sabato 25 gennaio 2020

Progetto per un aggregatore politico federato. L'Ecosistema di Organizzazioni.



Alcuni punti da cui partire.

Gran parte della costruzione del consenso e della comunicazione politica si svolge sui social network, secondo le regole incorporate nella struttura di questi software proprietari: sponsorizzazione, bolle, costruzione dell'identità e dell'odio, narcisismo e conformismo, estrazione dei dati, opacità degli algoritmi.
Il protagonismo, anche spesso solo rappresentato, degli attivisti sui social network è diventata una prassi di diffusione dei messaggi politici e un elemento importante dei contenuti, nella forma dell'identificazione che spesso alimenta narrazioni identitarie e discorsi di odio. Ne parla Giuliano Da Empoli nel suo Gli ingegneri del caos. Teoria e tecnica dell'Internazionale populista, del 2019.
Questi spazi social sono per definizione una vetrina per vendere e per vendersi, ma sono molto poco adatti ad una reale discussione.
L'introito pubblicitario di Facebook (e Instagram)  del 2019 è stato di 69 mld di dollari. Gli utenti attivi sono stati ben 2,7 Mld, con un valore medio di introito pubblicitario per ogni utente che si aggira quindi sui 29,25 dollari annui (Fonte aziendale). Ovviamente un utente di Facebook che ha alti livelli di spesa, oltre 30$ al giorno come negli USA e Canada, vale 139,35 dollari all'anno.  Gli utenti poveri, invece, hanno più valore come elettorato, per il controllo sociale e le informazioni che possono fornire a polizia e servizi segreti dei governi. Gli annunci pubblicitari su pubblico profilato, oltre che dalle grandi aziende, vengono acquistati anche da piccoli esercenti, artisti, associazioni e enti no-profit, sindacati, chiese, gruppi politici.
Tutti gli utenti, grazie al fatto che la maggior parte dei contenuti e dei dati in Facebook è pubblica (spesso per impostazioni scelte dall'utente, che a volte non sa neppure di poterle scegliere), come i like alle pagine, commenti, età, sesso, professione, titolo di studio, luogo di residenza, relazioni (tag nelle foto), immagini, luoghi visitati, forniscono gratuitamente il materiale grezzo alle aziende che operano analisi dei dati e progetti di machine learning per intelligenze artificiali.

Ricavi pubblicitari per trimestre periodo 2 anni 2017-19

Riferendoci solo alla situazione dell'Italia nel 2018, il tempo trascorso sui social network è moltissimo. Per i 35 milioni di Italiani (il 59% della popolazione) che usano i social abitualmente, il tempo è mediamente di 1 ora e 51 minuti al giorno.Fonte.
Qui trovate un bello studio di Federico Andreani rispetto al valore economico del tempo passato sui social.
L'analisi delle interazioni sui social network (big data) permette a chi ne ha accesso, perchè possiede la piattaforma o compre da questa i dati aggregati, oppure usa sistemi automatici di estrazione di dati pubblici degli utenti, di costruire una comunicazione personalizzata sui gusti, le abitudini e la personalità, (microtargeting). In Armi di distruzione matematica, pubblicato da Cathy O'Neal nel 2017, gran parte del capitolo sulla politica è dedicato a Facebook, analizzando tra l'altro l'esperimento condotto da Facebook stesso nel 2012 su 680.000 utenti, per dimostrare la sua potenza, in cui è bastato modificare l'algoritmo di visualizzazione dei post per condizionare sensibilmente lo “stato d'animo” dei post prodotti da quelle persone.
Il tipo di analisi è puramente comportamentale perchè deve tenr conto di pochi dati sussidiari (predittivi), da raccogliere in grande quantità, e trova il suo limite nella semplificazione della quantificazione numerica. Chi comunica abbandona le nicchie per coltivare i grandi numeri, spostando la narrazione su una semplificazione populista. Infatti ciò che muove di più le emozioni (quindi i like, i commenti, le condivisioni..) non è detto che sia una informazione scientificamente documentata, un progetto politico coerente e auspicabile o un messaggio corretto e prosociale. Spesso il messaggio che ottiene maggiormente l'effetto desiderato è merda selezionata fra la peggiore. La “tempesta di merda” che fa camminare l'infosfera ipersatura, come l'ha definita felicemente il filosofo Bjung Chul Han nel suo Nello sciame. In molti hanno definito questa modalità di comunicazione come il tramonto dell'illuminismo. Il messaggio comunicato (come in tutta la pubblicità) non tende a convincere la mente razionale, infatti non c'è argomentazione, ma a coinvolgere le emozioni inconsce puntando su un substrato di credenze autoevidenti o di simboli ancestrali (sesso , morte, paure, tradizione, religioni, pregiudizi, bellezza..). La politica attraverso l'estetica, una modalità che ha sempre caratterizzato le destre estreme, con qualche simpatia a sinistra, porta diritta verso l'ipertrofia del potere carismatico e autoritario e la sudditanza di masse condizionabili, principalmente in preda a paure sollecitate ad arte.

Di cosa abbiamo bisogno.

In un suo vecchio romanzo Isole nella Rete Bruce Sterling ipotizzava varie possibili vie di fuga dalla dittatura della Capitale Globale, della Babilonia multinazionale e multilaterale. Se vi è capitato di perdervi quel magnifico libro: una era quella delle isole della rete, spazi autonomi, illegali, nascosti. Utopie pirata. Unaltra era quella della Rizome incorporated. Una multinazionale. Una gigantesca impresa, globale ma reticolare, unitaria ma decentrata, etica ma redditizia. Il principio informatore era la “democrazia economica”, non vi erano lavori ma attività, capi ma soci, fratelli, non c’era gerarchia ma senso comunitario.
La prima delle due è quella spesso utilizzata dal movimento: centri sociali, collettivi, case occupate, addirittura un sito web (ecn.org). L’altra è rimasta un libro incomprensibile dei soliti Deleuze&Guattari. (Binotto 2002)

In un libro molto stimolante come Inventare il futuro, di Srnicek e Williams, viene descritto il concetto di «ecosistema di organizzazioni» per definire il soggetto politico possibile per innescare la trasformazione sociale da loro, come da molti, atteso. Superando l'idea che la rigenerazione politica, in un mondo globalizzato e frammentato, possa essere innescata da una sola organizzazione (il partito novecentesco o il sindacato, come più recenti movimenti di democrazia diretta, tutti identificati come folk politics, ovvero politiche dell'immediatezza, senza un orizzonte comune di lungo respiro), gli autori ipotizzano che si possa formare una aggregazione plurale e non organica dei molteplici soggetti del cambiamento che uniscano una comune idea di futuro. Da qui il titolo del loro libro.
Ma dove può avvenire questo incontro?
Abbiamo assistito negli ultimi anni, almeno in Italia, a vari tentativi di ricomposizione delle forze politiche di sinstra in intergruppi o coalizioni, oppure in soggetti che si ponevano come nuovi e inclusivi, finendo immancabilmente per definire un ulteriore gruppo chiuso e autoreferenziale in competizione con tutti gli altri, aumentando la frammentazione e la marginalità dell'insieme. Le scissioni che si susseguono mostrano la tendenza delle personalità carismatiche a presentarsi come individui, non riuscendo a convivere in organizzazioni che danno visibilità soltanto al capo.
C'è chi si adegua al segno dei tempi e teorizza il populismo e l'iperleader a sinistra, adottando una retorica che funzionò nel passato e proposte politiche in voga quaranta anni fa, perdendo di vista la distinzione tra destra e sinistra, fra progressisti e conservatori, insomma risultando difficilmente distinguibile dal rossobrunismo di marca leninista, nostalgico del capitalismo degli anni '60.
A mio parere, una nuova aggregazione politica trasformativa e di sinistra può mutuare la sua possibile forma dal mercato digitale data-driven, la forma più avanzata della riproduzione sociale e della produzione del valore, evolvendola nel suo superamento.
Per mercato digitale intendo tutte quelle infrastrutture informatiche, che mettono in contatto domanda e offerta, attraverso algoritmi di matching guidati dall'analisi dei comportamenti degli utenti (Facebook, Amazon, Google, Ebay, Youtube e migliaia di minori come Uber, Blabla Car, AirBnB, Twitter, Tripadvisor, Expedia, Booking...).
Trattandosi di politica, cioè di relazioni sociali, questo aggregatore politico assumerebbe la forma di un social network, mettendo le organizzazioni politiche in “concorrenza” fra di loro, unendo le “nicchie” ecologiche in una molto più ampia, con effetto di rete. Ma questo ecosistema di organizzazioni unite dal comune anche se non chiaro obiettivo della trasformazione sociale verso il superamento comunitario dei rapporti sociali di sfruttamento capitalisti e post-capitalisti, non può formarsi e svilupparsi se chi gestisce quelle piattaforme prende parte al gioco dalla parte opposta. Essendo aziende quotate in borsa, che vivono di profitti, sostengono gli interessi dei loro azionisti e i governi che possono garantirgli privilegi fiscali e normativi. Non si può fare la rivoluzione con Facebook come non si può superare la mercificazione della nostra vita come clienti di un supermercato, anzi, come prodotti in vendita in un supermercato.
Facebook, con l'acquisizione di WhatsApp e Instagram, ha assunto una posizione dominante difficilmente scalzabile che rappresenta la forma della riproduzione sociale attualmente più avanzata, in grado di trasformare e uniformare le strutture stesse del pensiero, dopo aver già stravolto le leggi del mercato.
Abbiamo quindi bisogno di un social network per la politica, separato dal mercato, in cui le regole le faccia chi ci entra, negoziandole in modo politico, perchè ha contribuito alla costruzione di quello spazio. Insomma la proprietà di questo spazio, anzi di questi spazi, deve essere comune e distribuita e siccome hanno un costo, questo costo deve essere sostenuto da tutti coloro che ne sentono il bisogno e vi partecipano, oppure in grado di generare reddito.

L'ecosistema umano.

La politica nasce nelle piazze come il mercato e similmente si sviluppa. La politica come il mercato è un insieme di relazioni costruite in precise condizioni storiche. Si dice che la democrazia sia nata nella grecia classica proprio perchè i Greci erano mercanti, aperti alle differenze e abituati a contrattare, ricchi ma non aristocratici legati alla proprietà della terra.
Eppure il mercato e l'assemblea, anche sulla stessa piazza, si svolgono in orari e con modalità e regole differenti.
La democrazia è la forma politica basata idealmente sui patti fra sogetti liberi, nell'antica grecia come nella modernità borghese. Così come la democrazia non è affatto sostanziale, neppure il mercato è davvero perfetto, nel senso di un equilibrio fluido e non coercitivo fra domanda e offerta. Nel momento in cui il capitale (l'offerta) riesce ad orientare la spesa (la domanda) grazie al lobbying, al controllo dei mezzi di informazione, al marketing, e all'egemonia culturale in genere, che permette di orientare i governi e le elezioni, di libero nel mercato rimane ben poco, così come nella democrazia. Questa è stata la parabola della società borghese, atteraverso le crisi espansive e recessive del sistema industriale che dal 1800 alla fine del '900 abbiamo chiamato modernità e che i seguaci di Marx hanno definito capitalismo. Proprio oggi che la globalizzazione porta a compimento la conquista di ogni nicchia di sopravvivenza di relazioni comunitarie pre-moderne e il rapporto di denaro si dispiega come indiscusso tramite della riproduzione sociale, ll capitalismo entra in una crisi irreversibile che lo snatura e gli impedisce di riprodursi attraverso la riproduzione del lavoro salariato.
Anche, e forse soprattutto, a causa della innovazione tecnologica e delle trasformazioni sociali e antropologiche ad essa connesse, questa modernità sta tramontando introducendo quella che è stata definita da J.F.Lyotard la postmodernità. Alla società del valore si sostituisce gradualmente la società dell'informazione.
Non possiamo oggi sapere se questa evoluzione porterà ad una concentrazione del potere e del controllo, reso possibile dalle nuove tecnologie, oppure se queste stesse tecnologie potranno essere lo strumento della diffusione del potere verso la base della piramide sociale. Questo dipenderà dalle forze della trasformazione sociale e dall'ambiente in cui queste si svilupperanno.
Il progetto, che assieme ad altri vorremmo realizzare, è costruire un ambiente in cui le forze sociali più progressiste, quindi orientate ad una maggiore diffusione del potere, possano svilupparsi, evolversi e affermarsi.
Una nuova forma di corpo intermedio che, in modo inclusivo, possa anche comprendere quelli già presenti, nella formula dell'ecosistema di organizzazioni.
Quello che si vuole costruire non è uno dei soggetti che si incontrano sulla piazza, geografica o telematica, ma la piazza stessa, con le sue caratteristiche di sicurezza e accoglienza molteplice. E non una sola ma molte in comunicazione fra loro. La suggestione cyberpunk delle Isole nella rete e della Rizome Inc., inventate da Sterling, trovano oggi la loro effettiva possibilità di attuazione.

Nella prima parte di questo articolo avevo illustrato come quell' ”ecosistema di organizzazioni” potrebbe, a mio parere, prendere la forma di un social network (FLOSS) open source federato, che sappia integrare specifiche funzioni adatte al dibattito e all'agire politico.

I social network federati e open source.

Perchè un ecosistema (ambiente) possa essere popolato deve avere delle caratteristiche che lo rendono attraente.
Queste caratteristiche devono rispondere alla cultura egemonica storicamente determinata, devono quindi riflettere le aspettative già soddisfatte dagli ambienti esistenti, superandone alcuni limiti oppure offrendo ulteriori possibilità. Gli attuali social network open source e federati sono spesso riservati a comunità identitarie di hacker, sex worker, alt-right, gamer, LGTQB, Manga fetish, che comunicano in modo criptico, spesso automatico (bot), rigorosamente anonimo, informazioni pratiche, emozioni private o disagio vario in una comunità separata. Questo è soprattutto Mastodon, il social più diffuso con circa quattro milioni di utenti (un milione solo su GAB un nodo dell'estrema destra), una piattaforma di microblogging simile a Twitter senza filtri di priorità, il flusso scorre in tempo reale ed è molto disagevole seguire delle conversazioni o riprenderle.
La comunità di Diaspora, nata circa dieci anni fà e purtroppo in grave crisi, è quella più generalista, che mirava proprio a offrire un social simile a Facebook, ma libero e decentrato.
Un software meno diffuso ma in crescita, per le sue caratteristiche di federabilità tra i vari protocolli e per l'interfaccia grafica evoluta, non troppo distante dallo standard di Facebook, è Friendica. Per questo ci stiamo orientati verso questo software, che permette di interagire con i principali social network distribuiti operanti, per poi evolvere magari verso lo sviluppo di un software specifico. Il nostro nodo è http://rizomatica.org
Un progetto molto interessante è quello dell'associazione Feneas si pone come obiettivo lo sviluppo degli strumenti decentrati e federati dell'internet.

Segnerò con un asterisco “*” le caratteristiche già possedute da Friendica e con “+“ quelle invece che potrebbero essere implementate per favorirne un uso politico.


Le caratteristiche di affinità ai social network commerciali.

Il modello è la piazza, tutto quello che un tempo si svolgeva in piazza e che oggi si svolge sulle piazze virtuali.

-L'accesso deve essere gratuito e libero, privato e, volendo, anonimo. *

-Il narcisismo, l'aspetto agonistico e «social». Sulla piazza si va per pavoneggiarsi, per sedurre, per coltivare relazioni, il cui scopo può essere il più antico del mondo (accoppiarsi), materiale come lavorare o i più vari e astratti. Quello che a noi intereressa è l'aspetto politico ma gli altri aspetti non possono essere eliminati. *

- Curiosità. Deve poter mostrare gallerie di foto e i contenuti prodotti dall'utente che costruiscono la sua «fama». *

-La molteplicità. Non vi devono essere elementi di filtro identitari. Sulla piazza si va ad incontrare «anche» i differenti fra i simili. Non deve essere una piazza privata o troppo caratterizzata. Certo può avere un carattere, lo scopo per cui esiste è diffondere la partecipazione, ma deve tutelare le minoranze e il dissenso: chi vuole solo divertirsi, chi non vuole prendere posizione. *

-Socialità. Permettere la formazione spontanea di gruppi, di scopo o semplicemente di opinione. * Attribuzione delle funzioni di amministrazione dei gruppi in modo partecipativo (punteggio, sorteggio, rotazione, votazione). +

- Comunicazione. Funzione messenger. Strumento di chat criptate anche per gruppi, scambio files, chiamate vocali e video anche di gruppo. Possibilità di associare le chat ai gruppi social. +

Le caratteristiche di discontinuità con i social network comerciali.

Questi aspetti possono essere fondamentalmente ridotti a due, la proprietà (il potere) e il governo (la decisionalità). Proprietà comune e partecipazione alla decisionalità (accesso alle informazioni, ai dati elaborati, alle decisioni, alla conoscenza e al valore prodotto) da parte degli «utenti».

-Sviluppo come protocollo federato, su software libero e licenza GNU o similare. I server (chiamati istanze o POD o semi), possono essere mantenuti da soggetti giuridici differenti: enti pubblici, associazioni, collettivi, privati. *

-Può accogliere anche le strutture organizzate con pagine istituzionali ma non deve dare a queste un eccessivo vantaggio strategico. *

-Impossibilità di sponsorizzare contenuti. *

-Consenso informato sull'uso dei dati e sul funzionamento degli algoritmi. *

-Consultabilità e spiegazione degli algoritmi usati, con possibilità di modificarli (preferenze dell'utente). +

-Aspetti di gamification con valore sociale. Valutazioni da parte degli utenti con cui si interagisce-collabora, che guidino gli algoritmi di matching. +

-Implementazione di strumenti decisionali (sondaggi, LQFB) associati ai gruppi di scopo o di interesse. +

-Implementazione di strumenti di market (shop personale o dei gruppi, a pagamento), scambio di merci e servizi di una economia comunitaria. +

-Proprietà comune dei Big Data prodotti e consultabilità (anonima) aperta. +

-Possibilità di importare i contenuti da altri profili social facilitando la migrazione (es.Facebook, Instagram) +

La funzione di aggregatore.

A mio parere il software potrebbe fornire vari indici per ogni aderente (pubblici se l'utente lo desidera). Uno è il posizionamento su un grafico bidimensionale Destra-sinistra / autoritaria-libertaria tipico dei sondaggi politici, in base alle scelte dell'utente più che alle sue dichiarazioni. +

Potrebbe raccogliere inoltre, tramite frequenti e brevi sondaggi, come attraverso l'analisi dei comportamenti, le preferenze dell'utente su varie tematiche politiche, civili, ambientali con lo scopo di suggerire amicizie, collaborazioni e gruppi che concordano con queste preferenze. +

La possibilità di ricercare attraverso opzioni (tipo e-bay) amicizie o gruppi (lontananza, età, campi di interesse, competenze, disponibilità). *

-L'adesione a gruppi, come alle istanze, potrebbe configurarsi da una semplice gruppo di affinità alla costituzione di una associazione, partito o sindacato con statuto proprio. +

-Come servizio di base dovrebbe comprendere automaticamente un blog,* una chat con tutti gli appartenenti al gruppo + e la possibilità di fare votazioni o sondaggi con tutti gli appartenenti al gruppo. +

-Possibilità di richiedere il pagamento di una quota per l'iscrizione a dei gruppi che offrono determinati servizi. (Server e Data Base proprio, software decisionale Liquid Feedback articolato in sezioni, sedi fisiche, attività connesse allo scopo del gruppo come beneficenza, servizi mutualistici, servizi di comunicazione, riviste...). +

-Possibilità per associazioni di agire e affiliare persone attraverso l'iscrizione ad un gruppo pagando una tariffa (tesseramento, iscrizione, sostegno economico all'associazione) accettando un protocollo di trasparenza. +

-Il software dovrebbe giornalmente proporre i contenuti, i gruppi e le iniziative più adatti al profilo utente usando algoritmi di matching personalizzabili dall'utente (con opzioni). +

Lo scopo è far incontrare domanda politica con offerta politica. Opportunità di partecipazione con bisogno di partecipazione. Persone fra loro. Gruppi fra loro. Idee con consenso e energie per attuarle.




sabato 21 dicembre 2019

Recensione: Mayer-Schonberg – Ramge, Reinventare il capitalismo nell'era dei Big Data, Egea, 2018.

Di: M. Minetti

Questo non è un libro contro il capitalismo ma ci dice che il capitalismo sta morendo.


Gli autori, un professore di Oxford di e-governance e network economy e un giornalista dell'Economist, entrambi europei, non nascondono le loro simpatie liberiste e la loro cultura aziendale (la casa editrice è dell'Università Bocconi di Milano). Per loro il capitalismo odierno deve essere superato ma soltanto per far posto ad un sistema economico più efficiente, pervasivo, e comunque redditizio.


Il mercato, ci dicono (p.11), «è un meccanismo che ci aiuta a spartire risorse limitate in maniera efficiente». La paura che vogliono esorcizzare sembra essere proprio quella maledizione della caduta tendenziale del saggio di profitto che, all'aumento dell'efficienza tecnologica e della concorrenza, sottrae sempre di più la possibilità di guadagno per gli imprenditori. Non è detto che il paradigma valga ancora, ma gli autori sembrano nascondere questa legge cardine del pensiero di Marx dietro le lusinghe dorate dei mercati data-driven. Riconoscono che, talvolta, la maggiore efficienza dei mercati può portare ad una «riduzione del benessere»(p.73)[Nota – un facile incontro fra domanda e offerta sovrabbondante (concorrenza) può abbassare i prezzi, quindi i profitti degli imprenditori, i salari dei lavoratori, i margini dei venditori, facendo spendere meno chi non ne ha bisogno ovvero i ricchi, che immobilizzano le ricchezze, la famigerata e molto attuale deflazione] e si rendono conto che il dominio del capitale è ormai finito. Si veda il capitolo «Il declino del capitale» (p.128), ma hanno fiducia nella capacità evolutiva delle aziende maggiormente all'avanguardia. Nessun accenno ad un possibile ruolo regolatore delle istituzioni politiche.

La tesi centrale degli autori è la seguente. Grazie all'importanza assunta dai meta-dati e dalla capacità di elaborarli, il mercato, con la sua struttura decentrata, orizzontale, autoregolata; sopravanzerà, e plasmerà a sua immagine, le imprese , da sempre in conflitto con il mercato, con la loro struttura fino ad oggi verticale di decisionalità accentrata, governata con flussi di informazioni centralizzati.
Vengono prima descritte numerose realtà aziendali che hanno dato vita a mercati, il cosiddetto capitalismo delle piattaforme, Amazon, Ebay, AliBaba, Youtube, Google, BlaBla Car, Facebook. Le piattaforme social, di condivisione o di ricerca possono esse assimilate a mercati in quanto più che fornire un servizio, offrono una infrastruttura in cui il servizio può essere offerto e fruito dagli stessi utenti (offerta e visione di contenuti video, richiesta di informazioni e visibilità dei siti, offerta e acquisto di merci, vetrina personale e curiosità delle altrui..).

Allora perchè leggere questo saggio?


Perchè gli autori sanno di cosa parlano e descrivono realtà esistenti. Se dal nostro punto di vista dialettico-materialista, la società civile si plasma grazie a norme complementari ai metodi produttivi e in base agli interessi materiali della classe che quegli strumenti produttivi detiene e controlla, esprimendosi quindi nella forma delloStato e oggi degli organismi sovranazionali, la lettura di questo libro può essere molto interessante.
Le strutture politiche, lo Stato e i suoi corpi intermedi (Partiti, Sindacati, Associazioni, Fondazioni...) non sono esenti da questa influenza della «struttura».
Questi aspetti possono essere fondamentalmente ridotti a due, la proprietà (il potere) e il governo (la decisionalità) delle strutture produttive-riproduttive della società.
Per costruire un soggetto politico che abbia delle caratteristiche contemporanee, quindi in grado di esprimere egemonia, ma non rappresenti soltanto una applicazione ulteriore di un modello neo-capitalistico, bisogna sovvertire gli aspetti delle attuali organizzazioni mercatistico-aziendali che le connotano ancora come eredi del capitalismo. Quindi come ulteriori strumenti in mano ad una classe per sfruttarne un'altra.
A mio parere bisogna osservare la struttura del capitalismo di piattaforma, descritto nel testo, e sovvertirne gli aspetti quali la proprietà (della struttura, dei dati prodotti, del valore prodotto, della conoscenza prodotta) e la partecipazione alla decisionalità (accesso alle informazioni, ai dati elaborati, alle decisioni, alla conoscenza e al valore prodotto) da parte degli «utenti».

La decisionalità.


Secondo gli autori, le decisioni vengono sempre più delegate con successo ad algoritmi che analizzano enormi quantità di dati corrisponenti a molteplici variabili.
Finora i mercati si basavano solo sui prezzi per semplificare le operazioni di scelta, ma non era il metodo più efficace, era soltanto quello più alla nostra portata. Il cervello umano non è in grado di trattenere e analizzare enormi quantità di dati come possono fare oggi i computer (p.47) per questo i mercati data-driven sono incomparabilmente più efficaci nel far incontrare domanda e offerta dei semplici confronti fra i prezzi.
I decisori umani serviranno soltanto a indicare i principi generali e le priorità incorporate negli algoritmi (p.80)(Anche se spesso vengono così prodotti errori sistematici madornali nelle decisioni, come testimonia il saggio di Cathy O'Neil, Armi di distruzione matematica, del 2016). Nel capitolo 5, Imprese e controllo (p.85), si analizzano alcuni studi di caso.
Alcune imprese classiche come Daimler (Mercedes) stanno trasformando i propri processi aziendali verso la formazione di una piramide piatta con solo due o tre livelli gerarchici (modello start-up), al posto dei sei attuali.(p.107) Questo per ottenere una maggiore rapidità di innovazione e adattamento al mercato.
Attualmente le piattaforme-mercato (market-place) funzionano come aziende tradizionali, con un capo carismatico, di solito il fondatore, e una piramide grarchica a volte molto rigida ( Amazon, Ebay, Facebook..) a volte più schiacciata (Google), ovvero con meno livelli gerarchici e più autonomia periferica.


La proprietà dei dati.


Dai proprietari dei market-place digitali, gli autori osservano, vengono estratte enormiquantità di dati che rispecchiano le preferenze e le abitudini dei compratori. Queste informazioni sono ciò che permette ad una piattaforma di avere un vantaggio strategico sulle altre. L'algoritmo che suggerisce gli acquisti si perfeziona con ogni transazione o mancata transazione. Gli autori ipotizzano che l'enorme patrimonio di dati accumulati possa essere in futuro a disposizione anche degli altri operatori sul mercato, in modo che non sia solo chi fornisce il marketplace a fornire il servizio di mediazione per la vendita, ma vari operatori in competizione per fornire l'algoritmo migliore (p.75) un po' come avviene con il trading finanziario.

Questa utopia della concorrenza è tanto velleitaria come la pretesa di rendere «etico» il mercato, a mio parere, ma gli autori si rivolgono ad un pubblico ben preciso che è quello statunitense che ha la sua religione del mercato e la “libera concorrenza” è uno dei suoi dogmi. Perchè le aziende dovrebbero cedere l'uso esclusivo dei dati che conservano e che gli permettono di godere di una posizione dominante sul mercato? Forse soltanto perchè potrebbero essere obbligate a farlo o perchè i costi di stoccaggio di queste enormi quantità di dati potrebbe essere esternalizzato a strutture pagate dalla finanza pubblica.
visualizzazione, commento, like..) genera un valore di cui in parte il fornitore
Molti teorici della società dell'informazione, come delle articolazioni di questa nella forma dei Big Data, auspicano che il patrimonio immateriale prodotto dall'umanità, spesso inconsapevole di produrlo, venga reso pubblico e aperto a chiunque. Le aziende dovrebbero soltanto fornire il marketplace o i servizi di analisi ed elaborazione dei dati ma non possederli. Ma chi dovrebbe allora sostenere i costi di estrazione e conservazione di quei dati? Non è chiaro. Attualmente, nei mercati data-driven che si stanno strutturando, l'infrastruttura è centralizzata e fornisce un servizio di solito gratuito nell'accesso. Gli utenti forniscono i contenuti sotto forma di prodotti. Ogni transazione (acquisto, scaricamento,
dell'interfaccia si appropria (tariffa) e genera dei dati che rimangono di proprietà del fornitore dell'infrastruttura il quale può venderli ( se autorizzato all'uso di terze parti nel GDPR), o vendere gli studi analitici operati su quei dati (indagini di mercato), usarli per l'addestramento di sistemi di machine learning o utilizzarli per migliorare il servizio offerto (GDPR, fornitura del servizio).



Verso delle infrastrutture del comune. (Alcune riflessioni libere.)




 
Come si configura oggi un socialismo delle piattaforme? Quali sono le sue caratteristiche?

La proprietà comune e il controllo popolare su una decisionalità partecipata e a piramide piatta mi sembrano caratteristiche costituenti.
Il meccanismo del controllo popolare è contrario alla delega e alla costituzione di esecutori e controllori professionali che rimanderebbero al modello verticistico dello Stato, quindi dell'esercito, ovvero delle grandi aziende fino ad oggi.
Quel modo di organizzare le persone è considerato superato e inefficiente, per il semplice fatto che necessità di anni per adattarsi a dei cambiamenti, di solito di generazioni.
Più che una organizzazione identitaria e coesa si predilige un'ecosistema di organizzazioni e di singoli che operano in uno spazio comune come fosse un mercato dove domanda e offerta si incontrano in modo fluido e sempre rinegoziabile.
Ora si prediligono strutture cellulari in competizione fra loro in cui la sovrastruttura fornisce soltanto le regole e le specifiche delle relazioni.
In un ottica di superamento del capitalismo in senso socialista questa infrastruttura dovrebbe essere pubblica, ma non statale, poichè questo favorirebbe un uso autoritario della stessa come, ad esempio, accade in Cina, e i dati (anonimi) disponibili a tutti. In un ottica di orizzontalità e controllo popolare queste infrastrutture dovrebbero preferire le opzioni scelte dagli utenti e i feedback piuttosto che le opzioni sponsorizzate, anzi la sponsorizzazione non dovrebbe essere ammessa dagli algoritmi.
Tradotto in termini politici sarebbe lo statuto (le regole) e il programma (le specifiche), mentre il manifesto (la mission) sarebbe la base valoriale costituente del patto associativo fra soggetti diversi e non in pieno accordo fra loro ma che trovano continuamente punti di incontro (transazioni). Dovrebbero avere codice aperto, verificabile, e ammettere meccanismi di controllo da parte degli utenti.
Se i dati sono prodotti dai comportamenti e dalle scelte degli utenti, questi dati
Alcuni esempi esistenti sono i social decentralizzati e federati, in cui i server sono autogestiti, oppure le cooperative di fornitori di servizi, i progetti di software libero, i gruppi di governo partecipativo di alcune amministrazioni. L'aspetto più interessante di una trasformazione in senso partecipativo e pubblico dei mercati data-driven è nell'aspetto dell'uso dei dati prodotti da queste infrastrutture.
dovrebbero rimanere di proprietà pubblica. Il loro accesso dovrebbe quindi rimanere aperto, a disposizione di singoli e organizzazioni che mirano a far incontrare domanda e offerta politica, proposte e sostenitori, candidati e votanti, persone comuni, associazioni e attivisti, migliorando la rappresentatività dei corpi intermedi e le decisioni degli amministratori.



Alcune indicazioni per il futuro.




 
Nel capitolo, “il declino del capitalismo” viene analizzata la tremenda crisi in atto del sistema bancario. La crisi, dal 2008, ha portato alla parziale nazionalizzazione del sistema bancario e non si è ancora esaurita.

Gli autori prevedono che il denaro perderà la sua funzione regolatrice dei mercati, sostituito dai flussi di dati.
Assistiamo al tramonto della finanza e del capitale. Per ora è proprio la finanza che supporta le aziende FinTech (quelle che offrono servizi finanziari digitali) che ne stanno erodendo il potere. Forse con lo scopo di controllarle in futuro.
“Se l'economia di mercato avanza grazie ai dati, non possiamo più etichettare il futuro come “capitalista”, nel senso che il potere è concentrato nelle mani di chi possiede il denaro” (p.136).
Sempre in Cina la piattaforma per prestiti peer to peer Lufax ha movimentato crediti per 100 MLD di $ nel 2016.
Tra queste FinTech troviamo istitutidi credito che offrono tassi più bassi usando Credit Score (affidabilità nei pagamenti) basati su dati personali dei clienti come SoFi,Avant, Zest Finance, Baidu (cina).(p.141) Gli autori mettono in guardia per il pericolo dell'accentramento dei feedback.
La cibernetica, termine che deriva dal greco Kybernete ovvero “colui che pilota, che governa”, comporta il pericolo che un ristretto gruppo ne faccia uso per ottenere un potere eccessivo sul resto del genere umano. Robert Wiener, uno dei fondatori di questa disciplina, ne “l'uso umano degli esseri umani”(1950) considera una aberrazione considerare la società un sistema cibernetico complesso e cercare di condurlo all'efficienza.
Questo tema, affrontato anche da Lyotard nel suo “la condizione postmoderna”, ci mette in guardia su una serie di meccanismi di governance basati su basi di dati enormi e modellizzazioni matematiche, che guidano organismi sovranazionali e nazionali prescrivendo direttive su pensioni, tassazione, investimenti, emissioni di CO2, occupazione, debito pubblico, immigrazione... Gli autori rilevano che il pericolo dell'accentramento della decisionalità sui mercati viene dalla mancata competizione tra i pochi mediatori delle transazioni. Solo che l'ipotesia di una convergenza tra grandi corporation è vista come una ipotesi remota e distopica mentre quale esempio fanno di una deleteria concentrazione di feedback?
impiegato. Insomma meno lavoro e meno soldi ai lavoratori e piu soldi per investitori e banche. I lavoratori più colpiti risultano quelli a basso reddito. Sono in veloce aumento i lavoratori autonomi senza dipendenti, quelli che spesso lavorano nella gig-economy, quindi le partite Iva a basso reddito e, ovviamente, i disoccupati.
Nientemeno che il programma Cybersyn del 1972 del cile di Salvator Allende di programmazione economica delle aziende statali. Interrotto prima di funzionare dal golpe di Pinochet, che ristabilì il libero mercato, con la dittatura militare. Qui è evidente l'intento di accreditarsi presso quelle scuole di economia statunitensi e neoliberiste che infatti hanno pluripremiato il libro. Nel capitolo “Disaggregare il lavoro” viene analizzato il panorama, largamente condiviso di una minore centralità del lavoro nella produzione di valore e quindi di una minore retribuzione della quota lavoro rispetto alla quota di capitale fisso
Per far fronte alle disuguaglianze crescenti si prospettano due strade: la “robotax” cioè una tassa sull'automazione (a cui si è espresso favorevolmente addirittura Bill Gates nel 2017) proposta e poi bocciata al parlamento europeo per paura che potesse bloccare l'innovazione.
L'altra opzione distributiva è quella di tassare i redditi da impresa o direttamente i capitali con una patrimoniale. Secondo gli autori questa opzione è la più sostenuta in diversi paesi europei. (p.176)
Gli autori illustrano poi la soluzione più “partecipativa”. Ovvero la riqualificazione dei lavoratori espulsi dai settori travolti dalla automazione.
(Insomma se non puoi più lavorare al call center, diventa esperto di machine learning e programma gli algoritmi che ti hanno sostituito..!) Cogliendo la non linearità dei processi di innovazione e la loro scarsa prevedibilità, che impedisce una rapidariqualificazione, gli autori prospettano anche la prospettiva di un reddito di base incondizionato.
Il limite che individuano è ovviamente la spesa a carico della fiscalità generale, in una ipotesi di reddito di base di 1000$ mensili per tutti i cittadini statunitensi, il costo si aggirerebbe attorino ai 3000 Mld di $, circa il 10% del PIL (se il pil è 18 trilioni, sarebbe quasi il 20%), ma soprattutto individuano un limite interpretativo. “Se i dati ci consentono di andare oltre il denaro, perchè mai l'innovazione sociale, volta a risolvere i problemi causati dai mercati data-driven, vi pone tanta enfasi? Perchè mai reintrodurre, attraverso un reddito universale di base, una soluziuone monetaria
semplice e fissa [..]? In tal senso, più che regressiva una misura come il reddito universale sarebbe retrograda, più rivolta ciè al passato che al futuro.” (p. 180-1) Questi tre esempi di soluzioni di politica economica si basano su assunti economici non dimostrati. Ovvero che la quota del lavoro continuerà a diminuire mentre la quota del capitale continuerà a crescere per un rapporto di proporzionalità inversa. Ma questo non è affatto dimostrato.
L'economista Simcha Barkai (in Declining Labor and Capital Shares), ricalcolando la variabilità dei tassi d'interesse del capitale, avrebbe dimostrato che in questi ultimi decenni sono i profitti ad essere aumentati, ovvero l'eccessivo costo di beni e servizi, dovuti a inefficenze (o a ottime strategie di vendita) dei mercati e della concorrenza.
Aziende come Amazon, Google, Apple, Facebook, Netflix, Samsung, Huawei, Ali Baba, sono riusciti a conseguire enormi margini di profitti con costi di manodopera e iniezioni di capitale relativamente limitati. Questa per gli autori non è la prova di una rinascita dell'impresa, quanto un indizio del suo declino. In questo concordano con l'economista Mariana Mazzucato nell'attribuire alle grandi aziende superstar il ruolo di estrattori di valore (rendita) piuttosto che di creatori di valore (reddito).
Oltre ad un generico auspicio che su questi inauditi profitti, dovuti più che altro ad abili sistemi di elusione fiscale transnazionale, venga imposta una tassazione mirata, gli autori suggeriscono che l'obbligatoria divulgazione dei dati raccolti dalle grandi corporation possa essere un modo per farle collaborare all'utilità pubblica. Insomma tasse sotto forma di dati. Altra proposta è la detrazione fiscale degli impieghi che tuteli chi crea lavoro e le imprese a minore innovazione tecnologica.
In questa prospettiva l'introduzione di un salario di base parziale, permetterebbe una maggiore libertà di scelta a chi cerca lavoro, non dovendosi concentrare solo sull'aspetto della necessità del reddito. “ se un reddito universale di base parziale permette alle persone di lavorare meno, saremo in grado di mantenere più persone all'interno della forza lavoro anche dopo che l'automazione sarà a pieno svolgimento.” (p192)
Infine gli autori spiegano cosa intendono per “disaggregare il lavoro”. Scomporlo nelle sue componenti caratteristiche offrendo pacchetti diversificati per la domanda di lavoro. Orari, salari, competenze, possibilità di crescita e carriera, relazioni, flessibilità, saranno elementi che soppianteranno la semplice misura della retribuzione per un orario standard.

venerdì 15 novembre 2019

Comunicazione, processi di identificazione e Big Data.

di: M. Minetti



Ricavi trimestrali per utente per zona geografica 2019 Fonte

Chi vuole essere influencer.

Posso forse affermare, senza scandalizzare nessuno, che viviamo nella società dell'informazione, come qualche anno fa vivevamo nella società del valore.

Ciò significa che mentre prima la società si divideva, grossolanamente, per chi utilizza un paradigma del conflitto fra classi, in poveri e ricchi, oggi si divide in detentori di informazioni e privi di informazioni.

Le categorie quasi coincidono ma si differenziano per la loro relazione.

Coloro che possiedono le informazioni sono anche ricchi, coloro che non le hanno sono irrimediabilmente anche poveri.

Visto che non frequento i ricchi, i veramente ricchi che detengono le informazioni, non so come e dove se le scambiano ma, frequestando i poveri, so dove si scambiano le loro poche (e spesso errate) informazioni. Ovvero nei mezzi che hanno a disposizione, oltre alle chicchiere al telefono e in presenza, su internet e i social, in special modo quelli di Mr. Zuk: Facebook, Instagram e WhatsApp (2,7 Mld di utenti nel 2019 per 69 mld di dollari di ricavi pubblicitari  fonte ).

La gran parte dei contenuti che vengono veicolati atttraverso i social sono prodotti da centrali di produzione strategica di informazioni come redazioni, uffici stampa, agenzie di comunicazione, giornalistiche o di immagini, influencer professionali o amatoriali, content media manager dei più vari.

Chi si occupa di “Comunicazione”, e il temine è una sineddoche volutamente ambigua perchè sostituisce i termini più corretti di “Propaganda” o “Pubblicità commerciale”, produce gran parte dei contenuti strategici presenti sui social. La parte restante dei contenuti è formata da ciò che gli utenti producono autonomamente, quindi i commenti, i like, le condivisioni, gli stati, le immagini e i video, che forniscono informazioni all'occasionale destinatario di quelle interazioni e al sistema proprietario, ovvero a chi assume la proprietà di tutte quelle informazioni, Mr. Zuk.

Spostiamo momentaneamente l'attenzione su uno dei soggetti che producono informazione strategica sulla rete, un soggetto politico nuovo, mai decollato, come Potere al Popolo! che afferma di essere dalla parte degli sfruttati.

Questo soggetto ha circa 10.000 utenti registrati su una propria piattaforma informatica che non usa, Liquid Feedback, programmata con codice open source, su un proprio server, che non sottrae dati, quindi informazioni, ai propri utenti e non li vende a soggetti terzi.

Potere al Popolo! ha più di 100.000 iscritti ad una pagina Facebook, e divese migliaia a pagine locali e gruppi, sempre in Facebook, in cui viene proposta la comunicazione verso l'esterno e interna del soggetto politico.

Mediante lo stesso social commerciale, molte persone manifestano la propria contrarietà all'utilizzo del software libero LQFB per la decisionalità online, disertando il forum che ha solo 1400 iscritti, preferendo il dibattito nei commenti ai post su Facebook, partecipato anche dai leader del soggetto politico, a meccanismi considerati “passivizzanti” di democrazia digitale.

Gli eventi più partecipati in presenza sono state due assemblee con circa 1000 partecipanti e una manifestazione nazionale con circa 5000 presenze.

La valorizzazione della politica fatta con i corpi, in presenza, viene condotta sui social mediante una comunicazione che fa dei partecipanti in carne ed ossa dei “figuranti” per la rappresentazione online, i cui contenuti rispecchiano le stesse strategie di tutti gli altri soggetti politici che praticano il marketing politico.

Questa comunicazione politica, condotta su social propretari che estraggono dati dagli utenti e li incrociano, come Facebook, Whatsapp, Twitter, Instagram, Youtube, Google-Android, replicano quasi totalmente la strategia più diffusa, il gioco linguistico più comune, la costruzione dell'identità.

La costruzione dell'identità.


Analizziamo due post sullo stesso argomento, del tutto speculari:

Nelle prime 3 righe la notizia, sono due sgomberi.

La differenza tra le due è che da una parte ci si identifica con gli sgomberati, dall'altra con le autorità che li eseguono.


A sinistra

Nemici: Polizia con blindati.

Amici: I migranti per strada.

Noi: Solidali con i migranti e chi li aiuta

Valori: Solidarietà, accoglienza, umanità, diritti, dignità.










A destra

Nemici: Occupanti abusivi Rom.

Amici: Forze dell'ordine.

Noi: Italiani. Bisognosi di sicurezza.

Valori: Legalità, sicurezza, ordine.








La quantità di informazioni trasmesse dal destinatore che non siano già conosciute dal destinatario è minima. La maggior parte del contenuto è una narrazione che ingloba dei “valori” a cui si chiede di aderire individuando gli “amici” e i “nemici” identificandosi con un Noi.

Schema:

Oggi un nemico ha attaccato un nostro amico. Oggi abbiamo attaccato un nemico. Noi siamo dalla parte dei nostri amici. I nostri valori sono questi.

Questa comunicazione, curiosamente, è diretta ai propri sostenitori, sapendo già che si identificano in quelli che vengono posti come “amici”. Perchè allora confermarglierlo? 
La piramide dei bisogni di Maslow (1954)
 
Perchè appartenere ad un Noi per l'individuo è 
importantissimo. 


La differenza sostanziale nei due esempi è nei valori che sono dietro quel NOI.


Mentre il bisogno di Sicurezza è alla base della piramide di Maslow, quindi precede anche il bisogno di identificarsi in un gruppo, valori come il Rispetto reciproco e ancora di più Solidarietà (moralità) e Accoglienza (accettazione,assenza di pregiudizio) li troviamo sulla cima della piramide. Bisogna prima aver soddisfatto i bisogni che sono alla base per poter prendere in considerazione quelli al vertice.



La violenza del linguaggio usato da chi scrive nei commenti serve a farsi “riconoscere” in quanto appartenenti a quel Noi e viene alimentato dai Troll nemici che, con altrettanto odio verbale, attaccano l'identità del Noi.

Torniamo al punto principale.

Avevamo detto all'inizio che la società non si divide in Noi e Loro, in “amici” e “nemici” in base a quelle differenze decise e inculcate da chi si occupa di propaganda o marketing.

La società si divideva in ricchi e poveri; e oggi in detentori di informazioni e privi di informazioni.

Dal nostro gioco linguistico della costruzione dell'identità, il destinatore del messaggio (chi lo ha prodotto) ha estratto l'informazione del numero di utenti che si sono identificati con quel Noi e alcune note personali di chi ha scritto dei commenti.

L'utente (alcuni geek li definiscono U-tonti) ha fornito alcune informazioni personali che lo riguardano (analizzabili con software appositi esempio), al destinatore (“sono dalla tua parte” o “contro”) ma soprattutto fornisce un numero incredibile di informazioni personali al proprietario della piattaforma. Assieme alle sue identità palesi (Like, iscrizioni a gruppi, relazioni (amici), titolo di studio, età, libri, film, musica preferiti), l'utente fornisce tutti quei dati che spesso non sa di condividere (siti visitati, posizione, viaggi, acquisti, locali frequentati, cronologia di ricerche, video youtube guardati, siti porno, dispositivi smart posseduti e loro uso...), spesso incrociati con i dati delle App installate sullo smartphone, che vanno a formare i Big Data.



Insomma questo soggetto politico anticapitalista, dalla parte degli sfruttati, permette, grazie alle sue pagine Facebook e alle attività social, che i suoi aderenti e simpatizzanti vengano profilati dalle strutture del post capitalismo e dalle agenzie di intelligence, che estraggono i dati degli utenti e se ne appropriano, mettendole a valore, risultando così egemoni nel post-capitalismo. Viene estratta informazione da chi ne ha poca per accrescere il numero di informazioni di chi ne possiede e gestisce quantità enormi. Ricorda qualcosa?


L'esodo possibile, anzi necessario.

Lo scopo di questa argomentazione è suscitare una riflessione sulle contraddizioni insite nella comunicazione politica e spingere per lo spostamento della comunicazione interna di Potere al Popolo!,  quindi non propagandistica, su strumenti non proprietari che garantiscano la privacy e la tutela dei dati degli aderenti.  Un Forum visibile ai soli iscritti e protetto, dei social indipendenti, sicuri e open source, lato client e server, come il social Mastodon https://joinmastodon.org/ o Friendica https://rizomatica.org , la messaggistica di Riot https://about.riot.im/why-riot/ o altri che vorremo testare e utilizzare. 
Se siamo troppo pigri, possiamo anche tenerci il post-capitalismo della sorveglianza, a lui non facciamo schifo, ci sfrutta volentieri e ci vende a peso.



COMUNICAZIONE E COSTRUZIONE DELL'IDENTITÀ
NEI GRUPPI TELEMATICI intervento di L.Pezzullo, Università di Padova