sabato 19 dicembre 2009

Relazione incontro filosofico COXSA 5 dicembre

Il 5 dicembre, in occasione del Freedom Party e del NoBerlusconiDay, si è svolto un incontro filosofico orizzontale riguardo alla libertà al LOA Acrobax di Roma.

Si sono formati due gruppi di circa 15 componenti ognuno.
E'stato letto insieme un breve testo a cui è seguita una discussione di circa 50 minuti.
__________________________________________________

Gruppo "arancione" con facilitatore Matteo

Testo La libertà di Giorgio Gaber

La libertà (1972)Giorgio Gaber

Vorrei essere libero, libero come un uomo.

Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche avere un’opinione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come l’uomo più evoluto che si innalza con la propria intelligenza
e che sfida la natura con la forza incontrastata della scienza,
con addosso l’entusiasmo di spaziare senza limiti nel cosmo
e convinto che la forza del pensiero sia la sola libertà.

La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche un gesto o un’invenzione,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

______________

Argomento di discussione scelto: "Cos' è la libertà?"

Domande sollevate:
Cos'è la libertà?
Libertà da cosa?
In che modo un uomo può sentire la libertà?
Indipendenza è libertà?
La libertà è una scelta?
C'è bisogno degli altri per essere liberi?
L'uomo cerca la libertà perchè se ne è privato. Perchè?


Al termine della discussione si sono coagulate due correnti di pensiero contrapposte.
Una affermava che la libertà è qualcosa da raggiungere, con sforzo, conoscenza, scelte e, in un certo senso, è libertà da costrizioni materiali e dall'ambiente in cui si vive. È anche qualcosa che ha a che vedere con la razionalità e la conoscenza, così come con il controllo delle passioni. È anche un confronto con l'altro che aumenta la conoscenza di se stessi e del mondo.
L'altra corrente affermava invece che la libertà è qualcosa di interno all'uomo che va preservato, una dimensione spirituale che si può ritrovare indipendentemente dalle condizioni materiali ma, in un certo senso, proprio quando ci si abbandona alle passioni. È come un sentimento di partecipazione a qualcosa di più grande dell'individuo. Una identificazione con l'altro, un dato di fatto.
La libertà è anche la possibilità di scegliere data dalla conoscenza.

_____________________________________________

Gruppo "a righe" con facilitatore Alessandro


Testo prefazione al Saggio sulla libertà di John Stuart Mill

Domande sollevate:

1) La maggioranza ha senso senza la minoranza?
2) Come si configurano le norme di condotta?
3) Quale può essere una partecipazione utile, ascoltata?
Partecipazione:
DOVE Strade
COME

4) Perchè la "massa tende al conformismo?"
-conformità
-contesto

A partire dalla lettura e dalle domande emerse si è sviluppato uno scambio di opinioni che ha avuto come punto di discussione principale l'effettiva possibilità di applicare regole, condivise da una comunità o da un gruppo di persone più ristretto, alle grandi masse e al problema sempre presente di un rischio di conformismo derivante da questo adattamento. Si è riflettuto quindi sulla possibilità che questo conformismo possa essere allo stesso tempo una risorsa e un limite.

A metà discussione circa si è sottolineata l'importanza di comprendere cosa sia la libertà per ognuno di noi individualmente e quanto questo possa essere un punto di partenza imprescindibile per potere poi trasmettere agli altri un'idea di libertà attraverso le proprie parole, idee ed azioni. Raggiungere una consapevolezza del concetto di libertà, secondo il pensiero espresso in questa fase della sessione, è propedeutico rispetto alla riflessione che era stata fatta fino a quel momento, con riferimento alla libertà per le masse e alla libertà all'interno delle relazioni sociali in generale. Quindi nell'ordine, prima una consapevolezza personale della libertà e poi solo successivamente l'incontro sociale, o meglio, la possibilità di misurare la propria idea con la realtà e le persone.

Alcuni del gruppo invece ritenevano che per comprendere il concetto di libertà è fondamentale avere una reale esperienza di condivisione, relazione, scambio con gli altri e che, in base ad essa, è possibile realizzare concretamente cosa questo concetto sia, non solo socialmente ma anche nel sentire proprio della persona.

Si è proseguito nell'analisi interpretando anche il problema della formulazione di regole condivise: è emerso, oltre al problema del conformismo, come precedentemente illustrato, anche il problema dell'imposizione e della trasgressione delle regole e dei vantaggi che la trasgressione può portare a partire da un complesso di persone che le rispetta ed una minoranza che le trasgredisce. Uno degli esempi riportati è quello delle regole stradali, esempio utilizzato per esplicitare meglio i diversi concetti emersi nella riflessione.

Un ulteriore passo nel ragionamento è quello riferito alle regole e all'importanza di mantenere la possibilità di una loro riformulazione quando il contesto sociale e storico subisce cambiamenti che lo richiedano. È emerso quanto possano essere analizzati, fino al limite, i concetti di trasgressione, rispetto delle regole, cambiamento delle stesse e come proprio un processo di cambiamento sia molto delicato.

Il gruppo si è dimostrato ab initio fortemente interessato all'iniziativa e all'argomento riuscendo ad autodisciplinarsi spontaneamente negli interventi e nel rischio di sovrapposizioni.

Si sono riportate alcune delle riflessioni trattate, ma l'insieme della sessione ha permesso di spaziare ampiamente sul concetto di libertà.

Si invitano i partecipanti a completare questa relazione in merito ad argomenti che non siano stati riportato.

Si pensava di replicare l'iniziativa, magari cambiando tema, verso metà gennaio, probabilmente in un posto che si chiama Fusolab, sulla prenestina. Se avete proposte per luoghi o temi fatele presenti, siamo tutti ben disposti. scrivete a_:infocoxsa@gmail.com




domenica 6 dicembre 2009

I Neurologici ad Acrobax 5 dicembre 2009





Per ascoltare e scaricare i brani dei Neurologici.
http://web.tiscali.it/neuro
Per il nuovo CD in anteprima, dopo il 5 gennaio, stesso indirizzo.
Per info, adesioni e contributi neurologic@libero.it

domenica 8 novembre 2009

La “comunità di ricerca filosofica” incontri di filosofia orizzontale.

(Philosophy for Community)

La “comunità di ricerca filosofica” come educazione al pensiero e pratica formativa.
Lo sviluppo della componente riflessiva del pensiero, è un processo che giustifica il progetto di estendere l’insegnamento della filosofia a tutti gli ordini scolastici e anche ad altri “luoghi” di formazione extra-scolastici, in cui lavorano operatori psico-socio-sanitari. “Fare filosofia” con i bambini, gli adolescenti e con gli adulti, non significa presentare il contenuto della riproduzione disciplinare della storia della filosofia, ma “facilitare” all’esercizio dialogico del logos dunque promuovere un’epistemologia della “pratica filosofica” in grado di sviluppare il pensiero critico, creativo, affettivo-valoriale.
La P4C (acronimo di
Philosophy for Children) con il suo “programma/curricolo” fondato da Matthew Lipman nel 1974, che va dalla Scuola dell’Infanzia alla Scuola Superiore, rientra a pieno titolo nell’ambito delle pratiche filosofiche, e dunque può essere applicata anche ad altri contesti formativi. Infatti, lo sviluppo delle competenze riflessive di stile filosofico, consente l’acquisizione di modalità meta-cognitive capaci di sviluppare un modo di operare complesso, flessibile, e interattivo.
Si rende allora necessario riflettere su cosa significa “fare filosofia”, sul rapporto tra filosofia e “filoso-fare” con l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta. In ogni caso la filosofia ritorna a essere
paradigma eminente della formazione umana. La relazione tra “filosofia pratica” e “filosofia come disciplina” consiste nell’attitudine alla ricerca come pratica etico-dialogica e rappresenta la via d’accesso all’interrogazione filosofica, anche in funzione di un più apprezzabile riferimento alla formazione complessiva di docenti, studenti e di coloro che non rinunciano alla Bildung, intesa come lavoro interpretativo su se stessi e sul mondo.

Oggi, è sempre più avvertita l’esigenza di considerare la filosofia e i problemi che dibatte parte essenziale di un’azione formativa complessa, nella quale entrano elementi differenti. Accanto a ciò si colloca la problematica di pensare concretamente le mediazioni delle dottrine storico-teoriche con una didattica laboratoriale che supera il dualismo “emittente-ricevente” in favore di una “argomentazione-riflessione-comunitaria” guidata da un insegnante/facilitatore. In questa prospettiva il valore formativo della didattica della disciplina filosofica è da individuarsi nella sua dimensione epistemologica, metodologica/procedurale, nei suoi contenuti generali e/o specifici.

La P4C , la pratica filosofica come formazione del senso critico, “facilitazione” ed educazione della pratica logico-discorsiva che costruisce e re-interpreta assetti cognitivi, ricerca comune del modo di vivere e di una pratica sociale “negoziata”. Su questa base si propone una concezione del “filoso-fare” e una didattica del docente-facilitatore che sappiano favorire un approccio complesso e globale alla formazione umana logico-cognitiva, etico-politica, che coinvolge non solo il pensiero ma anche la sensibilità, la volontà, l’immaginazione.

lunedì 2 novembre 2009

Un esempio di Comunità filosofica inglese

Community Philosophy Project

One of the core aims of the philosophy project is to promote inter-generational understanding by creating opportunities for all ages to mix & talk. The 'unknown'is a breeding ground for misconceptions about each other that can lead to making judgments on little and inaccurate information. The more that is known about one another the less room there is to assume or fear with greater opportunity to connect and have fun.

Street Engagement

We run 3-4 sessions of street engagement most weeks. This involves going out around the village getting to know people with a view to developing philosophical activities 'where people are'. Recent sessions have involved for example, walking the streets and park, visiting the Folk Hall, and attending an open day at the Friends' Meeting House. Activities under development include working with local young people in the park to articulate their views and feelings on the dispersal order for the upcoming conference.
Philosophy4U

Our young people's philosophy group P4U meets weekly for a 'community of enquiry'. Every second week, one of the group members provides the stimulus for the enquiry, and these have included music, collections, and survival strategies. The group also have had 2 recent 'mind and muscle' trips where a physical activity has been the stimulus for enquiry such as a tree-top assault course where young people faced both fear and physical exertion. P4U are currently involved in a film project to collate local views on the recent dispersal order in the village. The young people also regularly volunteer at our events, and are involved in inter-generational activities and trips with residents of Red Lodge.
Red Lodge

A large group of Red Lodge residents enjoy meeting once a month for a philosophical enquiry. We also provide accessible trips based on their interests. We recently took them to Homestead Park for a tour of the gardens and a seminar on the history of Joseph Rowntree and New Earswick at which they all joined in discussing their own facts and bits of knowledge about the village. A few months ago, we had an evening out to the theatre with Red Lodge residents and the P4U young people's group. The topic of the play took a surprising and potentially controversial turn part way through, which stimulated a great philosophical enquiry at a later date! The trip was enjoyed by all who attended. We were invited to be part of the Red Lodge summer fete where we had a bus display and our P4U young people came along to promote the project to adults in the village.
Community Performance

The community performance 'This Is Us' was a great success in drawing together the community to celebrate their village. The performance included an inter-generational drama piece from the community philosophy project that involved community members from Red Lodge, Girl's Brigade, our community volunteers, and our young people's group (P4U). The sketch was designed by those involved (with a little external script-writing expertise), and involved the adults and young people playing reverse roles to explore how the village has changed over time, and challenge through humour some of the stereotypes the older and younger generations hold about each other. We also hosted the poster design competition for the event judged by community members in the Folk Hall, and won by 2 of our P4U young people.
Girl's Brigade

We are currently running a philosophical enquiry once a month with children attending the Girl's Brigade. We are also working on opportunities to get them involved in inter-generational activities including the possibility of a drama performance.
New Earswick Primary School

We have been running an after-school club at the primary school weekly since April. This is a chance for pupils that the school identify as 'gifted and talented' to get together and develop their philosophical discussion and thinking skills. We are planning to introduce some adult volunteers into the club this term to add an inter-generational dimension. We are also planning to bring some secondary school pupils into the group later in the year to ease the transition for those moving onto secondary school next year.
Joseph Rowntree Secondary School

We have a well-attended lunch club at the secondary school for pupils who want to know more about philosophy. We also have a slot this year in the Year 8 PSCE curriculum using the 'community of enquiry' structure to host lesson-time sessions on Respect and Relationships.
Community Volunteers

Two of our community volunteers have completed SAPERE's level 1 course in facilitating the 'community of enquiry', and have already put their skills to use in facilitating philosophical enquiries for us at the JRHT annual meeting. This term we are introducing adult volunteers into our work in the schools to add the inter-generational dimension as well as aid the practicalities of hosting enquiries with classes of 30 pupils.
Community Barbeque

We had a very successful community barbeque back in July, despite having to move it to the Folk Hall due to bad weather - 170 people of all ages came along and joined in with the activities and conversation. As part of the event we had a tile painting activity - the start of contributions for a community tile mural. An interesting discussion took place about perceptions of young people within the village, and the needs of different groups. Conversations that took place with community members, for example about how they would like to see groups on offer for adults to socialise, have influenced our subsequent planning of events and activities.

Conversation Corner
Over the summer months we had some enjoyable Saturday afternoons on the village green for Conversation Corner, engaging in conversation and activities with adults, young people, and children from the village. As part of this we have talked with residents about how they would like to see more activities on offer for children in the village where they can come and talk while their children take part.
Around The World

In August we hosted 'Around the World in 2 Days' - two themed evenings on China and Spain - thinking about their role as places of immigration and emigration for York. These evenings involved sampling foods and crafts from the countries, and talking about their culture and traditions. Guest speakers and artists included Suna Xie on China, and Sylvia Echarri De Carr on Spain. Following feedback from those attending these events we are working to set up a planning group to organise 2 more events on Africa and India.
Inter-generational Story-telling

We are involved in the library's weekly story-telling sessions with children and parents. We host some of these sessions, encouraging parents to allow their children to discuss and question stories while they are reading together. Through our meetings with CoYC staff, they have expressed an interest in involving our 'community of enquiry' approach in their city-wide literature festival next year thus we are currently discussing with them the idea of hosting local New Earswick events as part of this.
Inter-generational Crafts

We have a craft group for parents and children starting in November where they can come along and join in discussion while engaging in a task together. We are starting with puppet-making with the possibility of putting together a puppet show on their interpretation of New Earswick life.
Sports Club

We have looked at several different approaches to re-branding our Philosophy Café's (known as Café Philo) due to low numbers attending. We tried them at different times of day in different venues around the village such as the Folk Hall, Sports Club, and Bowls Club. Our most successful Café Philo was at the Sports Club, and some feedback received at a later event was that those attending enjoyed being able to stay for a drink and further self-sustained dialogue after the Philosophers left. This term we are trialling 3 'quiz nights' at the Sports Club with the aim of providing stimuli for discussion and facilitating the initial dialogue before leaving it to be self-sustained. The first of these events was a sports quiz where the final round was a list of controversial sports headlines for participants to identify the story. These headlines were based around national divisions in sport and were used to facilitate discussion. The November quiz is on music with a similar final round/stimulus for discussion involving controversial lyrics. The December quiz will be a series of interactive collaborative challenges including 'The Prisoner's Dilemma' which involves being strategic whilst deciding the extent to which to deceive others. This is a known stimulus for philosophical enquiries as it brings up issues of collaboration, deceit, and morality.
Dispersal Order Conference

We will be hosting a conference in the village in the new year to disseminate the findings of the dispersal order research to local residents. This event will be structured around discussion groups with the findings acting as a stimulus for enquiry.
New Projects

We have many new projects in the pipe-line including a Women's Group, a People's Interests Group, and an inter-generational film project among others. We also hope to host community street parties in the spring at various locations around the village that will involve community drama as a means of exploring New Earswick life.


Contact the project.

Further information on the background to the project

mercoledì 23 settembre 2009

Asio4all risolti problemi di latenza con VST

Questo simpatico programmatore ( Michael Tippach) ha risolto un problema che affligge coloro che usano strumenti VST su schede audio non professionali: la latenza. Questa è il ritardo che intercorre tra il segnale MIDI inviato al programma sequencer (Cubase, Nuendo, etc..) e la produzione del suono da parte del VST impiegato (Halion, Kontakt, virtual synth o altro). La latenza è ineliminabile ma si può ridurre di molto fino ad essere accettabile, cioè non percepibile.
Il driver ASIO4all è gratuito e freeware. http://www.asio4all.com


In pieno spirito orizzontale Michael scrive nelle Faq-

Q: Is there a way to contribute to the ASIO4ALL development effort? I haven't found a "Donate" button, but I'd like to make a donation!

A: I have received quite a number of these kind offers from people. First of all, thank you for this! It gives me hope in a society where, according to some who unfortunately appear to be running the show, virtually every aspect of human interaction is dictated by the laws of marketplace economy, shareholder value and whatnot, essentially excludiung the possibility of someone willing to give away money or other valuables to a total stranger where there is no obligation at all! Anyway, even though I deeply despise some aspects of capitalism, so far I managed to do fairly well, financially. Thus, if your resources are limited, they are best spent on buying one or the other essential piece of gear to support your music. If, OTOH, there regularly is some drinking money left in your pocket at the end of the month, and you feel that more drinking is not going to improve your quality of life, you are free to donate to one of the few non-SCAM organizations that strive to improve or even save the lifes of folks who could really use a little help - as a matter of understatement. Another reason is - even though it might not actually mean that - accepting donations would give me a sense of owing to people - removing the aspect of a recreational activity from the project at least somewhat. Oh yeah: And if you are what could be referred to as "wealthy" and you absolutely feel that my name should appear in your last will, feel free to contact me at any time of the day, any day...

giovedì 9 luglio 2009

yoga libero a villa pamphili # 11-12 LUGLIO 09

Sabato 11 e domenica 12 giugno yoga a villa Pamphili. Per chi vuole partecipare l'appuntamento è per le ore 10 davanti al bar della villa (ingresso via Vitellia-via Leone XIII); per vostra comodità portate un telo o un materassino. Chi può, ci avverta che viene, sul blog, alla mail slvfiori@yahoo.it o al tel. 393 9120085

fla+Silvia+Vale


Visualizzazione ingrandita della mappa

lunedì 6 luglio 2009

Lavoro cooperativo in politica. COXSA?

Ho trovato un simpatico articolo su POSSE sull'organizzazione aziendale della militanza rivoluzionaria negli USA.... potremmo prenderlo in considerazione per i nostri incontri, che dite?

http://www.posseweb.net/spip.php?article150 di Stefano Sensi

Cambiare le regole del gioco?
Qui da noi, negli US, le cose, sotto il profilo organizzativo sembrano funzionare un po’ meglio. Senza perderci in quelle che possano essere le matrici filosofiche/ideologiche della questione, i compagni non sono solo, di fatto, più pragmatici e fattivi, ma anche più motivati. Il modello organizzativo più diffuso, il consensus model *, decisamente aiuta. La partecipazione é sentita, la leadership é realmente condivisa. Si fa largo uso della rotazione e si evitano pericolose cristallizzazioni del potere decisionale nelle mani di pochi. Quando ci si riunisce lo si fa con dei goals organizzativi da raggiungere e di solito, at the end of the day, gli obiettivi vengono conseguiti. Ben pochi di noi fanno politica a tempo pieno. Molti hanno lavoro, figli, famiglie a/da cui rubano/liberano tempo. Nelle poche ore in cui si vede settimanalmente, é imperativo riuscire a fare il più possibile. La discussione é intensa ma fortemente contingentata, ma il momento della riflessione filosofica e, perchè no, ideologica é spesso separato. Quando si vuole mettere sul tavolo questioni che più squisitamente interessano il quid ontologico del nostro agire si sceglie di farlo con altri formati, spesso più gioiosi, come per esempio lunghe, interminabili queste sì, serate/notti a casa di qualche compagno. Ma come funziona il consensus model? Attraverso il consenso, il gruppo lavora sulle proprie differenze, lima i contrasti, cerca di raggiungere una posizione reciprocamente soddisfacente e che sia soprattutto la reale espressione di un sentire comune. La partecipazione é incoraggiata, ogni compagno viene invitato a proporre/modificare/interagire. Si evita che una singola persona o un sottogruppo tengano in ostaggio il gruppo intero. Si incoraggia l’espressione di differenti soggettività e si rimuove quel così frequente senso di alienazione, rispetto alle decisioni prese, che caratterizza modelli assembleari in cui si decide tramite votazione. Si produce, una forte responsabilizzazione dei singoli individui e, soprattutto, si incentiva una forte determinazione da parte di tutti ad implementare le decisioni prese, in quanto sentite come “proprie”. Come ci si organizza? Alcuni ruoli chiave garantiscono il funzionamento di riunioni e assemblee. A rotazione, punto assai critico, questi ruoli vengono esercitati da ogni partecipante. Il facilitator favorisce l’interazione fra le persone e disincaglia la discussione laddove questa si areni su issues che sono off topic. Fondamentale é che il facilitator non eserciti nessun controllo su quelli che sono i contenuti delle discussioni ma coordini soltanto lo svolgimento delle “danze”. Un maestro di cerimonie, insomma, che agisce in maniera “metasistemica” facendo in modo che le temporanee e sempre mutevoli /interazioni/alleanze/collisioni che si vengono a creare fra i vari sottosistemi non portino alla distruzione del “sistema” meeting ma vengano, al contrario, armonizzate e convogliate al raggiungimento di un obiettivo comune. Altro ruolo di cruciale importanza é quello del note taker che verbalizza quanto avviene durante la riunione e permette un’analisi, a posteriori e “a freddo”, di come si sia articolata la discussione e di quali dinamiche personali e di gruppo abbiano attraversato il meeting. Il time keeper fa si che i tempi dei singoli interventi, così come il tempo dedicato ai singoli topics in agenda, vengano rispettati. C’é infine un vibes-watcher, una sorta di “termometro”, del gruppo che aiuta il facilitator nel valutare quali siano gli umori generali del gruppo ed individua possibili aree problematiche. I vibes-watchers pongono particolare attenzione, per esempio, a che discussione e processi decisionali siano gender balanced assicurando una partecipazione paritaria. Un aspetto questo che, in Italia, mi pare quanto mai critico visto l’ancor troppo frequente monopolio maschile.

venerdì 3 luglio 2009

Circolo Epicureo a villa Pamphili - 12 luglio - la Ragione

Nella forma del circolo epicureo, (riunione filosofica informale e orizzontale) vorrei affrontare un tema che mi dà da pensare ultimamente. Stimolato dalla lettura di alcuni testi quali L’eclisse della ragione di Max Horkeimer, Un'etica per la politica di Bertrand Russell e Della certezza di Wittgenstein, avrei piacere di confrontarmi con voi sul significato di RAGIONE e della possibilità di Libertà che ne deriva. I due temi , infatti sono molto legati, dove non c’è ragione, è forse impossibile che ci sia libertà, almeno questa è l’idea di alcuni pensatori, per altri invece, esattamente il contrario.

Non ho intenzione di fare una conferenza ma, cercando di definire nei termini del linguaggio comune, quali sono i vari possibili modi di interpretare questi termini, cercare di capire se una “ragione” oggettiva e non strumentale esiste e quali soluzioni ci suggerisce. Si tratta insomma di cercare di capire se possiamo dire con certezza che “qualcosa è meglio di qualcos’altro” senza che l’interesse ci si metta di mezzo. Se quindi, ad esempio, una critica al capitalismo sia possibile da un punto di vista razionale e non soltanto religioso o utilitaristico.

Se riuscissimo in questo intento, che può sembrare velleitario ma non lo è assolutamente, renderemmo un grande servigio a quelle masse di rassegnati al totalitarismo, costretti a pensare oggi che la ragione non è che la faccia istituzionale del potere economico.

Proporrei come luogo villa pamphili per il giorno Domenica 12 luglio... ore 15,30 alla villa storica...

Matteo X

lunedì 18 maggio 2009

Ne vedrete delle belle - san francisco 2009 - Bay to Breakers


ciao miei cari,
vorrei passare del tempo con voi a discutere dei mali del mondo,
oppure fare come ogni viaggiatore che si rispetti
e intasare il blog di commenti e foto
ma il computer che mi so' portata è un maledetto macinacaffè
e la mia fotocamera è finita nell'oceano ed è totalmente rotta e piena di sabbia, così come il telefono..

Considerate però che questa domenica cadeva il Bay to Breakers, manifestazione nella quale è tradizione MILLENARIA vestirsi con costumi scemi e camminare fino all'oceano il piu'ubriachi possibile, per cui la mia scarsezza di riflessi era un pochino giustificata.. e poi chi se l'aspettava l'onda anomala?

Se chiedi ai ragazzi l'ORIGINE o il SENSO del Bay to Breakers non te lo sanno dire, ti guardano pure un po' strano perchè è evidentemente una domanda stupida. E poi qui come in tutte le grandi città, poca gente è originaria del posto, per cui le tradizioni sono tutte QUI e ORA. Ufficialmente si tratta di una maratona, con tanto di pettorine numerate e premio al vincitore, ma solo una minima parte partecipa ufficialmente; per il resto è un gran bere e far festa per le strade, un'ottima occasione per iniziare con birra e screwdriver alle sette e trenta del mattino, denudarsi alla brezza della baia e insomma divertirsi un sacco e fare un gran casino. io mi so tagliata, almeno fino all'arrivo all'oceano con conseguente assassinio di 500euro di tecnologia nuova di pacca. Per la cronaca appartenevo al cattivissimo gruppo dei ninja neri antagonisti di karate kid, e un sacco di gente mi fermava per dirmi cose incomprensibili ma tanto eravamo tutti 'mbriachi per cui andava bene così. Questo e`un paese di entusiasti, e proprio ci rimangono male quando a Roma li si guarda strano per le urla e il casino, che sennò che senso ha divertirsi?


Nell'attesa di sapere che ne sarà delle mie foto, ho trovato queste in rete, sono dell'anno scorso ma rendono abbastanza bene l'idea. 'Sti americani sono dei maledetti sporcaccioni ed era pieno di nudisti tra cui parecchi vecchietti panzuti e flaccidi col bene al vento;

tuttavia considerando il caldo da record che ha fatto ieri, era pure comprensibile..




PS: il telefono è ufficialmente andato, e il riparatore ha definitivamente finito di romperlo aprendolo con malagrazia, con mia grande amarezza.
Per la fotocamera a questo punto nutro pochissime speranze..

venerdì 15 maggio 2009

Plenaria del COXSA

Indico la plenaria del COXSA per quando vi pare, dove vi pare.
chi ci sta metta il dito qua sotto.
Ordine del giorno.
- Sovvertire l'esistente.
- costruire rapporti sociali basati sull'orizzontalità.
- progettare un mondo migliore per noi e per tuttx.
- stabilire un piano di avanzamento per la conquista della realtà.

Matteo X

mercoledì 22 aprile 2009

biutiful gamers

A tuttX
sto organizzando con altre persone questa iniziativa
Siete chiaramente tutti invitati, sarà interessante soprattutto per chi non conosce il film... ma anche per chi lo ha visto, ci sarà la regista e gli autori della colonna sonora suoneranno con strumenti stravaganti autocostruiti...
flascox

30 aprile 2009
BIUTIFUL GAMERS
Zona Rischio - via di Pietralatella (senza numero civico)

ore 20,30 proiezione del film BIUTIFUL CAUNTRI
#Come in un reportage di guerra si racconta
la violenza sotterranea ed invisibile delle ecomafie

# Menzione speciale al Torino Film Festival
# Nastro d'argento 2005 come miglior documentario


A seguire
Riflessioni con
-Esmeralda Calabria e Peppe Ruggiero (autori del film)
Partecipano:
-SdL AMA
-Coordinamento contro l'inceneritore di Albano
-Rete regionale rifiuti

Ore 22,30 concerto
GAMERS IN EXILE
Autori della colonna sonora del film
http://www.myspace.com/gamersinexile

mercoledì 8 aprile 2009

Terremoto in Abruzzo

Ciao a tutt@
Io domani ho intenzione di fare un po' di spesa da inviare in Abruzzo.
Ci sono centri di raccolta in diversi posti in città., almeno fino a venerdì.
Se qualcuno vuole contribuire mi faccia sapere, posso anticipare io.
AGGIORNAMENTO
Preso:
10 pacchi pannolini (x22 pezzi ciascuno)
2 pacchi teli (x 10 pezzi ciascuno)
10 pacchetti di salviettine igieniche
7 confezioni di omogeneizzati (X 4 barattoli ognuna)
numero imprecisato di pappine alla frutta
+ giochi vari
Il tutto consegnato ieri sera ai Magazzini Popolari di Casalbertone, che partecipano al campo allesito a S. Biagio, a 7 km da L'Aquila.

393 9120085
flasco74@yahoo.it
Flask

mercoledì 1 aprile 2009

Il 4 aprile funerale in piazza.


L'iniziativa è stata delle più deprimenti. Ad una bella manifestazione, partecipata da circa 1 milione di persone che hanno sfilat
o nell'estrema speranza di veder cambiare direzione il vortice di merda che sembra destinato a portarci al fondo, corrispondeva l'assurda calma serafica del maziano Epifani che gettava acqua dal palco a spegnere quelle fiammelle di bandiere rosse al vento. Una siringata letale e ultima di morfina nei coglioni del popolo dei lavoratori, degli immigrati, dei precari e degli studenti, che vedrebbero volentieri lui e l'altro campione delle conquiste dei lavoratori (W) , come tutta la dirigenza del sindacato, andare finalmente a fare volontariato in Africa, possibilmente nelle zone più colpite dalla malaria, lasciando le poltrone a qualcuno di quegli operai colpiti dai recenti licenziamenti. Confideremmo nel senso di moderazione e di fraterna concertazione che tali compagni operai mostrerebbero nelle trattative (ma le trattative non si fanno dopo le lotte?) con il padronato e il governo.
Mai come ora è stato chiaro a tutti, che i più fedeli esecutori delle direttive del governo, per la dismissione della CGIL come sindacato padronale dalla definizione degli accordi tra le parti sociali, sono i sindacalisti stessi. Ringraziamo pertanto il partito dei Parlamentari di destra e sinistra, come dei giornalisti di destra e sinistra, come degli industriali di destra e sinistra, di aver aggiunto un altro successo alla già lunga lista di obiettivi che Licio Gelli in anni non sospetti aveva proposto come necessari all'applicazione della rinascita della democrazia in Italia: la dismissione dei sindacati confederali.
"

3) Per quanto concerne i sindacati la scelta prioritaria è fra la sollecitazione alla rottura, seguendo cioè le linee già esistenti dei gruppi minoritari della CISL e maggioritari dell'UIL, per poi agevolare la fusione con gli autonomi, acquisire con strumenti finanziari di pari entità i più disponibili fra gli attuali confederati allo scopo di rovesciare i rapporti di forza all'interno dell'attuale trimurti.

Gli scopi reali da ottenere sono:

a) restaurazione della libertà individuale nelle

fabbriche e aziende in genere per consentire l'elezione dei consigli di fabbrica con effettive garanzie di segretezza del voto;

b) ripristinare per tale via il ruolo effettivo del sindacato di collaboratore del fenomeno produttivo in luogo di quello illegittimamente assente di interlocutore in vista di decisioni politiche aziendali e governative.

Sotto tale profilo, la via della scissione e della successiva integrazione con gli autonomi sembra preferibile anche ai fini dell'incidenza positiva sulla pubblica opinione di un fenomeno clamoroso come la costituzione di un vero sindacato che agiti la bandiera della libertà di lavoro e della tutela economica dei lavoratori. Anche in termini di costo è da prevedere un impiego di strumenti finanziari di entità inferiori all'altra ipotesi."(piano di Rinascita democratica)






Prove del Bloco de Roma!

4 APRILE 2009

CASALE MICHELE TESTA - VIALE FILIPPO DE PISIS 1 (TOR SAPIENZA)

ORE 10-14

Amici del Bloco,

in questi giorni ci siamo organizzati meglio per riuscire a fronteggiare nuovi progetti e per rilanciare le attività del Bloco. Ci siamo divisi i compiti: chi si occupa della produzione, chi della comunicazione, chi della didattica, ecc. Cerchiamo di costruire una buona struttura che possa coordinare le bande romane in un progetto più grande di ognuna di loro. Quindi capiterà che non sempre troverete tutti i direttori assieme: quelli che non vedrete stanno comunque lavorando per il bloco, risolvendo questioni ben più spinose di un ritmo brasiliano. Questo perché è importante tentare di far nascere a Roma una realtà popolare più che un semplice gruppo di percussionisti. Non vediamo l’ora che arrivi il caldo per fare delle prove aperte in luoghi che ci daranno una buona visibilità. Accanto a noi verrà gente a danzare, non professionisti ma persone che si vorranno divertire approfittando dei bei ritmi che nel frattempo avremo costruito. Danze, canti, fiati, ognuno avrà spazio. E’ quello che accade in ogni prova in Brasile: da un lato la banda, dall’altra i danzatori, i fiati in un altro, i cantanti a dirigere. E’ un bell’obiettivo perché nascerà dalla gente della nostra città. Ora per ammaliarli un po’ abbiamo bisogno di ritmi e percussionisti già formati come voi. Presto apriremo dei corsi per reclutare nuove leve.

Il 4 aprile al casale Michele Testa, sede di sambamarea, viale Filippo De Pisis 1 (Tor Sapienza), dalle 10 alle 14 presenteremo un samba-reggae, ma anche una nuova didattica che vi offrirà il meglio delle varie scuole di roma. Accanto ai ritmi cureremo le tecniche di esecuzione, il coordinamento del corpo, risveglieremo tutte le capacità necessarie non solo a suonare ma a coinvolgere la gente che ci vedrà sfilare. Preparatevi quindi a una prova nuova, mettetevi in gioco, invitate gli amici a vedere. E venite sportivi, che si fa pure riscaldamento!

La prova è solo un esempio della nuova organizzazione del Bloco de Roma. L’idea di strutturarci al meglio delle nostre possibilità è dovuta anche al fatto che abbiamo un progetto importante da portare avanti con Sambitalia. Contando su una buona struttura alle spalle, ogni scuola romana non avrà necessità di coordinarsi singolarmente con Sambitalia, i compiti saranno alleggeriti per tutti. Così potremo prendere due piccioni con una fava: il Bloco de Roma e la possibilità di andare a Rio con Sambitalia. Mica male, no?

Dateci una mano allora, offrite la vostra disponibilità al Bloco, che siate percussionisti o contabili, cantanti o organizzatori, c’è bisogno di tanta gente. Costruiamo le basi per far nascere una realtà popolare che vada avanti da sé! Non sarà facile, come sempre. Ma in cambio non vi diamo solo il Bloco, c’è pure la speranza di Rio de Janeiro!

Os mestres

martedì 24 marzo 2009

Progetto velico.


Assieme Al Giulianone abbiamo comprato una deriva a vela ( un 470, vedi la foto, + o -) per navigare la prosima estate.
Ora si trova a Torvajianica pronto a navigare.
Chi fosse interessato a partecipare ad uscite orizzontali si faccia avanti.

Possiamo prendere in considerazione affiliazioni ad una proprietà collettiva gestita in modo autonomo (le spese di gestione sono minime).
L'idea che lanciamo già da ora per l'estate è di veleggiarci fino alla toscana facendo del campeggio nautico lungo le coste. Per la serie VIAGGI INCREDIBILI!!
Possiamo costituire un gruppo di 6-8 persone seguito da una o due macchine, e magari affiliare un'altra barca...

MAtteo e Giuliano.

sabato 21 marzo 2009

Gruppi Decrescita o COXSA?

Ci sono questi gruppi per la decrescita, che ne pensate di intervenire e andare a vedere. La X Aurelia c'è andata e dice che sono tipo COXSA... si potrebbe dare un occhiata..vediamo quand'è il prox incontro..


DELLA DECRESCITA (di Daniela Degan)

decrescita daniela latouche

Vi riporto alcuni spunti sulla questione "Decrescita" esponendovi, oltre alla definizione, la considerazione che si possa vivere senza aumentare. In un altro articolo, che vi invierò in seguito, vi segnalo i quattro livelli su cui agisce il processo della decrescita, come ci è stato spiegato da Serge Latouche, Mauro Bonaiuti ed altri pensatori. L'argomento ancora studiato e trattato da pochi, tuttavia appare di attualità, vedi per tutto il problema TAV, espressione trasversale delle teoriche economiche novecentesche sviluppiste e che devono essere riviste quanto prima se vogliamo "Sopravvivere allo sviluppo".
Il tema si inserisce in un panorama più vasto che comprende anche i temi della Povertà e dello Sviluppo.

DELLA DECRESCITA di Daniela Degan

DEFINIZIONE DI DECRESCITA

“Vivere più semplicemente così che anche gli altri possano semplicemente vivere”

La definizione più bella che ho trovato scritta dal Mahatma Gandhi, consente al nostro immaginario di fare subito un collegamento tra le risorse, molte, predate dei pochi, e quelle che spettano, quando spettano, in misura minima, ai molti. Riequilibrare, ristrutturare, rilocalizzare, ridistribuire, riciclare, eliminare l’abbondanza, ridurre gli oggetti inutili e dannosi per il nostro mondo, non devono essere viste, queste azioni, come un grande sacrificio, ma semplicemente un modo, una maniera per uscire dal meccanismo perverso del consumo per il consumo e consentire alle persone di “sopravvivere allo sviluppo”.
Nella società moderna sviluppista abbiamo assistito ad un meccanismo molto semplice dove la dignità dell’uomo decresceva, tanto più cresceva la produttività della “megamacchina” (e naturalmente il profitto delle aziende produttrici, quasi sempre trasnazionali). Ora il movimento della decrescita chiede di invertire la rotta, con l’obiettivo importante dello sviluppo dell’umanità visto come una nuova creatività della vita umana. Ciò che si mette in discussione sono tutti quegli oggetti inutili che il “consumatore” viene stimolato a comprare, ma che sostanzialmente riducono profondamente la sua capacità di assorbire la felicità dall’ambiente circostante.

E’ per tale motivo che preferisco parlare di decrescita felice e anche di sobrietà creativa.

PERCHE’ UN NON SVILUPPO?

Perché la biosfera è un sistema chiuso. Se da un punto di vista economico, nulla si oppone alla crescita continua del reddito, dei consumi e della produzione, per ciò che riguarda i sistemi biologici e gli ecosistemi non si può tendere alla massimizzazione delle variabili, ma anzi questi sono sottoposti a limiti. Le soglie nel mondo biologico non possono essere valicate, il rischio che si corre è mortale.
Dobbiamo tenere presente che ogni attività produttiva comporta l’utilizzo irreversibile di energia e come ogni processo umano, a differenza di quelli non umani, fanno aumentare la massa di materiali che entrano nella biosfera, provocando un rigonfiamento della tecnosfera (universo degli oggetti creati) e fanno aumentare l’immissione nell’ambiente delle scorie in quantità e di composizione chimica che le rende non più utilizzabili da altri esseri viventi e dagli stessi umani.
Oppure perché lo sviluppo economico non è più sostenibile, perché le risorse a disposizione dell’uomo sono limitate, perché dopo tanti anni ci si è resi conto che l’impronta ecologica non è un esperimento eccentrico di qualche studioso, visto che abbiamo un solo pianeta, ma che viviamo con un ritmo tale da andare ben oltre tale limite.
(Stati Uniti d’america: occorrerebbero sei pianeti, per l’Italia quattro pianeti)
Dicevo quindi che il mondo è finito, ma Gorge W. Bush dichiara che la “crescita è la chiave del progresso ambientale (…) è la soluzione e non il problema”.

SI PUO’ VIVERE SENZA AUMENTARE?

A questa domanda si può rispondere di si, ma la scelta non deve essere una scelta obbligatoria, deve essere ragionata, pensata e motivata. Il nostro immaginario collettivo è stato per lunghi anni colonizzato dalla società dei Consumi, dalla Economia e dal Mercato. Considerati icone del vivere moderno, il mercato, il consumo, l’economia, hanno in realtà promosso uno stile di vita, generando figli – consumatori “servili e sottomessi” che prescindono dallo sviluppo della persona. La società dei consumi ha modificato i bisogni della popolazione, dando priorità a beni imposti dal mercato, attraverso la pubblicità, ha esposto gli utenti all’abbrutimento davanti alla televisione, ha preferito il mero divertimento al posto di rappresentazioni di carattere culturale, ha consentito l’incremento del consumo di psicofarmaci. Una ricetta prescritta anche ai più piccoli (vedi quello che succede negli Stati Uniti d’America con il Ritalin).

L’Abbondanza, così clamorosamente gestita, ha tuttavia reso minima l’espressione della nostra creatività nella vita umana e quotidiana, delegando anche la felicità all’acquisto incondizionato di merci e prodotti, spesso superflui. Ci si è dimenticati dello sviluppo sociale ed umano, che arricchisce la propria vita interiore e che privilegia la qualità della relazione con se stessi e con gli altri “a detrimento della volontà di possedere degli oggetti che a loro volta” ci possiedono, quasi senza via di scampo. Illich chiama gli oggetti e il mobilio che si continuano a raccogliere nel corso della vita “le stampelle di uno storpio” . Per il benessere dell’umanità si deve quindi cercare di vivere in pace, in armonia con la natura, non cedere alla propria violenza, contrastare la dipendenza alle cose, avendo come fine il raggiungimento della propria forza interiore.

La decrescita deve quindi essere coniugata con la nonviolenza.

I principi di Gandhi sono stati considerati di difficile comprensione, ma la realtà di fondo dipende dal fatto che il pensiero e gli insegnamenti del Mahatma non tollerano la presenza di intermediari o di un sistema centralizzato, e quindi i pianificatori, i manager e i politici si sentono esclusi. Questo aspetto è caratteristico delle economie informali, delle società vernacolari, e nella decrescita.

Scrive Illich in “Nello specchio del passato”: (…) L’uomo comune capisce benissimo che i giusti mezzi portano al giusto fine. Sono solo coloro che hanno un qualche interesse costituito che si rifiutano. I ricchi non vogliono capire. (…) e le loro modalità di consumo li hanno resi ciechi alla verità.”

Testi consigliati.

Libri che vi consiglio di leggere:
La Convivialità di IVAN ILLICH (1972)
Scritti Corsari P.P. PASOLINI
Sobrietà - di Francuccio Gesualdi
Decolonizzare l'immaginario - di Serge Latouche
Sopravvivere allo Sviluppo - di Serge Latouche
Giustizia senza Limiti - di Serge Latouche
Obiettivo Decrescita - di Mauro Bonaiuti
La decrescita felice di Pallante

domenica 8 marzo 2009

"adbusters": dateci un occhio

Mi una rivista simpatica, ecosolidale/anticonsumo/critica....

se non la conoscete dateci un occhio:
http://www.adbusters.it/pages/blog.php

ciao e buona lettura a tutti,


verderame

domenica 22 febbraio 2009

1 marzo CARNEVALONE LIBERATO a Poggio Mirteto




Domenica 1 marzo si svolge il tradizionale Carnevale per celebrare l'autoliberazione di Poggio Mirteto dallo Stato Pontificio. Musica e festa in piazza dalla tarda mattinata fino a sera.
Sito



Ecco una rappresentanza del COXSA: Il patriarca biblico e una delle sue 200 mogli, con il sacedote, l'elfo dei boschi, la ninfa primavera

venerdì 20 febbraio 2009

Ritorno in Pernambuco - 2009 - Brasile

Sono passate solo due settimane e trovo Recife tutta colorata e pronta per il carnevale. Impalcature, festoni, il galo da madrugada, palchi ovunque. Sembra tutto quasi pronto.



Olinda scoppia di iniziative e concerti. Come arrivo faccio in tempo a sistemare le mie cose e vado subito sotto casa. Suona Paulinho da Viola, grandissimo cantautore di samba carioca. Il concerto è strano: i brasiliani ascoltano appena la musica che proviene dal palco, quel tanto che gli basta per cantarci sopra e fare festa. Cantano, gridano, si agitano, ma per me Paulinho è una sorta di De André, merita un ascolto attento. Di fatto non riesco a godermi molto il concerto: l'audio è pessimo e la folla sovrasta la musica. Il bagno di folla me lo farò un altro giorno. Leggo il programma del carnevale: 65 pagine di iniziative, tutte interessanti. Sarà dura scegliere. Ma so già che quello che più mi interessa sono le prove, non gli spettacoli ufficiali. Durante le prove si respira un'energia pulita, libera da tutte le ansie della sfilata per le strade del centro, senza costumi, più autentica, nella cornice dei quartieri popolari. Per questo decido di andare nel quartiere Pina per assistere alla prova generale di Maracatu Portorico.
Ma prima vado a fare una visita dentistica: 3 carie e pulizia dei denti: 80 r$. Felice dell'affare mi dirigo al centro, dove la mia amica Tauà sta dando lezioni di danze popolari a due mie amiche di Roma, Nicla e Tiziana. Rimango colpito quando scoprono che provano i passi di maracatu sulla base della Caracca, un vero onore per me. Finita la lezione prendiamo un taxi e arriviamo al terreiro dei Portorico. L'aria che si respira lì è proprio confortante: povertà e accoglienza totale. La mae di santo mi invita a stare sul terrazzo del terreiro, così da poter assistere alle prove da un punto di vista ottimale.


Saluto mestre Chacòn, compro il loro ultimo disco e mi allontano sapendo che è l'ultima volta che vedrò il quartiere, almeno per questo anno.
Torno a Olinda e prima di addormentarmi mi cucino un pentolone di fagioli ben sostanzioso, una riserva per i giorni folli che mi aspettano.
Oggi vado al centro per assistere alla presentazione del Balé Popular, poi alle 18 nella piazza più grande ci sarà l'apertura uffiiale del carnevale, con Nanà Vasconcelos che dirigerà 600 percussionisti di maracatu. Mi attende il primo vero bagno di folla.

L'avessi mai detto: il bagno di folla si è rivelato un vero bagno. Ha piovuto incessantemente per tutta la notte ma non mi sono fatto scoraggiare. Mi sono accodato alla sfilata di Maracatu Elefante e lentamente ho raggiunto Marco Zero, la piazza più grande del centro storico. Lì Nanà Vasconcelos, in tenuta da santone veggente, dirigeva 14 gruppi di maracatu. Usava sempre lo stesso ritmo e lo stesso stacco di tre anni fa. Finita la presentazione dei singoli gruppi c'è stata la presentazione dei vari prefetti, governatori e governativi. Tutti giovincelli, rispetto ai nostri uomini di potere. Poi fuochi d'artificio e l'inizio del carnevale. Mentre il ritmo del maracatu si faceva via via più presente l'orchestra Bomba do Hementerio sul palco accompagnava con melodie epocali kolossal. In fatto di arrangiamenti musicali non ho proprio gli stessi gusti dei pernambucani. Comunque dopo tre ore di pioggia mi stanco della presentazione: si balla poco e le mani cominciano a squamarsi, per non parlare dei piedi chiusi nella pozza delle scarpe. Ritorno a Olinda, che di sera è piuttosto tranquilla. Passo accanto a un paio di orchestre di frevo e due blocos, ma è poca cosa. Riesco ad arrivare a casa senza grandi intoppi.

Visto il bagno di pioggia, oggi decido di andare al mare a farmi un bagno vero ad Itamaracà. Gleide mi ha lasciato le chiavi della sua casa, dove potrò riposarmi un po' in attesa dello spettacolo di Lia, la più grande cirandeira do Brasil. Una donna alta e possente con la voce da vecchietto...

Arrivo che c'è un bel sole. Lascio le mie cose a casa e mi dirigo a rotolarmi nelle acque calde del fiume-mare. La corrente è forte e mi trascina centinaia di metri più in giù sulla costa. Mentre torno a casa trovo Nicla e Tiziana, due mie amiche di Roma, che girano per il caseggiato quasi disperate. Le avevo invitate ma non avevo loro notizie da un po'. Che bello! Andremo al carnevale di Itamaracà insieme.




Col buio riprendiamo la barchetta, oltrepassiamo il fiume, che con la bassa marea è diventato largo una decina di metri e come scendiamo sull'altra sponda inizia a piovere. Incessantemente. A tratti ci muoviamo finoalla piazza del paese. E' pieno di gente che sembra in attesa di qualcosa, hanno tutti voglia di divertirsi ma non è che ci sia nulla di speciale. Il palco è ancora da sistemare. Capiamo che a causa della pioggia Lia non farà il suo spettacolo. Pazienza, ancora una volta. Il ritorno è delirante. La pioggia si intensifica mentre raggiungiamo la sponda del fiume. Troviamo uno sbarramento d'acqua di 100 metri almeno. E' mezzanotte e non c'è nessuno. Per fortuna almeno ha smesso di piovere. Iniziamo a chiamare il traghettatore ma niente, nessuna risposta. Passa mezz'ora, i piedi affondati nel fango a scrutare l'altra sponda per vedere segni di vita. All'ennesimo strillo sentiamo udire una vocina. Dopo 10 minuti appare il tanto acclamato Jorge, un po' arrabbiato perchè stava dormendo e ci chiede tariffa quadrupla: 2 r$ a testa. Felici di aver sfangato la notte nel fango saliamo sulla barchetta che, a causa della pioggia e dell'alta marea, ha difficoltà a navigare. Non ci sono remi ma solo un bastone di 3-4 metri che il traghettatore affonda per spingere la barca. Nel punto più profondo il bastone affonda quasi del tutto. Jorge allora comincia a remare col bastone e lì capisco che stiamo messi male. In quel momento scoppia l'acquazzone più intenso di tutta la sera, con noi in mezzo al fiume. Quando stiamo per approdare iniziamo a ridere per la disperazione. Arriviamo a casa correndo, per combattere un po' il freddo della sera e dell'acqua che ci portiamo addosso.

La mattina piove. E quindi mando a monte il viaggio a Nazaré da Mata. Alle 14 ci aspettava una prova di maracatu nei campi di canna, ma non è il caso. Torniamo stanchi a casa. Mi ricarico un po'. Stasera il programma carnevalesco annuncia: spok frevo orchestra, manu chao, lenine, coco raizes de arcoverde, siba veloso....

Di tutti questi sono riuscito a vedere solo Coco Raizes e Lenine. Ma quanto danzo bene il coco!!! Sono un improvisatore stimato! Alla fine del concerto ho consegnato il demo della Caracca a Iran, la cantante. Oggi li vado a trovare per parlare con più calma. Ne approfitto per comprare un po' di tamancos -zoccoletti- per la banda.

Le strade di Olinda scoppiano di gente che si diverte: sembrano tutti impazziti e non è che ci sia nulla di incredibile che favorisca questo sfogo ma tutti liberano le loro energie.

La birra scorre a fiumi, non si riesce a danzare ma solo a fare passetti tipo marcetta. Qualche banda di frevo ogni tanto passa a incrementare le forze con il suo repertorio di classici che è sempre lo stesso, saranno 5-6 pezzi ripetuti all'infinito. Io a danzare da solo in mezzo alla birra non mi ci trovo tanto. Proverò domani a seguire una banda.





Mi rendo conto che il carnevale funziona se sei in un gruppo, che ti permette di tirar fuori delle energie per poi metterle in comune con altri gruppi ed allargare la follia. Ma da solo dovrei buttarmi nella mischia già bello ubriaco e sciolto per riuscire a familiarizzare. Ma non mi sento così impulsivo: mi piace scegliere le amicizie, curarmi delle persone e conoscerle bene. Qui è il contrario, è una sorta di parentesi da quello che si è. Come mi ricorda una canzone di Chico Buarque, tutti interrompono il filo della loro vita quando passa la banda, che sospende tutto e tutto rimette in gioco. I brasiliani lo sanno da tempo ed è per questo che si fanno trovare già pronti, al punto che la banda, passa o non passa, loro sono già a festeggiare. Sono loro il centro della festa, non c'è bisogno nè di musica nè di danza. Che comunque non guastano di certo.

Sconfitto dalla prova carnevalesca, decido di fare un po' lo spettatore e mi vado a cercare qualche evento carino. Tipo l'incontro dei maracatu rurali a Tabajara, periferia di Olinda. Arrivo lì ed è una festa di colori, nonostante il brutto tempo. Ogni maracatu a turno occupa la piazzetta e sfila, mostrando le sue fantasie colorate. Scatto molte foto belle, ma io ne sono proprio al di fuori.



Non è come le sambadas, dove si può intervenire danzando. Qui loro sfilano e tu guardi. Un esperienza troppo staccata. Comincio a percepire gli estremi della partecipazione al carnevale: o ti butti nella folla disordinata o rimani fermo a guardare il gruppo ordinato. Qualche via di mezzo l'ho trovata solo nei concerti di coco e ciranda, dove si danza in un certo stile, che facilita un'interazione più profonda tra i partecipanti. Mi manca la roda, il circolo, dove poter entrare e uscire, facendomi conoscere e conoscendo gli altri. Sembra una situazione troppo delicata per questo carnevale di puro sfogo. Così decido di tornare a casa, andare a letto presto e vedermi un filmetto.

Riposato, il giorno seguente mi dirigo in una zona di Olinda dove c'è il raduno dei bonecos, grandi pupazzi tipici delle sfilate carnevalesche. Faccio molte foto alla gente e alle maschere, documento tutto per gli amici e parenti, perchè quest'anno ho compreso quanto sia importante per me condividere le esperienze.

Mi ha pesato un po' questo viaggio da solo, ora ne sento la stanchezza. Fossi andato con qualcuno mi sarei divertito di più. E' strano: io, per anni avventuroso solitario, guarda un po' quanto sono cambiato in così poco tempo.

Nel pomeriggio vado nella casa dove sono ospitati i Coco Raizes per suonare un po' con loro. Ne esce un bel pomeriggio ricco di danze, canti e brincadeiras.
La sera concerto allucinante dei Cordel do Fogo Encantado, un gruppo di Arcoverde che unisce lo stile narrativo della letteratura di cordel -una serie di libricini appesi a una corda, da comprare, che trattano argomenti disparati sulla cultura nordestina- a una musica stranissima, difficile da qualificare, comunque molto pesante. La batteria è distribuita su tre persone: uno suona solo i bassi, un altro solo rullante e charleston, un altro piatti, djembe e tamburi vari. Il cantante è un attore molto comunicativo e sulla folla ha un effetto esplosivo. Più volte ho dovuto ripararmi dal pogo violento, trovandomi sempre più immerso nella folla. E nella folla era molto strano ritrovarsi accarezzato da svariate donne, così, solo "per carnevale", nulla di serio, senza conoscersi. Io mi sono un po' imbarazzato ma stavo al gioco, pur senza esserne particolarmente coinvolto. Che pazzia: ognuno si lascia andare agli stimoli più piccoli e futili, c'è chi provoca e fa finta di niente, chi danza e basta e chi tracolla sul marciapiede, ma tutti cantano in coro, quasi a coprire la voce del cantante. Acciaccato torno a casa alle 4 di notte. Ed è dolce svegliarsi mentre fuori piove.

Ultimo giorno di carnevale. Le strade incominciano a svuotarsi, la gente è stanca. Rimangono solo i cronici ancora intenti a bere, ballare e gridare. Ma non c'è più tanta folla. Ma oggi c'è l'incontro dei boi, tutti i buoi, ognuno organizzato come gli va che brincano per il centro di Olinda. Bellissimo: chi ripropone la musica e le danze del cavalo marinho, chi il maracatu rurale, chi prova a ricordare il boi di maranhao, chi invece anima il suo boizinho con il forrò, chi invece sfila senza boi, ma fa gruppo suonando nyabinghi e cantando reggae. Insomma è un ritrovo di brincantes.

Scorro tra un gruppo e un altro, poi cambio via e trovo la sfilata dei gruppi di afoxé che prosegue per un altro cammino. La notte corre veloce tra le stradine di Olinda e la pioggia quasi non si sente.

E' stato il carnevale più piovoso a memoria dei pernambucani. E io mi sono bagnato di pioggia e di sudore come loro, ho danzato, cantato, vagato tra vie impazzite, senza giudizio e senza commenti. Almeno per ora. Una volta tornato avrò modo di ripensare questa esperienza e stilizzare alcune riflessioni che cominciano ad aggrumarsi nella testa. Ma quelle le farò a voce, magari in una festa, per ritrovarci tutti e condividere un momento comune.

Ultimi giorni, trascorsi un po' pigri a fare delle compere turistiche: libri, collanine, ultimi dischi. In serata Elvio e Tauà -una coppia di amici, lui percussionista di Bari, lei danzatrice di Olinda- mi portano a mangiare il bodi, carne di capra, la più amata dai brasiliani. Buonissima. Goloso anche uno spiedino di cuori di pollo, il sapore ricorda quasi le seppioline, ma più intenso. Di ritorno troviamo una banda di vecchietti che suona antiche melodie del canevale. Lì seguo con piacere. Così percorro per l'ultima volta le vie di Olinda, con questa musica nostalgica e dolce che è perfetta per il dopo-carnevale. La città per tutto il giorno sembrava quasi morta. Pigra più che altro. Passeggiare per il centro di Recife è stato altrettanto bello proprio per via di quest'aria, che donava a ogni angolo quel tipo di magia tipico dell'alba.




Ho fatto tante foto, tantissime, circa 1500. La macchina fotografica è stata la mia compagna di viaggio. Il mio mezzo per rimanere in contatto con gli amici e spartire con loro questa bella esperienza.

Dovevo concludere il viaggio con un'esperienza incredibile: la corrida de Umbù, nel profondo sertao, a otto ore di macchina. E' un rituale indigeno che dura due giorni. Mi avevano detto 27 e 28 febbraio, invece era 28 e 1°. Che è il giorno del mio volo per Roma. Mi sono costretto a rinunciare, ripiegando per un'idea altrettanto bella: un ultimo bagno a Itamaracà, tanto per abbronzarmi un po' e godere del caldo delle acque, e in serata la ciranda di Lia, che ancora non sono riuscito a vedere. Macchè..piove anche oggi. Mi sa che rimango a casa, ordino le idee, lavoricchio al computer e faccio le ultime compere. Faccio un pranzo di commiato con gli amici di casa, un pranzo che comincia alle 14 e prosegue fino a notte fonda tra birre e cachaça.



La notte piove intensamente e la casetta di legno mi culla per l'ultima volta. Il giorno qualche compera veloce, faccio la borsa e di corsa all'aeroporto. Sono riuscito a mettere tutto in una borsa, che non sembra enorme, ma pesa 35kg.

Un'ultima foto. Comparativa: io all'aeroporto di Recife e io all'aeroporto di Fiumicino. Ci sono voluti due mesi ma ce l'ho fatta a scrollarmi di dosso tante ansie e difficoltà. Ritorno a Roma carico, con tanta voglia di lavorare e di donare le mie energie a chi mi vuole bene.



FINE


mercoledì 4 febbraio 2009

Maranhao 2009 - viaggio Brasile - secondo

Dopo tre ore d´aereo arrivo a Sao Luis, capitale dello stato di Maranhao. Sono ospite di un fotografo freak e simpatico, Paolo Socha, che senza conoscermi mi dá un giaciglio e le chiavi di casa.
La mattina giro per le stradine affascinanti del centro. Entro nel museo delle manifestazioni popolari e un gruppo di guide fa cerchio attorno a me, che gli parlo del mio lavoro e della renna. Ho colpito nel vivo il loro interesse. Qui a Sao Luis la tradizione del bumba-meu-boi é molto complessa e raffinata. Nulla a che vedere con quella pernambucana. Qui ci sono 120 gruppi di boi, suddivisi in 5 stili differenti. Manifesto la mia curiositá per le feste locali e loro si spargono per gli uffici a cercare informazioni. Ne esce un bel foglietto pieno. Nulla di interessante per la sera, ma non ho fretta.
Pranzo in un ristorante a chilo: paghi il peso delle pietanze, a prescindere da quello che prendi. Mi innamoro di una zuppa di gamberi carnosi, conditi con latte di cocco e patate. Esco sul lungomare e vedo un traghetto invitante. Decido di prenderlo, a prescindere dalla destinazione. Sao Luis é un´isola e il traghetto entra nel fiume enorme. Dopo un´ora arrivo ad Alcantára, una cittadina che sembra bellissima, tipo Olinda. Prima di visitarla chiedo al traghettatore quando parte l´ultima corsa e lui mi dice: sta partendo ora! Alle 14.30 mi lancio sul traghetto e torno in cittá, dopo aver trascorso appena trenta secondi ad Alcantára. Pazienza, ci torneró. Del resto era un viaggio in barca quello che mi ci voleva.


Nel pomeriggio vado a un laboratorio gratuito di percussioni locali. Il livello dei partecipanti é piú che basso, ma é un´ottima occasione per fare amicizie e per conoscere un po´di musica locale.
I ritmi di Maranhao sono bellissimi: ogni tamburo fa un ritmo piuttosto semplice da eseguire, ma insieme fanno delle poliritmie affascinanti che mi evocano contemporaneamente l´africa piú nera e la foresta amazzonica. È un mondo del tutto nuovo quello che mi si sta aprendo: 5 stili di bumba-meu-boi, tambor de crioula, carcuriá, tambores de minas, e tantissimi altri nomi che mi sono limitato ad ascoltare, ma di cui ancora non so nulla. Ieri ho suonato carcuriá e boi de zabumba...
Oltre a tutto ció c´é la presenza tangibile del reggae, che invade tutte le strade del centro, inorgogliendo i rasta locali. Da Sao Luis é uscita alcuni anni fa una delle migliori bande di reggae brasiliano, i Tribo de Jah.
Faccio una lunga passeggiata sotto la pioggia -tanto é calda- alla ricerca di un bloco carnevalesco che avrebbe dovuto provare nel quartiere Madre Deus, ma niente. Ceno con un espetinho, spiedino di carne ottima, che qui é accompagnato da un piatto di fagioli, riso e insalata, tutto servito al volo per strada per 3 r$.
La sera torno a casa da Paulo. Chiacchieriamo a lungo, assieme a due ragazze spagnole che ha conosciuto al Social Forum di Belem apenna conclusosi.
Il giorno dopo le due tipe partono per i lençois maranhensis, una delle meraviglie del mondo. Ci andró anche io tra qualche giorno, quindi per ora non vi anticipo nulla. Mi faró un po´di giorni in cittá, anche per vedere se il tempo migliora. Qui piove ogni giorno, ma per fortuna solo di notte.



Il giorno seguente torno al museo e parlo con il soprintendente alla cultura, descrivendogli il mio lavoro e soprattuto lospettacolo della renna. Lui ne é piacevolmente colpito. Mi dice che gli farebbe molto piacere ospitare la Caracca per uno spettacolo della renna in mezzo ai tanti boui di Sao Luiz: 120 bois e una renna sembra quasi il titolo di un film porno.. Ridiamo della follia del mondo e di quanto sia importante mettere in relazione le differenti esperienze artistiche, in particolar modo per i brasiliani, che fondano la loro identitá proprio sul continuo incontro tra etnie e culture popolari differenti. Con me apre una porta aperta. Un mio amico del museo mi permette di copiare addirittura dei video dall´archivio, cosí da farmi una bella cultura e tornare a sao luis con uno spettacolo giá ben impostato per il pubblico maranhense.
É passato solo un giorno e giá mi sento molto ben accetto. La cittá ´graziosa, non c´é molto da fare e questo mi piace, cosí almeno posso trovarmi io le relazioni che piú mi interessano, senza essere preso dai divertimenti forzati delle cittá turistiche. Qui ci sono pochi turisti e il centro storico dedica una piccola area a loro. Per il resto la sera si chiude tutto, inizia a piovere e chi si é visto si é visto.

Il giorno dopo giro per la cittá, facendomi un´idea un po´piú formata dei quartieri e dei mercati. Nel pomeriggio ritorno al laboratorio di percussioni, dove suoniamo Boi de matraca e tambor de crioula. Questi ultimi sono tamburi che ho giá visto in un museo all´Avana, chiamati tamburi Yuka. Sono identici, suonano in maniera molto simile e prima di suonare vengono affinati col fuoco. Mi ci trovo molto bene e ricevo le ammirazioni dei due insegnanti, felici di avere nel gruppo qualcuno che ha un po´di facilitá in piú.




Mentre suoniamo Boi de matraca arriva un vecchietto che tira fuori dalla tasca una stranissima armonica a bocca, in plastica. Fa delle melodie mai sentite, con dei suoni che ricordano i fichietti degli indios. Mi dice che ha custodito con cura quell´armonia per piú di trent´anni e che oggi é impossibile trovarle. Finita la lezione un percussionista di Belo Horizonte mi invita alle prove del nascente gruppo di maracatu di Sao Luis, Upaonaçu, che significa isola grande in lingua indigena, il primo nome di Sao Luis. Studiano ritmi di Recife, in particolar modo di Estrela Brilhante, e hanno cominciato da poco. Qui non sono proprio ben visti da tutti. Molte persone sono un pó ostili all´ingresso del maracatu nel Maranhao. Dicono che non serve, é fuori luogo, ci sono tante tradizioni vivissime e ritmi suggestivi, perché suonare maracatu? Rispondo: per lo stesso motivo per cui a Sao Luis si suona il reggae, perché non ci sono piú barriere che separino le musiche. L´importante é non perdere delle belle tradizioni, ma l´ingresso di nuovi stili é un fatto inevitabile in tutto il mondo. Basti pensare al reggae italiano, molto piú popolare oggi della nostra musica tradizionale. Comunque, divagazioni a parte, torno a casa stanco e faccio un bel sonno ristoratore.




Paulo é veramente gentile: con lui sto rivalutando la figura dell´hippie, che prima mi sembrava solo una moda. Lui ha 50 anni, é una persona equilibrata, non si droga quasi mai e ha molta cura di suo figlio, un bambino educato dai forti tratti indigeni. Mi lascia le chiavi di casa e io sono libero di girare dove e quando voglio. Mi scopro abitudinario quando ritorno di nuovo al museo. Lí Joao Paulo, guida del museo, mi aspetta con due cofanetti pieni di dischi e dvd da copiare. Mentre scrivo salvo tutto sul mio hard disk. Mi ci vorrá molto tempo prima di riuscire ad ascoltare tutta la musica che mi stanno regalando. Nel frattempo chiacchiero spensierato con lui; é un tipo molto amichevole e sensibile.




In serata vado con Paulo a una festa di bambini, un casino pazzesco! Bambini che corrono, lanciano coriandoli, ballano, cantano, suonano pifferi stonati, in mezzo ai genitori che li lasciano totalmente liberi di scorazzare fuori e dentro casa. Mi sembra di rivivere le mie serate abruzzesi, quando giocavo per ore a nascondino correndo per tutto il paese. Dopo la torta mi dirigo in centro dove c´é la tradizionale serata "A vida é uma festa". Una vietta chiusa da un palco, ma nessuno sopra. Stanno tutti sotto, a suonare con mezzi di fortuna, alternandosi ai microfoni, confusi con chi balla accanto a loro. La musica é molto rozza, ma cosí tanto che diventa uno stile unico, bellissimo, una vera festa popolare dove i vari stili musicali si confondono con le grida e gli entusiasmi di chi balla. Finalmente appare un chiosco di caipirinhe, cominciavo a sentirne la mancanza. Mi abbandono anche io a questa festa e torno a casa alle due. Appena un pó stordito...

Il giorno seguente, dopo tre ore di clausura in un centro internet, vado al laboratorio di percussioni e mi libero dalle timidezze. Suono il tamburo grande e improvviso sul tambor de crioula, con grande soddisfazione degli insegnanti. La lezione fa appena in tempo a finire e una miriade di gruppi iniziano a sfilare per le strade del centro. Comincia il precarnaval: mi passano accanto blocos de indios, di samba e un bloco de ritmo, un gruppo divertentissimo, colorato che suona dei tamburi enormi. Cercheró di andare a vedere le loro prove questo martedí. Nella piazza centrale suonano tambor de crioula con i vestiti e le danze tipiche: uomini in stile contadino e donne con movenze e colori afro. Il gruppo lascia spazio a una rassegna di gruppi elettrici e si sposta in una piazzetta accanto, dove mi immergo nelle danze e canto i cori assieme a loro. Poi i tamburi si fermano -hanno bisogno di un pó di fuoco - e i ragazzi continuano a cantare. Si alternano alla voce solista, improvvisando rime, a cui rispondiamo con lo stesso canto. Poi arriva un vecchietto che cambia canzone, tutti lo seguono e cosí via. Cerco di stargli appresso, anche perché loro sono molto felici di vedermi appassionato ai loro canti e non mancano di dirmelo, anzi, di cantarmelo. Sono quasi preso dalla voglia di improvvisare anche io col mio portoghese da neonato, ma poi desisto. Meglio fare solo il coro...
Saturo di tamburi e canti popolari, mi trasferisco in una vietta dove un gruppo locale suona un bel reggae con grande potenza e altrettanta armonia col pubblico. Di tanto intanto vado a vedere il mare che é lí a due metri, illuminato da una luna quasi piena. La marea qui é incredibile: alle 10 vedevo almeno 200 metri di costa, alle 11 il mare toccava gli argini del molo.
Mi aspettano altri due giorni cosí: il fine settimana Sao Luis si riempie di eventi. Oggi vedró di documentare qualcosa con i miei poveri mezzi.
Molte sfilate e presentazioni di gruppi che suonano stili mai sentiti. Mi concentro sui vari tambor de crioula, che riempiono le piazze della cittá. Paulo mi dice che solo da due anni iniziano a presentarsi con amplificatori e divise. Lo fanno per ricevere i finaziamenti per il carnevale, ma fino a due anni fa era una manifestazione molto piú popolare. Peccato! Sono arrivato tardi; comunque è bellissimo lo stesso...


Comunque ho deciso che andró a visitare un quilombo, una comunitá locale legata alla cultura nera che vive separata da ogni contatto con le cittá e il progresso. Sembra che i suoi abitanti siano molto accoglienti. Vedró di farmi ospitare lí e spero di assistere a un bel tambor de crioula.
Nel frattempo vado nella spiaggia locale. Il mare da vicino sembra pulito, ma da lontano é marrone, torbido di sabbia e di acqua di fiume. Mi faccio un bagnetto veloce e mi sdraio sulla sabbia per un sonnellino, confidando nella protezione 36. Dopo un´ora sola mi sveglio ustionato e fuggo in zone d´ombra, dove mi reidrato con un po´ di acqua di coco mi lubrifico con un bel piatto di macaixera fritta. Torno a casa dolorante e mi guardo allo specchio; sembro un indiano d´america...

Ho conosciuto molte persone in questi giorni, in particolar modo una maranhense, Rosalia, e un italiano , Stefano, che é anche lui ospite di Paulo.
Insieme ci siamo diretti a un quilombo, luogo nella foresta dove gli schiavi che fuggivano dalle fazendas si rifugiavano. I quilombos sono luoghi ospitali e semplici dove la gente vive senza grandi esigenze di modernitá. Siamo stati ad Itamatatiua, a un´ora di barca e un´ora di pullman da sao luis. Strade di terra rossa anche qui, solo che stavolta arriviamo che piove, ma dato che siamo pressappoco all´equatore, é quasi un piacere. Arriviamo al centro, che é un praticello con una chiesetta, dei bimbi nudi che giocano e vari animali che scorazzano liberi.
Lí aspettiamo che spiova masticando canna da zucchero. Io faccio il fico dicendo che sono stato a Cuba e so come si pulisce la canna. Prendo un coltello e al secondo taglio mi faccio un bel taglio sul dito. Per fortuna Stefano, che ha un taglio simile al piede, ha con sé tutto il neessario per fare una fasciatura. Passerá, non é nulla di grave, solo che stasera non potró suonare. Nei quilombos si suona molto tambor de crioula e noi abbiamo l´indirizzo di mestre Wandeley. Arriviamo in casa e ci accoglie la sorella, dona Maria, che ci dice che il mestre é a sao luis. Pazienza, la casa dove ci accoglie é africa pura; tutta in fango, paglia e tetto in foglie di palma e lei ci dice che possiamo rimanere a dormire. Bello! Rimane da risolvere il problema cibo. Qui non c´é assolutamente nulla e non vogliamo creare troppi fastidi alla padrona di casa. Lei non si fa problemi a cucinare, io gli do 20 r$ -che é tutto quello che posso, escluse le spese per tornare- dicendogli di amministrare lei la serata. Ci cucina una gallina strepitosa e manda a chiamare un gruppo di tambor de crioula, avvertendoli del fatto che non li possiamo pagare.





Lei gli assicura 6 bottiglie di cachaça e cognac e loro arrivano tutti contenti, si sturano due bottiglie in un minuto e iniziano a suonare. Piano piano la festa, che all´inizio sembra una commissione vera e propria, si anima.





Tutta la famiglia -16 figli- inizia a cantare e a danzare e io mi lancio in dei bei coretti. Poi scatta il momento delle foto, dove tutti mi chiedono uno scatto mettendosi in pose da fotoromanzo. In una sera ne ho fatte 150. Bellissima serata.



Dormo bene sull´amaca, cullato dalla forte pioggia dell´alba. Il ritorno invece é stancate: per due ore di tragitto vero ne attendiamo altre 5 sulla strada. Arriviamo stanchi ma soddisfatti a sao luis.
La sera degustiamo tante cachaçe aromatiche, che peró mi portano a dormire in uno stato pietoso. Piccolo incidente: mi hanno rubato la macchina fotografica! Per fortuna ho fatto in tempo a salvare tutte le foto sull´hard disk. Vedró di rimediare....

Dopo qualche ora la sveglia mi sussurra che mi aspetta l´autobus per Barreirinhas, paesello ai confini del parco dei Lençois maranhenses. Stanchissimo mi trascino sull´autobus e dopo tre ore di viaggio giungo a Barreirinhas. ´Lí chiedo della casa di Maria, una signora che ho conosciuto da Paulo e che mi aveva detto che poteva ospitarmi. Mi accoglie la figlia Joseline, 19 anni e una figlia di 5 mesi, anche lei come tutte le mamme che ho conosciuto é giá separata. Mi prepara un pranzetto di pesce mentre vado con il fratello Roniel -13 anni- a cercare un offerta buona per una gita al parco. Per 30 r$ riesce a farmi andare su un fuoristrada assieme a un gruppo di turisti. Percorriamo un´ora di cammino su delle strade deformi di sabbia, prendiamo una lancia che ci porta dall´altra parte del fiume e dopo un po´il paesaggio si fa bianco neve. Lençois, dune immense, vero deserto si apre davanti a me per 150 km. Proseguiamo a piedi e dopo pochi minuti arriviamo alla prima laguna di acqua verde. Un binomio allucinante di colori e sensazioni. Bagni di acqua dolce in una serie di laghetti ora verdi ora azzurri, circondati da un paesaggio lunare. Non sono mai stato nel deserto e questo paesaggio mi colpisce nel profondo. Camminando sulle sfumature beige di sabbia mi sento profondamente rilassato, un sensazione simile a quando faccio il morto a galla. La pancia si rilassa e proseguo in un misto di forza e pigrizia che non so ancora nominare.






Al terzo lago ci fermiamo per un bel po´. Mi sdraio davanti a un paesaggio di dune che si perde all´orizzonte, mentre 20 metri sotto di me cantano tantissime raganelle. Se mi sdraio sulla sabbia il suono delle rane quasi scompare, se scendo nel fondo delle dune poi non sento piú nulla, solo il silenzio che mi penetra nelle orecchie come ovatta. Mi ci voleva un po´di svago dopo tutta questa musica. Peccato non poter fare foto, ma per fortuna i compagni di viaggio sono simpatici, mi scattano qualche foto e mi dicono che me le manderanno via mail.

Domani parto per Atins, paese situato a un´altra estremitá dei lençois, questa volta sul mare. Mi aspettano 4 ore di barca e una pousada fidata.

Prendo la lancha dos nativos alle 10. È una barchetta povera e colorata, carica di gente ma anche di frigoriferi, mattoni, materassi e altre cose. Scendiamo lungo il rio Preguisa lentamente. Il fiume mi culla tra paesaggi bellissimi ora ampi ora stretti. Tanti animali curiosi, soprattutto uccelli, e piante mai viste. Qui tutto è insolito. Nulla a che vedere con Pernambuco. Compro un sacchetto con dentro delle mini ciriole a base di latte in polvere e chissà cos`altro. Buone ma impastanti, mai magiarle se non si ha acqua a sufficienza. Dopo due ore di verde fiume si aprono le dune dei lencois e il paesaggio inizia a popolarsi di pescatori e abitanti del luogo. Passo per piccoli agglomerati di casette, paesini come Vassouras, Caturè, Mandacarù e infine il fiume giunge al mare. Sono arrivato ad Atins. Di fronte a me solo spiaggia e un`enorme distesa d`acqua dolce e salata. Pago il traghettatore (7r$) e proseguo assieme a un ragazzo che ho conosciuto il giorno prima a Barreirinhas. È uno studente di geografia di Minas, si chiama Txapuá e viaggia super avventuroso, portandosi cibo, sacco a pelo e machete. Io invece col mio zainetto dell`uomo ragno appena comprato sono il perfetto turista scansafatiche. Non lo nego, dopo tante fatiche sono giunto in questo posto per riposare, mangiare e rotolarmi nelle sabbie farinose del deserto. Raggiungiamo la pousada Zion Hill (http://www.pousadazionhill.com/), gestita da tre argentini simpatici. Alejo, Pancho e Juanchi, amanti del reggae e della natura, mi accolgono in un posto molto ben tenuto e rilassante. È da un anno che sono qui. Hanno abbandonato il lavoro d`ufficio che avevano in Argentina e ora tentano questa nuova esperienza ai limiti del mondo civilizzato. Sanno bene che se non andrà potranno sempre ritornare a fare il lavoro che facevano, ma per ora sono ben felici di stare qui. Dopo una doccia veloce mi dirigo sulle dune dei lencois. Qui è diverso da Barririnhas. Lì per arrivare nel deserto devi prendere una toyota e una guida che ti porta sulle dune facendo dei percorsi spericolati al solo scopo di emozionarti, come se fossi su una giostra. Come se il paesaggio che vedi non fosse abbastanza. Ora invece vado solo, ben attento a non addentrarmi troppo, altrimenti finisce che mi perdo. In ogni modo c`è il mare a darmi un bel riferimento, e così proseguo lungo la linea azzurra in cima a dune di 30 metri. Poi la rilassatezza di questo paesaggio mai visto ha il sopravvento e mi faccio un bel riposino. Mi risveglio patinato di sabbia e lentamente ritorno verso casa. Vedo sotto di me prati con vacche e pecore che pascolano, fiumiciattoli e il mare in fondo, mente le dune si accendono dei colori del tramonto. Torno a casa che è già buio. Doccia e cenetta assieme agli argentini. Un bel pasto di pesce fritto, riso, fagioli, pomodori e pasta. Le stelle solo molto luminose. Essendo vicino all`equatore, riesco a vedere alcune costellazioni del mio emisfero. Crollo a letto, godendo della protezione di una zanzariera.

Mi sveglio all`alba e vado al mare. Ma questa notte ha piovuto tanto, il fiume si è ingrossato e ha mangiato tutta la costa. Appare a 200 metri dall`argine una sottile striscia di sabbia e più in là le onde del mare. Irraggiungibili. Desisto dal proposito marino e cammino sui prati, tra tanti animali. Gli argentini mi hanno prestato una macchina fotografica, così facco un po`di foto. Torno a casa, faccio la colazione e mi preparo per un`altra escursione ai lencois.








Mi addentro nei lencois. L`esperienza è indimenticabile, difficile da raccontare. Il paesaggio è talmente insolito. Innanzitutto il deserto, la sensazione è quella, ma è un deserto amichevole, umido, con i funghi che crescono sulla sabbia e le ranocchie beige, quasi invisibili. Poi segue un paesaggio di vegetazione bassa formata soprattutto da piante di caju (il cui seme è l`anacardo) dove mi riposo all`ombra. Proseguo fino a incontrare delle piccole piscine dove posso bagnarmi. Ora che cominciano le piogge iniziano a formarsi le pozze, ma ancora sono piccoline. Il periodo migliore è giugno, quando terminano le piogge e le pozze sono stracariche di acqua cristallina. A me comunque sembra già un paradiso così.




Rimango fino al tramonto, poi mi dirigo al ristorante di Lucia, una casetta davanti ai lencois. Lì mangio un a cena leggera ma spettacolare di gemberi alla brace gustosissimi. Mi riposo per un`oretta sulla loro amaca, attendendo il sorgere della luna. La luna tarda e io decido ugualmente di muovermi. Devo fare un`altra ora di dune prima di arrivare alla pousada. Andare per dune di notte senza luna è molto divertente. Si percepiscono i diversi colori della sabbia, ma non si sa mai se questi si estendono in profondità o in altezza. Sembra di camminare dentro un quadro di Escher. Da un momento all`altro quella che sembrava una distesa diventa una parete da scalare. Mi viene da ridere per la meraviglia. Attendo la luna disteso sulla parete scoscesa di una duna, dove ogni rumore è assorbito e mi sorprendo nel constatare che non c`è proprio nulla da temere. Nessun pericolo, insetto o animare o spina da temere. Proseguo dolcemente nel buio. La luna è sorta, ma una spessa parete di nuvole me la fa vedere solo di tanto in tanto. Per poco non vado a sbattere contro una vacca che mi stava pascolando davanti. Torno in pousada alle 23, dopo 12 ore di viaggio in questo mondo fuori dal mondo.

Oggi il tempo sembra ancora più minaccioso. Se migliora andrò al mare, sennò pazienza, mi riposo in pousada. Alle 4 di mattina mi attende una Toyota che percorrendo il margine dei lencois mi porterà a Barreirinhas, dove prenderò l`autobus per Sao Luis.

Bello il viaggio di notte ai confini dei lençois: in due ore sono a Barreirinhas. Il problema è dopo: prendo al volo un taxi collettivo che per 25r$ mi porta a Sao Luis. Il problema è che si ferma in continuazione a caricare e scaricare gente. Poi accompagna tutti a casa, e tutti abitano in posti lontanissimi. Insomma, mi aspettavo un viaggio di tre ore e arrivo a casa dopo sei. Distrutto perchè il tipo guidava malissimo e la macchina aveva gli ammortizzatori a terra.

I due giorni finali li passo tranquillamente, più che altro a comprare dischi e oggettini curiosi, passeggiando ozioso per le strade del centro.

Sono pronto per tornare a Olinda, carico e volenteroso. Riprenderò a lavorare per le mie ricerche. E mi farò finalmente questo carnevale, tanto osannato...

I racconti proseguiranno in un altro capitolo: Ritorno in Pernambuco