio, invece era 28 e 1°. Che è il giorno del mio volo per Roma. Mi sono costretto a rinunciare, ripiegando per un'idea altrettanto bella: un ultimo bagno a Itamaracà, tanto per abbronzarmi un po' e godere del caldo delle acque, e in serata la ciranda di Lia, che ancora non sono riuscito a vedere. Macchè..piove anche oggi. Mi sa che rimango a casa, ordino le idee, lavoricchio al computer e faccio le ultime compere. Faccio un pranzo di commiato con gli amici di casa, un pranzo che comincia alle 14 e prosegue fino a notte fonda tra birre e cachaça.



La notte piove intensamente e la casetta di legno mi culla per l'ultima volta. Il giorno qualche compera veloce, faccio la borsa e di corsa all'aeroporto. Sono riuscito a mettere tutto in una borsa, che non sembra enorme, ma pesa 35kg.

Un'ultima foto. Comparativa: io all'aeroporto di Recife e io all'aeroporto di Fiumicino. Ci sono voluti due mesi ma ce l'ho fatta a scrollarmi di dosso tante ansie e difficoltà. Ritorno a Roma carico, con tanta voglia di lavorare e di donare le mie energie a chi mi vuole bene.



FINE


1 commento:

Cinthia Mendonça ha detto...

Que saudade!
Eu também já não habito mais a cabana de madeira. Sinto muitas saudades daquela terra... Como vai você?
Um Cheiro