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giovedì 11 febbraio 2021

Quel pane da spartire - De Masi e Mazzetti sulla redistribuzione del lavoro 4-02-2021

 La registrazione del webinar trasmesso il 4 febbraio 2021



Il Prof. Domenico De Masi (sociologo del lavoro) e il Prof. Giovanni Mazzetti si confrontano sul tema della riduzione e della redistribuzione del tempo di lavoro a parità o con aumento di salario, analizzando gli ostacoli culturali a questa prospettiva di superamento della crisi in atto.

sabato 5 dicembre 2020

Giovanni Mazzetti - Necessità della redistribuzione del tempo di lavoro seminario USB 5 6 2018

 

L'intervento del Prof. Giovanni Mazzetti, economista e presidente dell'associazione per la redistribuzione del lavoro ARELA, al seminario Tempo di lavoro, tempo di vita, organizzato dal sindacato USB all'Università La Sapienza di Roma il 5 Giugno 2018.

LA MASSA Elias Canetti, Massa e potere (1960)

LA MASSA. Elias Canetti, Massa e potere (1960), Adelphi, 1981 pp. 1-10



“Solo tutti insieme gli uomini possono liberarsi dalle loro distanze. E" precisamente ciò che avviene nella massa. Nella "scarica" si gettano le divisioni e tutti si sentono "uguali".

In quella densità, in cui i corpi si accalcano e fra essi quasi non c'è spazio, ciascuno è vicino all'altro come a se stesso.

Enorme è il "sollievo" che ne deriva. E" in virtù di questo istante di felicità, in cui nessuno è "di più", nessuno è meglio d'un altro, che gli uomini diventano massa.

sabato 5 gennaio 2019

Sul tempo libero. Perchè spariranno le cucine dalle case e altre prospettive.

di Rattus
A chi fosse interessato al dibattito che c'è stato in Francia negli anni '90 sulla riduzione del tempo di lavoro, o ne ricordi qualcosa, la questione della sparizione delle cucine dovrebbe apparire in una luce particolarmente intensa e per così dire, rivelatrice. Mi concedo quindi una breve divagazione su quel dibattito francese di ormai oltre vent'anni fa. 

domenica 30 dicembre 2018

La redistribuzione e riduzione del tempo di lavoro individuale a parità di salario e ruolo trainante della P.A.

di: Matteo Minetti  (Quaderni Cestes N. 18 Maggio 2018, Cestes-USB, Ed. Efesto, pp.53-67)


Lavorare tanto in pochi o poco in tanti?

C’è una considerazione che chiunque può fare: la tecnologia e l’organizzazione del lavoro hanno ridotto il tempo di lavoro necessario a produrre beni e servizi in una società dell’abbondanza. Il valore aggiunto è molto di più il risultato di investimenti in innovazione tecnologica e infrastrutture piuttosto che della maggiore quantità di lavoro umano.(1)
Tab01 -Fonte: Istat 1995-2015 Misure di Produttività. www.istat.it

domenica 23 dicembre 2018

Agosto 2018. La serialità del male.

di: Rattus

Agosto 2018. Nel corso di quel mese abbiamo seguito tre vicende di gravità inaudita, di cui abbiamo avuto notizia dai mezzi di informazione: La morte per incidente stradale di sedici lavoratori agricoli occasionali in Puglia, il suicidio di otto tassisti di New York, quasi sicuramente dovuta al diffondersi di nuovi sistemi di trasporto pubblico che stanno via via sostituendo i tradizionali taxi e, infine, la scoperta, a Palermo, di una società di truffatori che convinceva persone disperate a sottoporsi alla frantumazione delle ossa degli arti per simulare incidenti stradali e quindi ottenere dei rimborsi dalle assicurazioni.
 
Riflettendo su queste tragedie ci è parso chiaro che c'era un filo rosso che le lega una all'altra: la progressiva riduzione del lavoro necessario ad opera dei processi di automazione. Ma è bene mettere subito in chiaro che questo non è un testo "luddista" o in qualche modo contrario all'innovazione tecnologica. Tutt'altro. Meglio però procedere con ordine, e partire dagli incidenti stradali avvenuti in Puglia e costati la vita a sedici giovani braccianti agricoli.

martedì 4 dicembre 2018

Hannah Arendt, Vita activa

(Arendt 2917, pp. 133-136)
...
Il pericolo che la moderna emancipazione del lavoro non solo fallisca nell'iniziare un'epoca di libertà per tutti, ma al contrario spinga per la prima volta tutto il genere umano sotto il giogo della necessità, fu già chiaramente intuito da Marx, quando egli insisteva sul fatto che lo scopo di una rivoluzione poteva non essere la già compiuta emancipazione delle classi lavoratrici, ma doveva consistere nell'emancipazione dell'uomo dal lavoro. A prima vista, questo scopo sembra utopistico, il solo elemento strettamente utopistico nel pensiero di Marx (82). L'emancipazione dal lavoro, secondo le stesse parole di Marx, è emancipazione dalla necessità, che significherebbe, in definitiva, emancipazione dal consumo, dal metabolismo con la natura che è la condizione effettiva della vita umana (83).

lunedì 20 novembre 2017

La visibilità dell'obiettivo nella lotta per la riduzione del tempo di lavoro. 4 ore/die - 15 €/ora.

La visibilità dell'obiettivo nella lotta per la riduzione del tempo di lavoro. 
4 ore/die - 15 €/ora.
La difficoltà che incontra oggi, parlando con lavoratori, soprattutto più giovani, chi volesse diffondere la prospettiva di una riduzione delle ore di lavoro a parità o con aumento di salario, sono le obiezioni che questi stessi lavoratori portano, mostrando di aver compiutamente assorbito le ragioni della controparte di classe: il loro datore di lavoro.

mercoledì 1 novembre 2017

Relazione assemblea 28-10-17 Lavorare meno, tutti!

Stefano Peppoloni riassume il percorso della legge sulle 35 ore in francia.
Pino Nicolosi parla di automazione e tempi di lavoro.
   
Marco Craviolatti presenta il suo libro e parla di aumento della produttività e tempi di vita e lavoro.
 
A seguito degli interventi dei relatori, Stefano Peppoloni, Pino  Nicolosi e Marco Craviolatti, i presenti si sono disposti in cerchio e, guidati dal facilitatore, hanno formulato delle domande a cui collettivamente avrebbero voluto cercare di dare risposta.
Le domande poste sono state:

domenica 25 giugno 2017

Ottobre 2017. Lavorare meno, tutti!

C'è qualcosa che unisce lavoratori dipendenti e autonomi, super-occupati e precari, disoccupati e vicini alla pensione. C'è qualcosa che unisce i lavoratori di tutto il mondo e tutti quelli che per vivere hanno bisogno di lavorare. 
Tutti costoro vendono il proprio tempo in cambio di denaro o altri beni.
Tutti costoro non saranno mai ricchi perchè possono sfruttare solo se stessi, e la quantità di tempo che ognuno ha da vendere è molto limitata, al massimo 14-16 ore al giorno, rischiando lo sfinimento e la morte.
Solo chi costruisce profitti sfruttando il lavoro di altri può arricchirsi perchè il tempo delle persone che si possono impiegare è teoricamente illimitato. Qualcuno penserà che ci si può arricchire anche percependo una rendita, che sia terriera, immobiliare o finanziaria. Ma chi pagherà questa rendita? Cosa si può comprare con questa rendita, pure che provenisse da denaro creato dal nulla? Beni e servizi. E beni e servizi per definizione sono frutto del lavoro, quindi sono tempo di lavoro accumulato. Quindi anche la rendita è sfruttamento del lavoro perchè è solo una appropriazione di tempo di lavoro altrui senza passare per quella scomoda cosa che è «il lavoratore».

Futuro del lavoro nel 2025

Questa conferenza del 2016, promossa dal M5S, è il risultato di uno studio che hanno commissionato al Prof. Domenico De Masi (circa 60.000 €) che a sua volta ha coinvolto esperti sul tema: Futuro del lavoro al 2025.
Al di la del commttente (che traspare penosamente nel dibattito) è molto interessante per formarsi un quadro di insieme su lavoro, tecnologia, sindacato, capitale.

1) Introdizione e intervento De Masi:
2) Politiche del lavoro:
3) Tecnologia e produttività:
4) tecnologie e produttività (+ dibattito):
5) Mercato del lavoro e sindacato:
6) Mercato del lavoro e sindacato:
7) Welfare, genere, reddito di cittadinanza, lavoro e vita.

domenica 6 luglio 2014

Assemblea pubblica-Laboratorio sulla cultura indipendente. LOA Acrobax 28-06-2014


Breve resoconto.
eravamo una diecina provenienti dall'ambito della produzione musicale e teatrale. Dopo rapida lettura del documento (qui in fondo alla pagina pagina) elaborato dal Volturno Occupato sono iniziate le proposte di domanda:
- Come facciamo a fare cultura indipendente?
- Perchè in Italia non si può fare della propria passione un mestiere?
- Quale metodo possiamo usare per creare un'alternativa?
- Conosciamo dei buoni esempi di cultura indipendente?

venerdì 3 gennaio 2014

Hanna Arendt, Vita activa, una prospettiva di cittadinanza diretta.

" In realtà, Hannah Arendt non propone affatto la "polis" come modello della politica, ma usa il richiamo di quell'esperienza come punto di vista per rappresentare l'"espropriazione moderna della politica". Per rendersi conto della forza di questo procedimento critico-ermeneutico basterà riflettere sull'analisi devastante che Hannah Arendt compie dei luoghi comuni della politica moderna: la sostituzione del sociale al politico - per cui l'amministrazione della grande famiglia sociale rimpiazza l'esercizio diretto della parola in politica; la sostituzione del fare all'agire - per cui la produttività diviene l'unico senso dell'agire in comune; la sostituzione della tutela alla padronanza di sé; l'orrore per l'imprevedibilità dell'agire - che porta a tipi ben peggiori di irreversibilità; la finzione per cui l'amministrazione dei molti da parte dei pochi, garantita dalla rappresentanza, viene spacciata per libertà politica; l'ipostatizzazione dello stato come realtà eterna e necessaria; infine, da un punto di vista più specializzato e interno alla storia delle idee, l'incapacità del pensiero politico di emanciparsi da questi presupposti di fatto nonché, come conseguenza diretta, il declino irreversibile della teoria politica e l'ascesa delle scienze sociali, la cui funzione dominante è dimostrare l'insensatezza e l'impossibilità della libertà, in nome di immagini dell'uomo sempre più deterministiche oppure - ma è in fondo la stessa cosa - utilitaristiche ed esangui.

La grecità inattuale di Hannah Arendt è tutta nella capacità di distanziarsi dalla fatalità dell'espropriazione della politica, di rappresentare l'irresistibile ascesa moderna del "politico" (54) (nel senso di macchina amministrativa) "contro" la possibilità della "politeia", della cittadinanza diretta. Il lettore potrà vedere (contrariamente alle letture stereotipate di "Vita activa") che un sobrio pessimismo permea tutto il saggio. E benché Hannah Arendt salutasse con entusiasmo le epifanie più o meno felici (e sempre sconfitte) dell'antica "politeia" - dai consigli della rivoluzione tedesca a quelli della rivoluzione ungherese del 1956 fino ai movimenti del '68 (55) in Europa e in America, finché non furono sopraffatti dalle tradizionali mitologie stataliste e violente - sapeva bene che quella lontana esperienza era tutt'al più una fonte di modelli del pensiero, ma certamente non una prassi che potesse rivivere." (Alessandro Dal Lago, Introduzione, in H.Arendt, Vita Activa, la condizione umana, Bompiani)

domenica 22 maggio 2011

Offro lavoro pagato male a schiavo volenteroso - CoXsA





«Nessuno è più schiavo
di colui che si ritiene
libero senza esserlo».
Goethe

Ciò che è stato legalizzato in Italia (se ci fosse bisogno di legalizzarlo) grazie alle parole d’ordine della flessibilità e della competitività, è l’uso del lavoro degli schiavi.