
«Nessuno è più schiavo
di colui che si ritiene
libero senza esserlo».
Goethe
di colui che si ritiene
libero senza esserlo».
Goethe
Ciò che è stato legalizzato in Italia (se ci fosse bisogno di legalizzarlo) grazie alle parole d’ordine della flessibilità e della competitività, è l’uso del lavoro degli schiavi. Grazie al predominio della cultura mafiosa nel nostro paese, supportata da una millenaria tradizione di ossequio al potere della tradizione familista, aristocratica o tribale, è assolutamente normale che un giovane lavori gratuitamente o in cambio della mera sussistenza per la famiglia, gli amici della sua famiglia, i protettori della sua famiglia o comunque presso qualche famiglia influente. Le aziende italiane grandi o piccole, infatti, non sono altro che questo, famiglie. Per questo il liberismo italiano è particolarmente interessato alla difesa della famiglia, ma non alla tutela dei minori, delle donne e degli anziani, no, agli interessi economici della famiglia. In famiglia non si pagano le tasse, in famiglia chi porta i soldi a casa comanda, indipendentemente da come li procura, anzi, più li procura illegalmente più comanda. Così alla pari del medioevo, in cui si mandavano i ragazzi a bottega dagli artigiani o dai mercanti appartenenti alle corporazioni, così oggi si mandano i ragazzi (fino almeno ai 40 anni) a fare stage, tirocini e apprendistati o a imparare un lavoro, in prova, con il contratto a progetto. E ci vuole anche la raccomandazione della famiglia. Che non sia un sovversivo, un lavativo, uno che si ribella e magari morde, men che mai, faccia vertenza. Orrore e ingratitudine. Quando un precario viene intervistato fa a gara per enumerare tutti i soprusi a cui è dovuto sottostare, elencare i colpi di frusta del padrone,


1 commento:
Ciao, sono d'accordo con te. Stiamo vivendo delle cose surreali. Forse sarebbe ora di alzare la voce e di cercare di cambiare le cose. Diritti umani, dignità...sono parole fantasma?
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