mercoledì 5 dicembre 2012

Circolo epicureo a Casetta Rossa 9 - 12 - 2013 - Garbatella

Visto il buon successo del primo incontro, domenica prossima riproponiamo l’attività filosofica per ragazzi dai 9 ai 12 anni nella forma della P4C (Philosophy for children) alle ore 17 alla Casetta Rossa , in via Magnaghi 14 alla Garbatella e a seguire il “laboratorio di filosofia orizzontale” per adulti alle 18, 30. Gli incontri hanno la durata di 1 ora e sono liberi e gratuiti.

Per cominciare a capire già da piccoli cos’è dialogare assieme e imparare fra pari proponiamo…
Domenica 9 Dicembre:  Il Circolo Epicureo. 


Relazione.

Si è svolto solo l'incontro degli adulti:
lettura di:
Baruch Spinoza
Prefazione alla parte quinta dell' Etica  (La potenza dell'intelletto, ossia la libertà umana) 

Parte V – Vivere Liberi
Prefazione
Passo finalmente alla Parte di questo lavoro, l'ultima, che concerne il modo, o la via, per raggiungere la Libertà. In questa Parte tratterò così della potenza della Ragione, mostrando quanto la Ragione stessa possa sui sentimenti e in che cosa consista la Libertà della Mente o Beatitudine: e da questa esposizione risulterà evidente il vantaggio che il sapiente ha sugli umani grezzi e carnali, ossia quanto la Saggezza sia preferibile all'insipienza. Non è questa la sede per indicare come e per qual via l'Intelletto debba essere condotto a perfezione, e con quali criteri il Corpo debba essere conservato in grado di svolgere correttamente le sue funzioni: si tratta di mansioni che competono, rispettivamente, alla Logica e alla Medicina. Qui, come ho detto, tratterò soltanto della potenza della Mente, ossia della potenza della Ragione, e mostrerò in primo luogo la natura e l'entità dell'imperio che essa ha sui sentimenti e col quale li raffrena e li mòdera: perché abbiamo già dimostrato che sui nostri sentimenti noi non abbiamo un dominio assoluto.
Gli Stoici credettero, invero, che i sentimenti dipendano assolutamente dalla nostra volontà e che noi possiamo dominarli assolutamente. Ma, a malgrado dei loro princìpi, l'esperienza li costrinse a riconoscere che per almeno raffrenare e moderare i nostri sentimenti sono necessari una costanza e un impegno non piccoli. (Qualcuno s'è sforzato di mostrare questa possibilità portando l'esempio, se ricordo bene, dei due cani, l'uno da compagnia e l'altro da caccia: che a forza di addestramento s'avvezzarono, il primo a rincorrere le lepri, il secondo a disinteressarsene). All'opinione stoica originaria è molto favorevole il Cartesio. Egli infatti stabilisce che l'Anima, o Mente, è unita precipuamente ad una parte del cervello, la cosiddetta ghiandola pineale o epifisi, per mezzo della quale la Mente percepisce sia tutti i movimenti del Corpo, sia gli oggetti esterni, e che la Mente può variamente muovere soltanto col volerlo; e afferma ancora che questa ghiandola è sospesa nel mezzo del cervello in modo tale da poter essere mossa dalla minima azione degli spiriti animali. II Cartesio sostiene poi che questa ghiandola, appesa com'è, assume tante posizioni diverse quanto diversamente la colpiscono gli spiriti animali, e che vi s'imprimono tanti vestigi diversi quanti sono i diversi oggetti esterni che orientano verso di essa gli spiriti animali stessi: e da ciò consegue che poi, quando la ghiandola, appesa al suo picciuolo, sia girata dall'Anima – che la muove a suo piacere – in questo o in quel modo in cui a suo tempo la girarono gli spiriti animali agitati in questo o in quel modo, la ghiandola stessa spingerà e determinerà quegli spiriti nella medesima maniera in cui essi in precedenza erano stati respinti dalla ghiandola quando essa si trovava nella stessa posizione, nella quale l'avevano posta gli spiriti animali agitati da cause esterne. Il Cartesio afferma inoltre che ciascuna volizione della Mente è per natura connessa a una determinata posizione della ghiandola: così che, per esempio, se qualcuno vuole osservare un oggetto lontano, questa volontà farà sì che la pupilla gli si dilati; ma se qualcuno intende soltanto dilatare la pupilla, questa volontà non avrà alcun effetto, perché la natura non ha collegato il movimento della ghiandola – che serve a spingere gli spiriti animali verso il nervo ottico nel modo idoneo a dilatare o a restringere la pupilla – con la volontà di dilatarla o di restringerla, ma solo con la volontà di osservare oggetti lontani o vicini. Egli stabilisce infine che, sebbene ciascun movimento della ghiandola considerata sembri connesso per natura, fin dall'inizio dell'esistenza di ciascun umano, a un determinato nostro pensiero, l'esercizio e l'abitudine possono collegare altri movimenti ad altri pensieri: e si sforza di dimostrare questa affermazione nella prima parte, art. 50, del suo "Le Passioni dell'Anima"; e da un tale postulato il Cartesio conclude che non c'è Anima tanto incapace che non possa, se ben diretta, acquistare un potere assoluto sulle sue Passioni. Queste infatti, come egli le definisce, sono "percezioni, o sensazioni, o commozioni dell'anima, che si riferiscono ad essa in modo specifico", e che, si noti, "sono prodotte, conservate e corroborate da qualche movimento degli spiriti" (ibidem, art. 27). Ma dato che a qualsiasi volizione noi possiamo collegare un qualsiasi moto della ghiandola, e quindi degli spiriti, e dato che la determinazione della volontà è totalmente in nostro potere, qualora noi determiniamo la nostra volontà mediante i giudizi certi e sicuri secondo i quali noi vogliamo orientare le azioni della nostra vita, e colleghiamo a questi giudizi i movimenti delle passioni che vogliamo avere, noi allora acquisteremo un dominio assoluto sulle nostre Passioni. L'opinione di quell'uomo celeberrimo è proprio questa che ho esposto, se l'ho costruita correttamente sulle sue proprie parole: e difficilmente io l'avrei creduta espressa da un così grand'uomo, se essa fosse stata meno acuta. Certo non posso meravigliarmi abbastanza che un filosofo, il quale aveva fermamente deciso di non dedurre alcunché se non da princìpi spontaneamente evidenti, e di non affermare alcunché che egli non percepisse in maniera chiara e distinta; che un filosofo il quale, ancora, aveva tante volte criticato i seguaci della Scolastica per il loro volere spiegare mediante qualità occulte le cose difficilmente comprensibili, accetti un'ipotesi più occulta di ogni qualità occulta. Che cosa intende egli, per favore, parlando di unione della Mente e del Corpo?
[Spinoza, Etica, traduzione di Renato Peri, fogliospinoziano.it]

Sono state poste le seguenti domande:
- E' opportuno che la mente domini reprimendo su tutte le emozioni?
- Perchè c'è questo divario tra la conoscenza orientale dell'animo umano e della mente rispetto alle conoscenze occidentali?
- Quali sono i sentimenti e i moti che vanno dominati?
- A voi è capitato di riuscire a dominare delle passioni attraverso la mente?
- Cos'é la libertà della mente?
- Le passioni sono il male?
- La libertà è raggiungibile attraverso la volontà?
- L'anima è nel cervello, nel corpo diffusamente o esterna o onnicomprensiva?
- L'anima e la mente sono la stessa cosa?
- La ragione strumento di libertà è universale o storica? 

Domanda che si è scelto di affrontare: A voi è capitato di riuscire a dominare delle passioni? Ed è opportuno?

Non dominare ma conoscere.

martedì 20 novembre 2012

Laboratorio di filosofia orizzontale - 25 Novembre 2012 - Casetta Rossa - garbatella - roma

Per la prima volta proviamo l’attività filosofica per ragazzi dai 10 ai 14 anni nella forma della P4C (Philosophy for children) alle ore 17 alla Casetta Rossa , in via Magnaghi 14 alla Garbatella e a seguire il “laboratorio di filosofia orizzontale” per adulti alle 18, 30. Gli incontri hanno la durata di 1 ora e sono liberi e gratuiti tra persone che spesso non si sono mai viste prima e di filosofia sono al completo digiuno. Seppure c’è qualche vago ricordo scolastico è meglio dimenticarlo a casa, tutto funziona molto meglio se si prova a ragionare con la propria testa e, soprattutto, è molto più divertente.
Per cominciare a capire già da piccoli cos’è dialogare assieme e imparare fra pari proponiamo…
Domenica 25 Novembre:  Il Circolo Epicureo.
Vi aspettiamo numerosi.


Relazione:

Dopo la lettura del primo capitolo del libro Pixie di Mattew Lipman, un gruppo di circa 12 ragazzi e ragazze tra i 7 e i 12 anni hanno faticosamente partecipato alla discussione. Vista la estrema eterogeneità delle età, la discussione è risultata molto difficoltosa in quanto continuamente turbata da ricerca di attenzione, battute, prese in giro, disegni e scritte... insomma tutto normale, decisamente incontrollabile e come al solito fantastico.

sono state poste le domande:
- Cappuccetto Rosso è un maschio o una femmina?
- Pixie si trova a scuola?
- Perchè tutte le fiabe finiscono con il lieto fine?
- Com'è la tazzina di Babbo Natale in cui prende il té?
- Perchè una renna di Babbo Natale c'ha il naso rosso?
- Perché si chiama Pixie?
- Qual'è il nome che gli hanno dato i suoi genitori?
- Perchè Babbo Natale si chiama Babbo Natale?
- Qual'è il vero nome di Babbo Natale?
- Perchè le farfalle sono colorate?
- Perchè P. Si chiama P.?
- Quanti hanni ha veramente Pixie?
- I genitori come si chiamano?
- I genitori come sono fatti?
- Pixie c'ha i pidocchi?
- Perchè la terra è rotonda?
- Perchè la terra è marrone?
- I genitori di Pixie sono morti? E quanti anni hanno?

La comunità di ricerca non ha ritenuto necessario dare risposte ed è tornata a giocare.

Si è quindi passati ai "grandi": una diecina di adulti e una ragazza più grande del gruppo dei "piccoli".

Lettura integrale della Lettera a Meneceo di Epicuro detta "Lettera sulla felicità"

Meneceo,
Non si è mai troppo giovani o troppo vecchi per la conoscenza della felicità. A qualsiasi età è bello occuparsi del benessere dell'anima. Chi sostiene che non è ancora giunto il momento di dedicarsi alla conoscenza di essa, o che ormai è troppo tardi, è come se andasse dicendo che non è ancora il momento di essere felice, o che ormai è passata l'età. Da giovani come da vecchi è giusto che noi ci dedichiamo a conoscere la felicità. Per sentirci sempre giovani quando saremo avanti con gli anni in virtù del grato ricordo della felicità avuta in passato, e da giovani, irrobustiti in essa, per prepararci a non temere l'avvenire. Cerchiamo di conoscere allora le cose che fanno la felicità, perché quando essa c'è tutto abbiamo, altrimenti tutto facciamo per averla.
Pratica e medita le cose che ti ho sempre raccomandato: sono fondamentali per una vita felice. Prima di tutto considera l'essenza del divino materia eterna e felice, come rettamente suggerisce la nozione di divinità che ci è innata. Non attribuire alla divinità niente che sia diverso dal sempre vivente o contrario a tutto ciò che è felice, vedi sempre in essa lo stato eterno congiunto alla felicità. Gli dei esistono, è evidente a tutti, ma non sono come crede la gente comune, la quale è portata a tradire sempre la nozione innata che ne ha. Perciò non è irreligioso chi rifiuta la religione popolare, ma colui che i giudizi del popolo attribuisce alla divinità.
Tali giudizi, che non ascoltano le nozioni ancestrali, innate, sono opinioni false. A seconda di come si pensa che gli dei siano, possono venire da loro le più grandi sofferenze come i beni più splendidi. Ma noi sappiamo che essi sono perfettamente felici, riconoscono i loro simili, e chi non è tale lo considerano estraneo. Poi abituati a pensare che la morte non costituisce nulla per noi, dal momento che il godere e il soffrire sono entrambi nel sentire, e la morte altro non è che la sua assenza. L'esatta coscienza che la morte non significa nulla per noi rende godibile la mortalità della vita, togliendo l'ingannevole desiderio dell'immortalità.
Non esiste nulla di terribile nella vita per chi davvero sappia che nulla c'è da temere nel non vivere più. Perciò è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perché il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi. Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla né per i vivi né per i morti. Per i vivi non c'è, i morti non sono più. Invece la gente ora fugge la morte come il peggior male, ora la invoca come requie ai mali che vive.
Il vero saggio, come non gli dispiace vivere, così non teme di non vivere più. La vita per lui non è un male, né è un male il non vivere. Ma come dei cibi sceglie i migliori, non la quantità, così non il tempo più lungo si gode, ma il più dolce. Chi ammonisce poi il giovane a vivere bene e il vecchio a ben morire è stolto non solo per la dolcezza che c'è sempre nella vita, anche da vecchi, ma perché una sola è l'arte del ben vivere e del ben morire. Ancora peggio chi va dicendo: bello non essere mai nato, ma, nato, al più presto varcare la porta dell' Ade.
Se è così convinto perché non se ne va da questo mondo? Nessuno glielo vieta se è veramente il suo desiderio. Invece se lo dice così per dire fa meglio a cambiare argomento. Ricordiamoci poi che il futuro non è del tutto nostro, ma neanche del tutto non nostro. Solo così possiamo non aspettarci che assolutamente s'avveri, né allo stesso modo disperare del contrario. Così pure teniamo presente che per quanto riguarda i desideri, solo alcuni sono naturali, altri sono inutili, e fra i naturali solo alcuni quelli proprio necessari, altri naturali soltanto. Ma fra i necessari certi sono fondamentali per la felicità, altri per il benessere fisico, altri per la stessa vita.
Una ferma conoscenza dei desideri fa ricondurre ogni scelta o rifiuto al benessere del corpo e alla perfetta serenità dell'animo, perché questo è il compito della vita felice, a questo noi indirizziamo ogni nostra azione, al fine di allontanarci dalla sofferenza e dall'ansia. Una volta raggiunto questo stato ogni bufera interna cessa, perché il nostro organismo vitale non è più bisognoso di alcuna cosa, altro non deve cercare per il bene dell'animo e del corpo. Infatti proviamo bisogno del piacere quando soffriamo per la mancanza di esso. Quando invece non soffriamo non ne abbiamo bisogno.
Per questo noi riteniamo il piacere principio e fine della vita felice, perché lo abbiamo riconosciuto bene primo e a noi congenito. Ad esso ci ispiriamo per ogni atto di scelta o di rifiuto, e scegliamo ogni bene in base al sentimento del piacere e del dolore. E' bene primario e naturale per noi, per questo non scegliamo ogni piacere. Talvolta conviene tralasciarne alcuni da cui può venirci più male che bene, e giudicare alcune sofferenze preferibili ai piaceri stessi se un piacere più grande possiamo provare dopo averle sopportate a lungo. Ogni piacere dunque è bene per sua intima natura, ma noi non li scegliamo tutti. Allo stesso modo ogni dolore è male, ma non tutti sono sempre da fuggire.
Bisogna giudicare gli uni e gli altri in base alla considerazione degli utili e dei danni. Certe volte sperimentiamo che il bene si rivela per noi un male, invece il male un bene. Consideriamo inoltre una gran cosa l'indipendenza dai bisogni non perché sempre ci si debba accontentare del poco, ma per godere anche di questo poco se ci capita di non avere molto, convinti come siamo che l'abbondanza si gode con più dolcezza se meno da essa dipendiamo. In fondo ciò che veramente serve non è difficile a trovarsi, l'inutile è difficile.
I sapori semplici danno lo stesso piacere dei più raffinati, l'acqua e un pezzo di pane fanno il piacere più pieno a chi ne manca. Saper vivere di poco non solo porta salute e ci fa privi d'apprensione verso i bisogni della vita ma anche, quando ad intervalli ci capita di menare un'esistenza ricca, ci fa apprezzare meglio questa condizione e indifferenti verso gli scherzi della sorte. Quando dunque diciamo che il bene è il piacere, non intendiamo il semplice piacere dei goderecci, come credono coloro che ignorano il nostro pensiero, o lo avversano, o lo interpretano male, ma quanto aiuta il corpo a non soffrire e l'animo a essere sereno.
Perché non sono di per se stessi i banchetti, le feste, il godersi fanciulli e donne, i buoni pesci e tutto quanto può offrire una ricca tavola che fanno la dolcezza della vita felice, ma il lucido esame delle cause di ogni scelta o rifiuto, al fine di respingere i falsi condizionamenti che sono per l'animo causa di immensa sofferenza. Di tutto questo, principio e bene supremo è la saggezza , perciò questa è anche più apprezzabile della stessa filosofia, è madre di tutte le altre virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si dà vita felice senza che sia saggia, bella e giusta, né vita saggia, bella e giusta priva di felicità, perché le virtù sono connaturate alla felicità e da questa inseparabili.
Chi suscita più ammirazione di colui che ha un'opinione corretta e reverente riguardo agli dei, nessun timore della morte, chiara coscienza del senso della natura, che tutti i beni che realmente servono sono facilmente procacciabili, che i mali se affliggono duramente affliggono per poco, altrimenti se lo fanno a lungo vuol dire che si possono sopportare ? Questo genere d'uomo sa anche che è vana opinione credere il fato padrone di tutto, come fanno alcuni, perché le cose accadono o per necessità, o per arbitrio della fortuna, o per arbitrio nostro. La necessità è irresponsabile, la fortuna instabile, invece il nostro arbitrio è libero, per questo può meritarsi biasimo o lode.
Piuttosto che essere schiavi del destino dei fisici, era meglio allora credere ai racconti degli dei, che almeno offrono la speranza di placarli con le preghiere, invece dell'atroce, inflessibile necessità. La fortuna per il saggio non è una divinità come per la massa - la divinità non fa nulla a caso - e neppure qualcosa priva di consistenza. Non crede che essa dia agli uomini alcun bene o male determinante per la vita felice, ma sa che può offrire l'avvio a grandi beni o mali.
Però è meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, e nella pratica è preferibile che un bel progetto non vada in porto piuttosto che abbia successo un progetto dissennato. Medita giorno e notte tutte queste cose e altre congeneri, con te stesso e con chi ti è simile, e mai sarai preda dell'ansia. Vivrai invece come un dio fra gli uomini. Non sembra più nemmeno mortale l'uomo che vive fra beni immortali.


sono state poste le seguenti domande:

- Si può essere felici da soli senza considerare la relazione con gli altri?
- C'è un limite morale alla ricerca della felicità?
- Si può arrivare alla felicità evitando le cose spiacevoli?
- Quali sono i desideri naturali, quali necessari, quali inutili? E sono uguali per tutti?
- Il corpo ci indica la via per la felicità? E il corpo è l'anima?
- Noi possiamo decidere il nostro futuro?

Domanda scelta: Possiamo decidere da soli la nostra via verso la felicità?

Una delle risposte è stata: Sì, se ce lo lasciano fare. Memorabile.



martedì 4 settembre 2012

Condividere reti aperte: utenti contro compagnie telefoniche.

Non inserire o togliere di proposito la chiave WPA dall’autenticazione della rete WI-Fi lasciandola aperta a tutti.

Molte persone, spesso poco esperte di informatica, apprezzano la politica delle grandi compagnie telefoniche e provider internet che invitano a proteggere le reti Wi-Fi casalinghe. La ragione è ovvia: ogni utente paga un abbonamento, se qualcuno condividesse l’accesso a internet, il danno per la compagnia risulterebbe da un mancato abbonamento sottoscritto dall’utilizzatore.

Nell’ottica della condivisione conviviale delle risorse, perché dovrei impedire ad altri di utilizzare la banda del mio collegamento internet? Visto che la pago anche quando non la uso, posso decidere di condividerla con gli altri. La maggior parte degli utilizzatori di internet, me compreso, utilizzano solo una piccola parte della banda di connessione, eccetto in alcuni momenti di traffico intenso per download / upload di pesanti file o streaming di video, quindi il disagio del condividere con altri il collegamento non è neppure percepibile. Il vantaggio di un comportamento di questo tipo adottato in modo diffuso, è la disponibilità di un accesso internet per tutti in molti luoghi della città senza dover sottoscrivere un abbonamento a pagamento. Chi usa poco internet potrebbe appoggiarsi a qualche vicino per inviare la posta o consultare dei siti, e si potrebbe usufruire di un buon collegamento anche fuori casa. Quando viene un ospite o utilizziamo uno smartphone/portatile/tablet non dobbiamo configurare la chiave di accesso alla rete (vatti a ricordare dove l’avevi scritta..).

Qualche accorgimento sulla sicurezza. Lasciando aperta la connessone wifi è comunque meglio tutelarsi mettendo una password al proprio router, e che non sia 12345 o Admin, come impostato dalla casa costruttrice.

Per aprire o chiudere l’accesso alla rete WiFI (si può decidere di farlo a seconda delle occasioni) bisogna accedere alla configurazione del proprio modem router ADSL (di solito all’indirizzo IP da scrivere sul browser 192.168.1.1) e seguire le istruzioni del costruttore dell’apparecchio.

 

sabato 11 agosto 2012

L'AIDS è qualcos'altro? Perchè non si parla più così tanto della peste del 2000. Sono finiti i soldi.

Come si nota dal grafico a effetto l' AIDS sceglie accuratamente in quali paesi diffondersi. In Europa, in Canada, in Cina Giappone e nord Africa, così come in America centrale potete stare tranquilli.
Forse oggi potremmo ripensare a quel terrorismo nella vita privata e nella morale sessuale a cui siamo stati sottoposti negli anni '80 e '90 come una forma di controllo molto totalitario.

Alcuni Link per informarsi sull’AIDS con un punto di vista meno conosciuto.
www.Duesberg.com
http://www.rethinkingaids.com
This is the website of the Group for the Reappraisal of AIDS. It contains the latest issues of the monthly newsletter, detailed information about the Group and how to join the Group.

http://www.virusmyth.com
This website contains more than 500 web pages with over 350 articles about the AIDS controversy. Well organized and regularly updated.

http://www.aliveandwell.org
The website of Alive & Well AIDS Alternatives, a non-profit education, action and support network founded by a group of HIV positive diagnosed people who live in wellness without AIDS drugs and without fear of AIDS. Lots of information and regularly updated.

http://www.rethinkingaids.de/
This website offers translations in German of important articles and original papers, taken primarily from the websites www.virusmyth.com and www.rethinkingaids.com. 





Queste teorie hanno ispirato anche un breve romanzo del Wu Ming
death
n+1
Ti chiamerò Russell
romanzo breve
10/01 - 04/02
1a ed. Bacchilega, Imola 2002
Questo romanzo breve è il risultato di un esperimento di scrittura on-line. WM2 ha scritto il primo e l'ultimo capitolo, gli altri sono opera di svariati websurferi, selezionati da un'arcigna giuria. "Russell" è un agente segreto. Viaggia per nil mondo in cerca di strani casi clinci e decessi senza precedenti nella letteratura medica. Quando li trova, li collega tra loro in modo arbitrario e inventa nuove epidemie, che possono essere sfruttate a fini di controllo sociale. La sua migliore invenzione è stata all'inizio degli anni Ottanta: un morbo trasmesso per via sessuale, il cui nome è un breve acronimo. Adesso è in cerca di qualcos'altro e...

Italiano
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33kb
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32 kb

Per saperne di più su questo libro clicca qui
Se vuoi ordinarlo (ed. Bacchilega) clicca qui
 

mercoledì 4 luglio 2012


Una delle X fondatrici del COXSA ha fondato una piccolissima casa discografica indipendente, per ora ha pubblicato due album uno dei quali del Cantante-percussionista Giuliano Lucarini di cui nella categoria Viaggi di questo Blog (PERNAMBUCO 2009     Maranhao 2009 , Ritorno in Pernambuco  )
si può leggere il diario del suo viaggio nel nordest del Brasile alla ricerca delle radici popolari della musica.

mercoledì 6 giugno 2012

Compagni!

Questi sono i comunisti che hanno governato l’Italia per 40 anni. Fortuna che quei tempi bui sono finiti… Ora è arrivata la democrazia.

lunedì 23 aprile 2012

L'urlo di un popolo stufo


Il Messico è percepito dagli stranieri come un insieme di spiagge, piramidi, sole e tequila. Ma purtroppo non è solo questo, questa nazione sta attraversando un momento molto difficile, c'è molta disuguaglianza sociale, mancanza di educazione, povertà, insicurezza, inquinamento.

Ho saputo di questa nuova campana sociale che si chiama "Nuestro Mèxico del futuro" (Il nostro Messico del futuro), la quale si sviluppa attraverso un sito web e alcuni social network come Facebook, Twitter, YouTube che fungono da portatori di messaggi di quello che i messicani vogliono per il loro futuro, possono parlare tutti: bambini, giovani e anziani. Il destinatario dei messaggi è il governo.

Questo rappresenta un esempio molto interessante di quello che la rete può apportare all'umanità. Mi fa piacere che le persone siano critiche e abbiamo il coraggio di dire basta a ciò che blocca il loro sviluppo individuale e sociale. Speriamo che questo possa servire come esempio per altre nazioni e che finalmente le cose possano cambiare (anche se gradualmente, ma il primo passo è stato già fatto). La comunicazione fra i cittadini e il governo dovrebbe essere bidirezionale, non credete?

Ecco per voi un video un po' crudo sulla reale situazione del Messico, rappresenta il palese egoismo che nutriamo nei confronti dei bambini e le generazioni future:



Se volete dare un'occhiata al sito, ecco il link:
http://www.nuestromexicodelfuturo.com.mx/

giovedì 9 febbraio 2012

A proposito di "sfigati" e figli di ministri ...


Care, Cari,
in: http://www.valeriobruschini.info/?p=547 , troverete la giusta e
necessaria difesa d'ufficio dei "nostri illuminati Governanti e dei loro pargoli ingiustamente offesi e vilipesi" dagli invidiosi di ogni risma.

Saluti,
Valerio.

MONTI, CANCELLIERI, FORNERO: LE VITE DEGLI ALTRI … STRAME PER IL BESTIAME
Vogliamo spezzare una lancia, omettendo dove, a favore dei suddetti personaggi e dei loro molto preziosi pargoli:
- Monti Giovanni, anni 39, Presidente o Vicepresidente in multinazionali italiane ed estere del calibro, solo per citarne un paio, di Citigroup o di
Morgan Stanley;
- Deaglio-Fornero Silvia, anni 37, insegna nell'Ateneo dei genitori e guida una fondazione, finanziata dalla Sanpaolo di cui la madre era Vicepresidente;
- Peluso-Cancellieri Giorgio, 42 anni, è stato recentemente promosso:
già precoce direttore Unicredit, ora è stato nominato Direttore Generale di Fondiaria-Sai, un bel posto fisso da 500.000 euro l"anno.
- Martone Michel, il fustigatore degli sfigati, (si noti il termine senz'altro oxfordiano), figlio di un potentissimo magistrato romano, arrivato alla presidenza dell'Associazione Nazionale Magistrati e, poi,
Presidente dell'Authority degli scioperi.

1) Noi ci stupiamo dello stupore suscitato dalle affermazioni dei genitori e dalle carriere dei figli, poiché significa ignorare la Storia e la Genetica.
I Romani, che, invece, si intendevano di queste cose, avevano risolto ogni problema con una frase lapidaria:
"Quod licet Iovi non licet bovi/Ciò che è lecito a Giove non è lecito al bove", con ciò significando che ciò che è concesso a chi ha particolari gradi, requisiti o capacità può non essere concesso a chi non ha tali requisiti.
Attraverso i secoli e gli spazi, inoltre, le classi dominanti, animate dal sacro furore patriottico, hanno sempre mandato al macello i figli … degli altri.
Oggi, al di là dell'istupidimento giornalistico-televisivo, realizzato ad arte dai loro fiancheggiatori, lautamente prezzolati, la realtà non è diversa.
Basta guardare i luoghi di provenienza e le condizioni socio- economiche delle famiglie d'origine di tutti coloro che sono morti nelle "missioni umanitarie di guerra".
Pertanto, le/i giovani, che sono condannate/i "solo" ad un'esistenza precaria e che vengono pure irrise/i, possono considerarsi ancora fortunate/i, per il fatto che la "Patria non ha (ancora) bisogno di loro"
come carne da cannone, ma solo come bestiame da macelleria sociale.

2) Ugualmente, da tempo immemorabile, coloro che nascono dai sacri lombi della classe dominante, sono geneticamente superiori, cosicché le loro fulgide e fulminanti carriere non sono frutto di raccomandazioni, come insinuano i malnati, bensì di indiscusse doti innate.
Già Platone aveva dimostrato "scientificamente" che dalla classe dei Governanti, che avevano un'anima razionale, sarebbero discesi altri Governanti, da quella dei guerrieri, che avevano un'anima irascibile,
sarebbero germogliati altri guerrieri, mentre da quella dei lavoratori, che avevano un'anima volgarmente concupiscibile/ desiderante il possesso, sarebbero venuti coloro che avrebbero svolto i lavori dozzinali.
Già il Poeta, Parini, pensando a Giovanni, a Silvia, a Giorgio ed a Michel
aveva scritto:
" A te scenda per lungo/ di magnanimi lombi ordine il sangue".

Pertantamente, come direbbe Albanese, pure noi ci uniamo al coro e diciamo alle /ai giovani sfigate/i:
"Andate a lavorare! Il lavoro non c'è? Inventatelo!
É qui che si vede l'uomo ed anche la donna!".