sabato 10 luglio 2010

Relazione Coxsa epicureo 9 luglio, Battle of bands, Acrobax

Il 9 luglio, si è svolto un incontro filosofico orizzontale riguardo al conflitto al Loa Acrobax di Roma.

Si è formato un gruppo di circa 15 componenti.

E' stato letto insieme un breve testo a cui è seguita una discussione di circa un ora.



Testo: Paul Watzlawitck, La realtà inventata, contributi al costruttivismo (1981), Feltrinelli, Roma 1988, pp .149-151.


(clik sull'immagine per ingrandire)



Domande sollevate:

- Chi non è a favore, è realmente contro?

- Abbiamo bisogno di sentirci differenti?

- E’vero che l’uomo è alla ricerca della perfezione?

- Come si fa a riconoscere il bello?

- La democrazia è libertà?

- Ciò che succede va sempre definito?

- Quanto spesso la negazione è una forma di difesa?

- La ricerca ha sempre bisogno di un fine?

- Quanto la logica contribuisce a dividere in opposti?


Argomento di discussione scelto: “ Ciò che succede va sempre definito (negazione, opposti, fine)?”


Dopo le domande la comunità osservava una somiglianza tra le ultime 4 questioni, decidendo per la prima delle quattro che in un certo senso le comprendeva. Anche la seconda questione (abbiamo bisogno di sentirci differenti?) in un certo senso rientrava nella domanda scelta.

Dopo aver cercato per qualche minuto di rispondere al quesito se ciò che succede va sempre definito, molti componenti del gruppo, in diversa maniera, sottolineavano come il definire ciò che accade come giusto o sbagliato, bello o brutto etc.. è un dato di fatto ineliminabile, non se ne può fare a meno, ma soggettivo.

L’attenzione allora è stata riportata sulla locuzione “ciò che succede” in quanto, come riferiva chi l’aveva formulata, non era stata scelta a caso.

Ciò che succede riporta sempre ad un soggetto (attivo o passivo) a cui il fatto succede (passivo) o che lo fa accadere (attivo).

Lo stesso accadimento verrà definito in modo differente da chi lo attua, da chi lo subisce o da chi lo osserva da differenti punti di vista. (A viene aggredito da B. C legge sul giornale dell’aggressione ad A. A, B e C daranno diverse interpretazioni dell’accaduto in base alle loro convinzioni: B ha fatto bene, B ha fatto male, B sono io…)

Veniva anche fatto notare che il soggetto (a cui la cosa succede) è sempre inserito in un tempo e in uno spazio. Questa contestualizzazione del soggetto è ciò che lo porta a definire la realtà secondo una scala di valori, idea di perfezione o insieme di categorie (coppie di opposti), specifiche di quel tempo e di quello spazio. Potremmo dire che il soggetto definisce in base alla sua cultura e conoscenza, che può essere più o meno aderente e conforme a quella maggioritaria nel suo contesto sociale.

Alla provocazione che proponeva che il soggetto fosse quindi schiavo del suo tempo e spazio, cioè del contesto in cui è vissuto, molte componenti della comunità di ricerca ribattevano che il soggetto non necessariamente è schiavo dei valori del suo tempo, potrebbe essere anche molto consapevole dell’ambiente in cui vive ed essere in grado di scegliere liberamente il suo punto di vista, quindi il suo modo di definire ciò che gli succede.

Ci sarà sempre d’altronde qualcuno che sceglierà di schierarsi (differenziarsi) come forma di difesa preventiva, almeno per sentirsi parte di “chi la pensa in quel modo” e contro “chi la pensa nell’altro” richiamandosi magari ad una presunta “oggettività”. Chi afferma che una posizione è oggettiva, ci dice semplicemente che vuole aver ragione per forza e non ammette che qualcuno possa pensare diversamente. In un certo senso, chi si aggrappa all’oggettività non riconosce al soggetto la libertà di poter definire in base ai propri “valori” o conoscenze che possono essere differenti, perché non contestualizza le proprie affermazioni in un tempo e in uno spazio ma le assolutizza.

Anche a causa di sollecitazioni esterne (la altre attività rumorose dovevano iniziare) il facilitatore ha cercato di tirare le fila di una seppur parziale e provvisoria conclusione.

Se è impossibile non definire e giudicare si può cercare però di farlo in modo consapevole e informato, piuttosto che in modo superstizioso e conformista. (ci tengo a sottolineare che il confine tra i due punti di vista non è assolutamente evidente). Chi fosse vissuto in un piccolo paese montano circa 100 anni fa, avrebbe avuto molte meno informazioni e molta meno consapevolezza dei propri giudizi. L’ha detto la mamma, l’ha detto il prete o qualche amico in piazza, avrebbero potuto essere tranquillamente i criteri di verità per giudicare la realtà. Per questo l’affermarsi di una dittatura in una realtà di questo tipo era molto più facile che non oggi. Qualche solito sovversivo suggeriva che questo non impedisce oggi ad una dittatura di affermarsi. Ma ha bisogno di 100 radio e 100 giornali e vari partiti e televisioni per farlo.

Più il soggetto, a cui le cose succedono, è informato ed è consapevole dei processi attraverso cui definisce e “costruisce” la realtà, più è libero di non aderire a visioni opposte ed “oggettive” del mondo e degli avvenimenti e di scegliere, in alcuni casi, di non schierarsi con nessuno dei due eserciti in lotta mortale.

Nel ringraziare la comunità di ricerca vi chiedo anche di ricordarmi la storia del monaco lasciato dalla ragazza che non riusciva a non pensare a lei… così la inserisco!!

martedì 6 luglio 2010

COXSA epicurea 9 luglio 2010 al Battle of Bands -Acrobax

Venerdì 9 Luglio 2010 Adrian Good Promotion & l.o.a. Acrobax, con la collaborazione di EMERGENCY, presentano:
THE BATTLE OF BANDZ
@ l.o.a. Acrobax
Via della Vasca Navale 6, Roma
Ingresso: 5€
Alcune tra le bande marcianti più esplosive di Roma:
LOS ADOQUNES DE SPARTACO
AKUNA MATATA
PINK PUFFERS
si sfidano all’ultimo colpo (di tamburo) sul terreno dell’Ex-Cinodromo della Capitale…e a decidere chi è il più forte…sarete voi!
Una serata di musica e spettacolo a 360°, insieme ad EMERGENCY, all’insegna dell’antimilitarismo e contro l’assurdità della guerra (quella vera)!
Come funziona esattamente?!

Nella cornice del Barricadero, fresca e verdeggiante area all’aperto dell’Acrobax, le bande marcianti si sfideranno a turno in match di 5 round di durata decrescente:
1° round: 7 minuti di musica a squadra
2° round: 5 minuti a squadra
3° round: 3 minuti a squadra
4° round: 1 minuto a squadra
5° round: La sfida tra campioni (l’elemento più forte di una banda sfida il campione della squadra avversaria. Scelta dell’arma: libera. Durata del round: libera).
Alla fine di ogni round il pubblico esprime il suo apprezzamento per la perfomance, e la giuria assegna il punto sulla base della rilevazione del “caciarometro” (sofisticato macchinario bellico in grado di misurare con assoluta precisione il livello di “caciara” prodotta dal pubblico).
Alla fine dei 5 round, e quindi del match, si assegna la vittoria alla banda che ha totalizzato più punti.
Alla fine della battaglia si proclama solennemente la banda marciante vincitrice della prima BATLLE OF BANDZ della storia.
Durante le battaglie, saranno inoltre presenti sul palco:
Colonello Adriano Bono: Master Of Ceremony, arbitro, facilitatore e barelliere.
Sergenti Loko Dj & JolkyPalky (from Torpedo Sound Machine): Supporto audio-musicale e logistico-tattico, marconisti, genieri sabotatori.
Ospiti d’onore e gallonati vari: la giuria tecnica incaricata di assegnare punti sulla base di valutazioni tecnico-musicali.
EMERGENCY: Si incarica di offrire al pubblico nutrienti “pillole” di infomazione sull’assurdità e l’idiozia della guerra (quella vera).
Prima delle BATTLEZ: sperimentazioni di filosofia orizzontale sul tema della guerra a cura di COXSA.
Durante le BATTLEZ: Proiezioni video a tema antimilitarista a cura di MEDDLETV, banchetto informativo di EMERGENCY, pizzeria e bar a prezzi popolari, e molto altro!
Dopo le BATTLEZ: pacificazione generale degli animi, baci e abbrracci tra gli sfidanti, euforia diffusa e dJ-Set balcanico fino ad esaurimento scorte e munizioni.
Dress code: Sono tassativamente richiesti elementi militaristi nell’abbigliamento: bikini mimetico? Berretto militare? Fucile ad acqua? Cannone caricato a fiori? A voi la scelta!
Addestramento consigliato per arrivare preparati all’evento:
1) Lettura integrale dell’insostituibile manuale bellico “Sturmtruppen”:
2) Visione del documentario “Il Dottor Stranamore”:
3) Conoscenza delle seguenti canzoni di guerra:
Vuoi far parte della giuria tecnica? La serata ti attizza e credi di poter dare un contriburo artistico di qualche tipo? Potresti metterci in contatto con la Clown Army di Torino? Dubbi? Incertezze? Vuoi reclutarti?:
Ok…noi si torna in trincea.
Ma voi, state tranquili, perchè…
…la guerra non è mai stata così divertente!
Boom! :)
Questo film sarà trasmesso Venerdì 9 Luglio 2010 presso:
Con la partecipazione straordinaria di:
Scritto e diretto da:
Con:
Giuria tecnica:
Paolo Montin, generalissimo della StradaBanda: http://nuke.stradabanda.org/
Giuliano Lucarini, da Caracca: http://www.myspace.com/caraccabanda
Partecipano inoltre:
Filosofia orizzontale: http://www.coxsa.blogspot.com/
Visual: http://www.meddle.tv/

sabato 3 luglio 2010

Quanto inquina la guerra


Un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16.200
litri/ora. Un carro armato Abrams M1 ha bisogno di 450 litri per fare 100
chilometri.
17 agosto 2004 - Luca Mercalli (Società Meteorologica Italiana)

La Società Meteorologica Italiana è un'organizzazione apolitica e apartitica. Tuttavia, l'articolo 5 del suo statuto sancisce come essa persegua «la finalità di solidarietà sociale attraverso la tutela e la valorizzazione della natura e dell'ambiente, in particolare promuovendo una ensibilizzazione riguardo i cambiamenti climatici in atto», in accordo con gli artt. 5 e 6 dell'UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), 1992.

Ecco perché abbiamo deciso di fornire alcuni dati generalmente difficili da reperire e lontani dal nostro pensiero quotidiano. Sono spunti per una riflessione, meri ordini di grandezza di un processo perverso dell'uso delle risorse planetarie magistralmente descritto dal fisico torinese Luigi Sertorio (che tra l'altro è stato anche membro della divisione affari scientifici della NATO dal 1990-93) in Storia dell'Abbondanza (Bollati Boringhieri, 2002), splendido libretto di 179 pagine che, a nostro modesto parere, dovrebbe essere adottato dalle scuole come illuminante analisi del paradigma della crescita infinita e dei suoi inevitabili contrasti con le leggi della fisica.

Veniamo al dunque: quanto petrolio ci costa la guerra per il petrolio? E quante emissioni di CO2 dannose all'atmosfera? Tentiamo di stimarle.

Servono dei dati di partenza, ed eccoli: La combustione di 1 litro di benzina produce 2,35 kg di anidride carbonica (CO2), quella di 1 litro di gasolio produce 2,66 kg di CO2, la media, che useremo per i nostri calcoli sarà perciò di 2,5 kg di CO2 per ogni litro di carburante.

Un carro armato Abrams M1, pesa 65 tonnellate e fa 1 km con circa 4.5 litri di carburante, quindi 450 litri per 100 km (il suo motore turbo è soprannominato "gas guzzler", l'ingozzatore di benzina). Altri tank consumano in media 200-300 litri per 100 km.

Un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16200
litri/ora.

Un bombardiere B52 consuma circa 12000 litri/ora.

Un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache consuma circa 500 litri/ora.
Mezzi di appoggio, logistica varia: si può stimare in media un consumo di 1
litro/km.

Ora bisogna stimare le forze in gioco. I vari dati reperibili sull'attuale conflitto sono molto variabili secondo le fonti, incerti e non convincono. Del resto durante le operazioni, si tratta di informazioni classificate.

Per avere un ordine di grandezza ci si può basare sui dati diffusi a seguito del precedente conflitto "Desert Storm" del febbraio-marzo 1991.

Per esempio, in Desert Storm gli F117 erano 42 e volarono per 6900 ore in 38 giorni, quindi con una media di circa 4 h/giorno. Gli altri aerei complessivamente impiegati nell'operazione furono 2400. I carri armati Abrams furono 1848, i veicoli d'appoggio oltre 50000.

Un caccia F15 vola ad oltre 2000 km/h e consuma tra 16000 e 20000 litri di
cherosene all'ora.

Furono effettuati rifornimenti di carburante in volo per un impressionante volume di 675 milioni di litri (ci si potrebbe fare il pieno a circa 17 milioni di autovetture normali), tanto che un pilota di F-15 commentò:
"There was more gas in the sky over Saudi than in the ground below" (Fonte: White Paper - Air Force Performance in Desert Storm, Department of the Air Force, April 1991). Ovviamente si tratta del solo carburante erogato in volo dai tankers, e non tiene conto di tutto quello erogato direttamente a terra.

A questo punto, assegnando un parco mezzi più o meno di questa consistenza, e applicando un coefficiente di utilizzo molto prudente di 1 h al giorno per mezzo, si ottiene un consumo giornaliero di 45 milioni di litri di carburanti (solo per la coalizione USA-UK), a cui va aggiunto il consumo dell'esercito iracheno e i pozzi di petrolio in fiamme. Le unità navali non sono state considerate, in quanto almeno le grandi portaerei sono a propulsione nucleare.

In sostanza ogni giorno di guerra si consuma tanto carburante che basterebbe
a fare il pieno a 1.125.000 autovetture.

Veniamo ora alle emissioni in atmosfera: moltiplicando i 45 milioni di litri giornalieri per 2,5 kg di CO2 si hanno 112,4 milioni di kg di CO2 (cioè 112.400 tonnellate).

Poiché ogni italiano ha un carico pro-capite di emissioni pari a 9800 kg di CO2 all'anno derivante dal proprio consumo energetico, ciò significa che ogni giorno di guerra equivale all'emissione annua di circa 11.500 persone ovvero un paese come Rivarolo Canavese in provincia di Torino.

Si tratta quasi certamente di una valutazione per difetto, infatti bisogna conteggiare anche tutto il carburante consumato nei mesi precedenti per trasportare truppe e mezzi nel teatro delle operazioni e quello che inevitabilmente viene sprecato in incidenti, azioni belliche e così via, ma serve a dare un ordine di grandezza.

Tornando dunque alle valutazioni parziali del solo consumo di carburante da parte delle forze terrestri e aeree della coalizione, abbiamo che:

se la guerra dura 10 giorni: consumo 450 milioni di litri, emissioni 1,124 milioni di tonnellate di CO2 (equivalente a una città italiana di 115.000 abitanti per un anno).

se la guerra dura 30 giorni: consumo 1,35 miliardi di litri, emissioni 3,38 milioni di tonnellate di CO2 (equivalente a una città italiana di 344.000 abitanti per un anno).

Da ciò si constata come, oltre ai problemi di ordine etico che difficilmente giustificano un tale sperpero di risorse volto a danno di una nazione (quindi si preparano altri costi energetici per ricostruire quanto distrutto), un tale volume di emissioni gassose in atmosfera vanifica in pochi giorni gli sforzi di intere nazioni per ridurre i consumi e risparmiare energia, alla faccia del Protocollo di Kyoto.

Poiché l'Italia, per ottemperare agli accordi di Kyoto dovrebbe ridurre il suo carico di emissioni di circa 80 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, pari a circa 220.000 tonnellate al giorno, l'emissione giornaliera derivante dal conflitto iracheno equivale almeno alla metà di questa massa.