martedì 24 marzo 2009

Progetto velico.


Assieme Al Giulianone abbiamo comprato una deriva a vela ( un 470, vedi la foto, + o -) per navigare la prosima estate.
Ora si trova a Torvajianica pronto a navigare.
Chi fosse interessato a partecipare ad uscite orizzontali si faccia avanti.

Possiamo prendere in considerazione affiliazioni ad una proprietà collettiva gestita in modo autonomo (le spese di gestione sono minime).
L'idea che lanciamo già da ora per l'estate è di veleggiarci fino alla toscana facendo del campeggio nautico lungo le coste. Per la serie VIAGGI INCREDIBILI!!
Possiamo costituire un gruppo di 6-8 persone seguito da una o due macchine, e magari affiliare un'altra barca...

MAtteo e Giuliano.

sabato 21 marzo 2009

DELLA DECRESCITA (di Daniela Degan)


Vi riporto alcuni spunti sulla questione "Decrescita" esponendovi, oltre alla definizione, la considerazione che si possa vivere senza aumentare. In un altro articolo, che vi invierò in seguito, vi segnalo i quattro livelli su cui agisce il processo della decrescita, come ci è stato spiegato da Serge Latouche, Mauro Bonaiuti ed altri pensatori.

venerdì 20 febbraio 2009

Ritorno in Pernambuco - 2009 - Brasile

Sono passate solo due settimane e trovo Recife tutta colorata e pronta per il carnevale. Impalcature, festoni, il galo da madrugada, palchi ovunque. Sembra tutto quasi pronto.

mercoledì 4 febbraio 2009

Maranhao 2009 - viaggio Brasile - secondo

Dopo tre ore d´aereo arrivo a Sao Luis, capitale dello stato di Maranhao. Sono ospite di un fotografo freak e simpatico, Paolo Socha, che senza conoscermi mi dá un giaciglio e le chiavi di casa.

martedì 3 febbraio 2009

Zona Epicurea in Zona Rischio


"Polemos è padre di tutte le cose, di tutte il re"
Eraclito di Efeso


Sabato 14 febbraio alle ore 16

presso lo spazio sociale Zona Rischio
via di Pietralatella s.n.c. a Casalbertone

si svolgerà l'incontro di filosofia orizzontale a cura del Coxsa:
ZONA EPICUREA

discussioni e sperimentazioni su temi universali

dalle ore 16 parleremo di CONFLITTO

l'iniziativa prosegue all 19 con l'aperitivo e alle 21 con la proiezione del film "the Experiment"

lunedì 12 gennaio 2009

PERNAMBUCO - 2009 - Viaggio Brasile - inizio

Amici,
scusatemi se vi ho fatto aspettare tanto, ma non è stato facile ambientarsi e regolarizzare un po’ le attività. Appena arrivato mi sono sentito in un luogo familiare: riconoscevo i luoghi e le abitudini, gli odori e gli scorci di Recife. Ma non mi ha preso quell’entusiasmo maniacale tipico degli italiani all’estero: ero particolarmente stanco –registrare il disco mi ha stressato- e quindi Giuliano mi ha portato dopo neanche un giorno a rilassarmi nella vicina isola di Itamaracà, un posto stupendo di spiagge bianche e acqua caldissima dove ci si lascia trasportare dalla corrente per centinaia di metri, percorrendo sottili vie d’acqua bassa come dei tronchi d’albero alla deriva.


















Lo stordimento mi è giunto quasi subito, non ho opposto resistenze alla fiacca e l’ozio si è impadronito di noi, che ci alternavamo tra il mare e i vari baretti, dove con poco puoi mangiare pesce e bere acqua di cocco. Siamo stati ospitati dalla nostra padrona di casa, che in questi mesi estivi si è trasferita con alcuni amici a Itamaracà per dare più spazio agli affittuari nella sua casa di Olinda.



















La casa a Olinda è bellissima –è la stessa che mi ha ospitato l’anno scorso- e stavolta la divido felicemente con Giuliano, almeno per le prime tre settimane. La mattina facciamo colazione sul terrazzo di legno in compagnia di una famiglia di scimmiette che attende qualche avanzo. Con comodo usciamo di casa e facciamo la spesa nel quartiere nuovo di Olinda, dove ogni tanto vado a correre e a farmi un bagnetto veloce, giusto una rinfrescata per camminare, che qui è pericoloso nuotare per via dell’alta concentrazione di squali.


Andiamo al centro soprattutto per fare le compere: magliette, camicie, caricabatterie. A proposito: ho trovato delle bacchette per i surdi veramente belle! Costano 4 euro l’una e mi sa che ne compro una quindicina..va bene Caracche?
Una sera siamo stati alla casa da Rabeca, un centro di divulgazione delle culture popolari del Pernambuco ad assistere a una ciranda e a un cavalo marinho. Per la prima volta ho danzato la Ciranda in mezzo a tanta gente, ho capito i passi e soprattutto la cordialità che lega i partecipanti. Il cavalo marinho è stato molto impressionante. I passi dei danzatori colpivano così forte sul terreno che mi arrivavano le vibrazioni ai piedi. Durante le danze si abbracciavano, si rotolavano, fermavano la musica, facevano scenette, creando una sotra di commedia dell’arte contadina. Ho lasciato il disco e il documentario della renna a Pedro Salustiano, esponente di una famiglia che da generazioni si dedica alla musica popolare.

Il giorno dopo mi sono buttato in una prova aperta di frevo, la danza frenetica del carnevale di Recife, in mezzo a tanti adolescenti fomentatissimi. Mi sono sentito un vecchio, non solo per la differenza di età ma anche per la fatica immensa che facevo a stare ai loro passi senza fare troppe brutte figure. Loro mi hanno accettato con facilità, erano curiosi di me e, quando ho fatto un salto particolarmente riuscito, tutta la folla mi ha applaudito. Per i 4 giorni seguenti mi sono contorto dal dolore di tutti i muscoli del corpo: non ce ne era uno che non si contorcesse dall’acido lattico. Il colpo di grazia me l’ha dato Giuliano, che mi ha fatto un massaggio molto forte alla schiena che mi ha privato delle ultime forze. Ma deve essere andato a buon fine visto che dopo due giorni, in occasione di una sambada di maracatù dell’entroterra –a Itaquitinga, vicino Nazaré da Mata- ho fatto di nuovo spettacolo di me.

La sambada è l’oggetto del mio lavoro qui in Brasile: è una prova dello spettacolo che i gruppi di maracatù rurale faranno nella loro presentazione carnevalesca. Le prove vanno avanti tutta la notte e i danzatori si sostengono solo grazie a forti dosi di cachaça. Il mio lavoro qui è quello di partecipare alle feste, di sperimentare con danze e canti il mio inserimento nelle comunità locali. Perciò mi sono lasciato andare anche io alla cachaça, che evaporava a ogni danza. Dopo alcune ore estenuanti ho compreso che quella festa era una sorta di rave contadino, dove ognuno danzava liberamente in leggera interazione con gli altri. Ho capito lo stile di movimento, che non ha passi codificati. Anche lì mi sono commosso quando il mestre ha intonato un paio di canti in mio onore e quando alcuni ragazzi mi hanno coinvolto nelle danze, dicendomi che ballavo proprio come un indio. Io l’ho preso come un grande complimento, visto che le usanze indigene sono quelle che più mi affascinano in questo momento.
Vediamo come si sviluppa il viaggio: se riesco a trovare agganci per visitare comunità indigene mi piacerebbe farci una capatina. In ogni modo l’amicizia e cortesia delle comunità rurali è il massimo che posso concepire. Invece Olinda più passano i giorni più inizia ad attirare gente. Il fine settimana è un casino pazzesco. Dicono che è già carnevale qui, ma se è così non so se mi piace. La folla mi spaventa, specie se è irrispettosa come i fricchettoni di Olinda: ci pisciano davanti casa, fanno casino a tutte le ore e si divertono senza fare amicizia. Mi sa che sono invecchiato, ma preferisco stare coi contadini, coinvolgermi in situazioni di roda, di circolo, dove poter scambiare interazioni un po’ più pulite. Forse cambierò casa a febbraio.

Sono stato a salutare mestre Chacòn, dei maracatù Portorico, che mi ha accolto con grande gioia. Ho lasciato anche a lui una copia del disco della Caracca. Mi ha invitato a suonare con i portorico e a sfilare con loro durante il carnevale, il problema è che dovrei frequentare le prove tre volte a settimana senza perderne quasi nessuna, a così mi perderei un sacco di alre situazioni interessanti. Ci penserò su… Nel suo terreiro abbiamo partecipato a una festa per gli orixas, dove ho danzato assieme ai fedeli che di tanto in tanto andavano in trance e per la prima volta ho compreso la prossimità a uno stato del genere, che prima mi sembrava così incomprensibile. Il bello dei brasiliani è che non hanno abitudini rigide, non sono integralisti ma sono aperti a ogni collaborazione e ci invitano senza problemi a sperimentare le loro pratiche, anche se non siamo formati secondo le regole della loro cultura. Così alla fine torniamo a casa con un’esperienza forte: non abbiamo solo osservato un rito, ma ci siamo stati dentro, assieme a loro.
Ieri sono stato a suonare con il gruppo di maracatù Leao Coroado, il più antico gruppo di maracatù esistente nella città, fondato nel 1863. A differenza degli altri, che fanno competizione tra di loro, sfornando ogni anno ritmi sempre più complessi, il gruppo di mestre Alfonso fa un ritmo solo, che è uguale a quello di un secolo fa. Un ritmo bello e funzionale, che mantiene viva la radice del maracatù. Poi i partecipanti mi accolto molto bene e alla fine della prova –tre ore sostenendo un tamburo pesantissimo su una spalla sola- mi hanno portato a recife antiguo, il centro storico, a danzare coco con un gruppo di olinda, i naçao xambà, che suonano coco in uno stile un po’ volgare, molto nero –tipo io so io e voi nun sete…- e privo di quella delicatezza india che oramai mi ha conquistato. Tornato a casa sono crollato totalmente e ho fatto un bel sonno ristoratore. Oggi risolvo piccoli problemi tecnici e domestici e poi tento un'altra prova di frevo. Farò di tutto per non rovinarmi il fisico….
Macchè...sono andato al laboratorio con le cosce doloranti e per fortuna che c'ho 35 anni e mi sono fermato, altrimenti se davo retta a quei ragazzetti sciolti finivo all'ospedale. Oggi mi tengo buono perchè stasera ho un laboratorio di brincadeira do boi, un lavoro originale di Heder Vasconcelos, ex-mestre ambrosio e personaggio di spicco della danza contemporanea pernambucana.
Nel fine settimana vado a trovare gli amici della cambinda brasileira, che si vedono nei campi di canna per una sambada de maracatu. Farò interviste, spero anche di filmare. Ma soprattutto danzerò con queste persone bellissime che mi vogliono tanto bene.
Amici romani! Non crediate che non tornerò più! Sto solo assorbendo un po' di energia per voi, perchè quando torno ve la voglio infondere! E' questo il mio intento, artistico e umano, perciò non disperate e attendete fiduciosi...

Oggi sono andato a una lezione di frevo e caboclinho presso il Balè Popular de Recife, un posto semplice e accogliente, con pochi alunni e un'insegnante allegra e sapiente. Mi ha fatto fare una bella sequenza di riscaldamento che mi ha disteso i muscoli contratti. E' rimasta colpita dalla mia abilità nel frevo e dice che la prossima volta mi vuole sfidare! Ma forse mi fa solo dei complimenti. Emozionante invece è stato quando le ho dato il demo della Caracca: lo ha messo durante la lezione e ha danzato il samba di coco sulle mie basi. Finita la lezione mi sono catapultato a Recife Antiguo per partecipare al laboratorio di Helder, che è un lavoro originale sulla brincadeira del boi (il bue di stoffa), in preparazione alle sfilate del carnevale. Si danza, si suona e si canta, ma soprattutto si suda una quantità impressionante di liquidi. Al momento del canto mi sono intimidito, mannaggia! Vedrò di recuperare la volta prossima. Comunque ho totalizzato 4 ore di danza oggi. Sento che mi sto rinforzando, così potrò affrontare prove sempre più dure.
Stanotte Giulianone parte per Rio e io rimarrò soletto.
Si riprende la vita quotidiana: passeggiata nel centro, dove ho comprato dei splendidi batacchi per i surdi della Caracca, tutti rigorosamente rossi. Poi delle scarpe da ginnastica per il frevo, di una taglia più piccole dei miei piedi, così da rimanere ben strette per fare quelle belle acrobazie sulle punte. Mi sono riposato un po' nei giardini di un parco osservando alberi centenari e mangiando un po' di cajù, un frutto polposo dal sapore indescrivibile.


Poi mi sono recato al Balé popular de Recife, dove mi sono iscritto per un mese di danze intensive. Purtroppo ho sottovalutato i dolorini che ancora avevo nelle gambe e ho provato ugualmente a fare dei passi un po' rischiosi. Risultato: dolore accecante! Di corsa in farmacia dove un ho preso un analgesico spray che mi ha permesso di muovermi come un vecchietto verso casa. Prima di rifugiarmi nella casetta di legno, avevo un appuntamento con Amelia Veloso, leader e produttrice del gruppo di maracatu Naçao Pernambuco, a cui ho dato il mio materiale promozionale, confidando nella sua capacità di distribuzione a produttori e organizzatori di festival. Non prometto nulla, ma l'intento di portare la Caracca qui, a collaborare con i danzatori e musicisti brasiliani mi attira molto. Per il momento mi accontento di raccogliere i contatti con le persone giuste.
Oggi, vista la gamba dolorante, farò il bravo e mi riposerò. Cercherò di scrivere un progettino di scambio artistico tra Roma e Recife e cercherò di rimediare una buona telecamera per la giornata di domani. Andrò con Barbara a conoscere un musicista molto importante qui, Siba Veloso, che fa un lavoro molto interessante. Assieme andremo a vedere due sambadas di maracatu nella zona da mata. Così mi farò una bella esperienza e potrò iniziare a scrivere il testo del libro di foto dedicato alle sambadas della mata norte. Stasera, se non sono distrutto, andrò nel terreiro di Portorico per partecipare a un xangò -rituale religioso del culto degli orixas- dedicato a oxossi.

Sabato 17 giornata memorabile. Mattinata a conoscere Siba e a Fuloresta do samba, in qualità di aiuto fotografo: fondamentalmente spostavo gli ombrellini rifrangenti e aiutavo Barbara nel suo lavoro. Abbiamo mangiato tutti insieme al mercato del quartiere Vila Madalena, un posto molto popolare con della carne ottima. Poi siamo andati a Nazaré da Mata per partecipare alla sambada di maracatù della Cambinda Brasileira, il più antico gruppo di maracatu rurale del Pernambuco. Lì ho fatto esperienza di tutto quello che mi servirà per scrivere il mio testo sul libro di maracatu: ho danzato per circa sei ore, sperimentando l'affascinante equilibrio tra sudore e cachaça (ne ho bevuta una lattina da 33cl), mai ubriaco veramente ma lievemente intontito, pronto a familiarizzare all'interno della brincadeira. La festa è durata fino all'alba, quando il sole mi ha svelato il paesaggio incredibile dei campi di canna. Non so perchè mi affascina così tanto questo paesaggio. E' come se percepissi il peso della schiavitù guardando queste colline che una volta erano bosco.





Comunque, oramai danzo come uno di loro, ho capito lo stile dei movimenti di questa festa senza passi obbligati. Loro mi hanno accolto con una tale amicizia che ho deciso di trasferirmi lì mercoledì prossimo e rimanerci fino a domenica, per partecipare a un'altra sambada. Nel frattempo ne approfitterò per fare interviste, godendo anche della compagnia di un gruppo di etnomusicologi di Belo Horizonte che si sono trasferiti lì per fare delle ricerche. Andremo in macchina alla varie feste di coco e ciranda, cavalo marinho e maracatu, filmeremo e registreremo un po' di materiale utile a tutti noi. Ho impressionato anche questi giovani ricercatori, così posati dietro le loro cineprese, che mi guardavano bagnato di sudore e sporco di terra rossa fino ai capelli, con una benevola invidia da parte loro. Vedrò di scoiglierli un po' e fargli capire che la vera ricerca non è osservare ma partecipare. Ritorno distrutto a casa alle 10 di mattina. Prima di lavarmi mi fotografo le scarpe, che sembrano invecchiate di cento anni in una sera.



Nel pomeriggio, per riprendere il bioritmo, faccio lo studente che studia e vado alle prove di maracatu Leao Coroado, dove filmo un pezzo, trascrivo i ritmi, registro e suono il rullante. Mestre Alfonso è molto disponibile e felice di ospitare stranieri nel suo gruppo.








Le giornate scorrono bene. Di mattina non mi affatico: mi godo la casa, la frutta e leggo libri. Il pomeriggio ho sempre una lezione di danza presso il Balé Popular de Recife e la sera o vedo prove di gruppi musicali o partecipo al laboratorio estenuante del Boi Marinho di Helder Vasconcelos. Sento che sto rimettendomi in forma, finalmente.

Oggi parto per Nazaré da Mata, luogo amato di gente bella e aperta. Rimarrò lì per tre o quattro giorni. Mi aspettano serate di ciranda, coco e sabato una bella sambada de maracatu con mestre Reginaldo, uno dei migliori cantanti-improvvisatori locali. Farò interviste e registrazioni, e mi muoverò assieme a un gruppo di etnomusicologi di Belo Horizonte che sta lavorando lì già da qualche settimana. Lascio la città caotica e dispersiva per concentrarmi sulla vita che ritengo più vera, tra la gente che vive attorno ai campi di canna.
Appena arrivato mi accoglie la musica di Santino, cirandeiro locale, che prova assieme alla sua banda presso i locali della scuola Revoltosa. Entriamo nel cortile e già lo vedo emozionato, felice della nostra presenza. Santino è un tipo sereno e delicato, canta quando vuole, non è un musicista lanciato e sta bene così. Tutti si avvicinano a conoscerci. Il bello della provincia è tutto qui: pochi stimoli, tanto tempo a disposizine. Quando arriva qualche forestiero è una gioia per tutti. Ci ritroviamo su una panchina a chiacchierare del più e del meno con tante persone, a goderci tranquillamente il fresco della sera.




Arriva Galego, trombonista di Siba, e mi prende sottobraccio fino a un bar, per bere svariati bicchierini di cachaça. Lì mi racconta della sua vita: ha iniziato a lavorare nei campi di canna all'età di 13 anni e a 18 ha smesso per dedicarsi seriamente alla musica. Ora è un musicista affermato, ma non per questo ha snobbato la modestia e l'apertura tipica della sua gente. Le nostre star dovrebbero imparare questa lezione dai musicisti brasiliani. Dopo l'ennesimo bicchiere mi presenta un proprietario di un campo di canna, dicendomi: vedi, oggi posso abbracciare un proprietario. Il tipo mi spiega che con l'aumento delle tasse anche i proprietari, che erano i veri sfruttatori dei tagliatori di canna, sono finiti in miseria, e oggi condividono i bar e il destino di tutti gli altri.

Il giorno dopo mi muovo con Lucia, etnomusicologa instancabile, e suo cugino Pedro, reporter serio e silenzioso, alla volta di Fereiro, per intervistare Zé Galdino, un cirandeiro locale. Ci accoglie nella sula casa ornata di trofei, coppe e coppette vinte in tanti festival di improvvisazione vocale. Lui suona ciranda ma è stato anche cantante di maracatu e oggi è un affermato repentista, improvvisatore in rima. E' molto sciolto nel parlare, Lucia quasi non riesce a fargli domande mentre lui svolge da solo un lungo discorso, forse già ripetuto più e più volte ai giornalisti locali. Era onorato della nostra presenza, del fatto che degli stranieri fossero arrivati fin lì per conoscerlo. Prima di andar via compro un suo cd di ciranda, che è il primo volume della serie "Poetas da Mata Norte" una bella raccolta dei migliori cantori locali.




Breve sosta per il pranzo -galletto alla brace, riso e fagioli- e poi arriviamo ad Aliança, per conoscere uno dei migliori cantantri locali, Biu Roque. La sua voce è incredibile, sembra un lamento, e la sua vita dura non smettono di incantarmi. Andate a sentire i suoi canti su myspace: ne vale la pena. Con lui le pretese di intervista sfumano rapidamente per far posto a una bella condivisione del suo spazio. Ce ne stiamo a chiacchierare pigramente, godendoci il fresco del venticello che porta aria di mare, come se fossimo stati lì già da molti giorni.



Il giorno dopo arriviamo a Carpina per conoscere uno dei miei riferimenti musicali: Joao Limoeiro, cirandeiro di prima classe. Ci accoglie con la sua bella faccia allegra e paffuta e con un' orda di figli scatenati, che disturbano meravigliosamente le riprese video di Pedro. La moglie ci offre un dolce a base di banane veramente buonissimo, mentre lui ci parla della sua musica. Ci racconta che grazie a Siba Veloso la sua fortuna è raddoppiata: suona il doppio, ricevendo compensi più alti. Tutti i musicisti che abbiamo incontrato non mancano mai di ringraziare Siba, ex leader di Mestre Ambrosio, ora radicato nella zona da mata con progetti di produzione e diffusione degli artisti locali, nonchè con il suo gruppo di successo, a Fuloresta do Samba, che rinnova e dà continuità alle tradizioni di ciranda, frevo, maracatu e coco.







Finalmente un pomeriggio libero. Ne approfitto per farmi una bella passeggiata per i campi di canna. Lì percepisco la vastità del mondo che è cambiato: non più bosco ma piantagioni infinite, che creano un nuovo ecosistema con le persone che ci abitano dentro. Ora capisco profondamente che questi non sono più indios, né africani, né portoghesi. Sono caboclos, abitanti della mata norte, che mostrano la loro identità negli spazi della canna. Per un po’ mi sento anche io parte di tutto ciò e mi commuovo guardando il verde delle foglie al vento e le vie di terra rossa. E’ strano, è come se avessi rincontrato un vecchio amico, una persona che non vedevo da tantissimi anni. In ogni modo la passeggiata mi rincuora, mi rasserena e posso tornare in paese con la testa un po’ più alta, quasi ad ostentare un battesimo nel mondo rurale. La sera bella cenetta a base di carne de sol, una carne fatta seccare un po’ al sole prima di cuocere, e macaxeira fritta, patata locale.



La mattina andiamo a trovare il gruppo di Siba che si prepara al viaggio per Recife; la sera suonano in un pub inglese. Poi ci muoviamo anche noi alla volta della capitale. Ora percepisco molto la differenza tra le persone e devo dire che i contadinotti di provincia mi piacciono molto di più dei fricchettoni disperati di Olinda. Credono di essere dei gran fichi ma adesso mi sembra che non facciano altro che nascondersi dietro i tamburi delle naçoes africane. In ogni modo decido di immergermi nella follia locale: la sera vado a una festa del bloco mangueira. Nato come gruppo di amici, con gli anni si è andato estendendo sempre di più fino a diventare un bloco. La serata infatti non è di Eddy, leader del gruppo che suona una bella musica underground sul palco, ma della mangueira, come se la vera attrazione fosse il pubblico. Danzo allegramente tutta la sera e torno stanco a casa verso le tre.



Grande sforzo a svegliarmi alle sette, ma non volevo perdere un passaggio per Itamaracà, dove mi abbandono al sole e all’acqua caldissima del mare che mi stordisce totalmente: è più calda dell’acqua bassa di Martignano ad agosto! Per prendere un po’ di fresco devo uscire dall’acqua, il contrario del nostro mare. Per tornare a casa la proprietaria mi presta la sua macchina, e io mi giovo della guida in strade che non conosco, percorrendo 100km senza mai perdermi. Arrivo in tempo per mettermi a nuovo e uscire subito alla volta di Paudalho, paesino dell’entroterra, dove la sera si svolge la festa di San Sebastiano. Danzo ciranda con Joao Limoeiro, assisto a spettacoli di embolada e repentistas, cavalo marinho e mamulengos.
Compro confetti di solo zucchero e proseguo fino all’alba, contemplando la follia di ventimila persone, per lo più ragazzetti, che danzano forrò durante un lungo concerto di Geraldino Lins. Alle 4 prendo l’autobus dei pendolari e ritorno a Recife, che mi regala un’alba bellissima.

Seguono due giorni di lavoro: sono stato alla Fundarpe a presentare il mio progetto musicale e ho contattato vari produttori per divulgare il mio materiale. La strategia è quella di sentire tutti, ma anche di informarmi sul tipo di lavoro che fanno, per cautelare il mio progetto ed evitare di proporlo a chi potrebbe rivenderselo. Non credevo che la mia proposta fosse tenuta così in considerazione, ma prima di esaltarmi voglio vedere se riesco a trovare l'interlocutore giusto che possa curare il lavoro burocratico in Brasile. Ho due buoni contatti nei prossimi giorni, staremo a vedere.
Poi ho fatto una bella chiacchierata con Maria Acselrad, una ricercatrice carioca che è molto vicina alla mia linea di ricerca. Mi ha invitato a fare un bel viaggio dopo carnevale nel sertao, per assistere a due giorni di rituali indigeni...non vedo l'ora.
Oggi sono stato a un'altra sambada di maracatu, questa volta in periferia di Recife, nel sobborgo Tabajara, maracatu Piaba de Ouro, della famiglia Salustiano. Tante riflessioni, tante contraddizioni. Innanzitutto devo dire che sono arrivato un po' tardi, alle 23.30, quando la festa era già cominciata. Sapendo che dura fino all'alba, me la sono presa comoda. Ma non c'era verso di entrare nelle danze, come invece mi è accaduto a Nazaré. Ho trovato tutti caboclos con bastoni che mimavano la guerra un po' troppo aggressivamente. I bastoni schioccavano, spesso si finiva alle mani, ma senza proseguire in episodi duri. Io non sono riuscito ad entrare. Conosciuta la brincadeira dolce dei campi di canna, a distanza, quasi una lotta di ombre, qui era una lotta più evidente, come a volte capita tra gruppi di capoeira aggressivi. A un certo punto due caboclos, già belli intontiti dalla cachaça, si pigliano: il bastone di uno colpisce il naso dell'altro, che comincia a sanguinare. L'altro lo bastona duramente ma lui non cade. Li separano. Segue un momento di calma, con un tizio in bagno a fermare l'emorragia e l'altro che sembra andato via. Invece dopo un po' ritorna a ballare, e dopo poco esce il tipo, incazzato nero. Inizia subito a bastonarlo -e non parliamo di bastoncini- ma subito intervengono tutti a fermarli. La musica cessa e io con i miei amici pensiamo che è il momento buono per andarcene. Tornando a casa penso alla rabbia che questa festa convoglia e sfoga. E' una festa preziosa, perchè in genere riesce a trasformare il dolore in sudore e abbracci. Ma oggi non è stato così. Una volta accadeva spesso; durante le sambadas ci scappava frequentemente il morto. Poi la federazione carnevalesca e l'associazione dei maracatus hanno proibito gli episodi di violenza, pena il ritiro dei finanziamenti per il carnevale. Ora, non mi sento di dire che il maracatu degli emigranti in città sia più duro, e un po' mi spiace, perchè già mi sovvenivano una serie di ragioni possibili. Ma non sarebbe giusto: del resto ne ho visto solo uno, e pure anomalo. Di certo ho assistito a un esempio di come erano una volta queste manifestazioni.
Lunedì 2 febbraio parto per Sao Luiz: cambio stato, mi sposto più a nord, nel Maranhao. Voglio cambiare aria e proseguire il cammino verso la ricerca di uno stile di danza e di musica che, conosciuto con il cavalo marinho, ora è maturato nel maracatu rurale e nel coco di roda delle campagne. Ma sento che più a nord, dove la fusione tra neri e indigeni è ancora più presente, troverò uno sviluppo interessante delle mie ricerche. Ne approfitterò per conoscere un mondo diverso. Se sarà una delusione, saprò accontentarmi delle spiagge paradisiache che si trovano a pochi passi dalla città.
Quindi con gennaio finisce il Pernambuco e comincia Maranhao 2009.
Ritornerò a Olinda il 18 febbraio, intempo per il carnevale.
Ma non potevo lasciare Olinda senza aver provato un po' di follia carnevalesca. Perciò non ho evitato la domenica e sono uscito per le strade intasate di gente. Per evitare il panico ho annullato tutti: l'eccesso di persone è come camminare nel deserto: non mettevo a fuoco nessun viso ma percepivo i flussi di movimento. Come una goccia d'acqua nel mare, seguivo le correnti e i ristagni. Ciò mi ha permesso di non sentirmi pressato in quella folla oceanica senza fine. E' come Porta Portese a mezzogiorno, solo che invece delle bancarelle ci sono gruppi musicali e stand di cibo e caipirinhe. Ne ho bevute appena due -qui l'alcol non mi fa quasi effetto- ma la percezione alterata della folla mi ha ubriacato, finalmente. Con gran naturalezza, ho ballato dietro a un gruppo di percussionisti e poi mi sono diretto verso casa. Sono crollato a letto immediatamente, in preda alla sbornia. Dopo un'ora mi squilla una mia amica. Mi invita alla notte cubana, un evento che volevo vedere già da un po'. Mi faccio forza con una doccia fredda e un caffè e dopo un'ora siamo già in periferia a danzare in un locale veramente bello. L'ambiente è molto semplice e le danze sono molto intime e sentite. Altro che la salsa aerobica dei romani! Qui si balla senza virtuosismi finti, le donne aspettano sedute qualcuno che le faccia ballare ed è un continuo movimento. Sono entrato in amicizia con una comitiva di ragazze e le ho invitate tutte a ballare. Poco a poco imparavo i passi, ma non ho fatto in tempo ad assimilarli bene al punto di dimenticarli e sciogliermi. I veri padroni del posto sono i vecchietti: grandi danzatori, fascinosi e un po' marpioni, invitano le ragazze a danzare con loro, che fanno dei numeri eccezionali, non per vistosità ma per romanticheria. Mi sembra di essere tornato a Cuba a respirare quell'aria semplice e autentica della gente che si diverte senza strafare.
Ora sì che posso partire per Sao Luiz.
Olinda, ci si rivede a carnevale!

venerdì 5 dicembre 2008

Panamericana - Viaggio in pullman Peru e Cile - ridotto Lima Santiago

Tra il 25 ottobre e il 21 dicembre io e la X alice siamo in viaggio tra Lima (Perù) e Buenos Aires (Argentina) utilizzando pullman. Chi volesse aggregarsi o incrociare il nostro itinerario ci contatti alla mail del blog (infocoxsa@gmail.com)

in rosso l'itinerario previsto di
massima.
Matteo X e Alice X

giovedì 6 novembre 2008

Panamericana 2 - Viaggio in Peru e Cile

6 Novembre. Oggi abbiamo visto la prima citta' Inca Vicino Cuzco: Pisac. Con vari mezzi abbiamo raggiunto il punto piu alto da cui iniziare la visita. Faceva caldo, le gambe cedevano salendo i gradini megalitici.. ho pensato: ci vuole un aiutino..le foglie di coca comprate al mercato di Andawaylas... Me ne sono messe in bocca una manciata assieme a un pezzetto nero di una roba che la vecchia ci ha dato insieme (al museo spiegava che e' un catalizzatore per le sostanze delle foglie) e che sapeva sinceramente di cacca di gallina e dopo poco masticare ecco che mi si addormentava la guancia..come dal dentista. Alice, con meno foglie e niente cacca nera, nessun effetto. Intanto le mie gambe cominciavano a procedere leggere sui mille gradini e sentieri di pietra che collegavano le tre fortezze. Alice allora ha preso anche lei la cacchetta nera e anche la sua lingua si e' addormentata, e piano piano le sue gambe non hanno sentito piu' la fatica...provvidenziale!!! Ha apprezzato molto il sito e a un certo punto ballava e cantava tra le rovine... Come nostra prima esperienza con le foglie di coca, nel suo piu' tradizionale ambiente inka, direi che e' andata bene, basta che poi non ci prende il vizio..


7 novembre. Oggi sono andato a vedere altri 3 siti Inka, senza Alice che doveva smaltire la stanchezza di ieri. Io dopo la cena di ieri (2 uova al prosciutto, platano fritto e riso, bistecca con cipolla, e colazione con altre 2 uova al prosciutto) mi sono perfettamente ripreso...
Mi sono fatto fare da guida da un indio che mi ispirava, mi sembrava un tipo serio. Dopo le solite menate sulle rovine, che si chiamano pucha puchara, mi ha parlato un po dei riti inca, spiegandoli anche alla luce dello sciamanismo ancora praticato tra gli indios. Diceva che gli inca non erano politeisti come si crede, il sole, il puma, il condor le montagne l'acqua e i vari elementi naturali venivano rappresentati solo come centri di potere da interpretare, controllare e influenzare magicamente ma adoravano una sola divinita' che non rappresentavano se non in forma di varie impersonificazioni, che sarebbe lo spirito vitale che e' in tutti gli uomini e in tutte le cose. Mi sa che l'indio riporti una concezione contemporanea dello sciamanismo locale piu' che della relligione inka ma tant'e'. Dice che loro non credono in un dio che ha creato l'uomo ma in uno spirito che viene creato da tutti gli uomini, un Feuerbach delle ande , insomma... Allora gli ho chiesto perche' nei quadri coloniali di soggetto religioso, cristo e i santi vengono sempre rappresentati sofferenti, insanguinati, torturati... Lui dice che essendo gli artisti di origine india, rappresentavano nascostamente il cattolicesimo come sofferenza e dolore (una schifezza insomma), inserendo nelle pitture dei simboli nascosti della religione Inka, serpenti , montagne , puma, etc... Oppure l'indio rappresentava la sua condizione di schiavitu' e sofferenza nei soggetti religiosi, in cui in realta' i pagani che martirizzano i santi sarebbero proprio i religiosi e i cattolici conquistadores sapagnoli...
Quello che si coglie qui al Cuzco e' in effetti un notevole orgoglio indio che trova esperessione anche in movimenti politici ispirati a Tupac Amaru II (El 18 de mayo de 1781, en la Plaza de Armas del Cusco, Tupac Amaru fue obligado, tal y como señalaba la sentencia, a presenciar la ejecución de toda su familia, que era llamada muerte psicológica. Ante su presencia ejecutaron sus aliados y amigos, su esposa y sus cuatro hijos. Luego le cortaron la lengua. Se le intentó descuartizar vivo atando cada una de sus extremidades a sendos caballos, de manera infructuosa, por lo que finalmente se optó por decapitarlo y posteriormente despedazarlo.WIKI)
per qualche notizia sul popolo Quechua http://web.tiscali.it/inti.wasi/ande_runa_simi.htm

8 novembre. Siamo andati a visitare Ollantaytambo prendendo 4 autobus locali e minibus stracarichi. Eravamo a due passi da Macchu Picchu, ma visto il nostro spirito anticonsumista e lo snobismo per il turismo di massa, non ci siamo andati.

9 Novembre. dopo sei ore di viaggio, le ultime tre su uno stupendo altipiano, siamo arrivati a Puno sul lago Titicaca. La sera abbiamo mangiato la prima pizza peruviana (cotta a forno a legna e con formaggio andino fresco) piuttosto buona e poi ci siamo andati a ristorare con il tipico quarto di pollo alla brace che qui tutti mangiano la domenica sera...

10 novembre. Ci siamo convertiti al turismo di massa. Abbiamo comprato l'escursione a Sallustani (non c'era altro modo di andarci , pare) e per domani quella di due giorni alle isole del lago Titicaca.

12 novembre. Tornati dalla crocera sul Titicaca..(si fa per dire 25 dollari tutto compreso) Il lago e' stupendo,abbiamo visitato le isole galleggianti, dove alcuni indios fanno finta di vivere per vivere di turismo, pero'sono molto simpatici..quando andavamo via uomini e donne in costume ci hanno cantato "vamos alla playa..ho ho ho ho". Ma il pezzo forte viene ora. Arriviamo dopo 3 ore all'isola di Amantani', dove dovremmo pernottare. Al porto la nostra guida ci smista come schiavi al mercato, noi per ultimi, capitiamo con Norma, una india di circa 25 anni in costume che comincia a trottare in salita verso la sua casa.
Noi avevamo addosso gli zaini con tutto il mondo(che abbiamo comprato nel frattempo) e gli stiamo dietro per un po. Dopo un KM in salita alice e' stremata, ha il raffreddore e non ce la fa. Io mi prendo anche il suo zaino e ricominciamo dietro la piccoletta. Dopo 300 metri alice non si vede piu'. poso lo zaino, riscendo e la trovo seduta "io da qui non mi muovo, tornami a prendere dopo..." Io risalgo e con i due zaini e altri due zainetti pieni mi rimetto in salita a inerpicare sull'isola dietro la india. Dopo altri 500 metri in cui fischiavo come una locomotiva arriviamo a casa della signora. Ricordo che siamo a 4500 metri e sono le 2 di pomeriggio sotto il sole. La casa della signora e' una vera casa india, solo molto piu' pulita anche se senza acqua corrente e luce.. Fuori casa ha il recinto con le pecore. In cortile la sorella 18enne intreccia braccialetti e una bambina gioca. Recuperata Alice la porto nella camera a noi assegnata: chicche di ali sul momento: "ma anche questa isola e' galleggiante? O e' come gli Iceberg...?? Che sono Radicati..." (parole esatte confermate da alice). La stanza e' pulita con i letti con la rete di Totora, le solite canne, e una candela. Dopo un po di riposo in cui sono stato incastrato dalla figlia di 8 anni di Nora a giocare il gioco dei sassetti..siamo andati a pranzo. La cucina, con un fornello a legno tipo camino, con sopra pentole di coccio a bollire, tutta la famiglia seduta su ciocchetti di legno a parlare sommessamente in Quechua. La Mamma patriarcale al posto di comando davanti alle pentole che dirigeva e cucinava per terra tra vari catini e ciotole che servivano per tutto, la bambina ogni tanto veniva mandata a prendere l'acqua. Accanto ai fornelli vivevano liberi due Cuy (porcellini d'india) che qui si mangiano. Ci hanno dato una zuppa di quinoa (il mais selvatico andino) con patate e verdure e pataste riso e un pezzo di formaggio ripassato in padella. Da bere te di Mugna (tipo mentuccia). Il pomeriggio alice ha dormito con Aspirina. Io escursione sulla cima del monte a vedere il tramonto. Ovviamente ho mangiato le foglie di coca, in allegra compagnia del gruppo di ravers polacchi, di una famiglia americana-cilena, di una coppia francese e un viaggiatore olandese. La sera solita cena nella solita cucina incredibile, illuminata solo da una candela. Dopo cena, alice a letto che mi imprecava dietro e io a ballare con la Norma, agghindato con poncho e cappelletto tradizionale. Mi e' toccato ballare per forza , ma l'atmosfera era molto paesana e divertente. Abbiamo bevuto birre, offerto coca cole alle indie, fatte le foto di rito e tornati a dormire alle 9, 30.
Il giorno dopo , sveglia alle 7. Comprati i cappelletti di rito da Norma e escursione all'isola di Taquile. Bruno, la guida ci ha detto (da confermare) Che i terrazzamenti di cui l'isola e' composta dal 1000 AC, epoca del popolo Pukara, in quechua si chiamano Pata Pata, da qui i conquistadores hanno chiamato la Patata che su quelle terrazze si coltivava.
Molto interessante anche il comunismo comunitario che vige sull'isola. Il mercato turistico e' gestito centralmente come una coperativa e cosi' la ristorazione turistica. I lavori pubblici vengono svolti dalle varie comunita' (gruppi di famiglie) direttamente. Stavano mettendo a posto il selciato di una strada: dai nonni ,uomini e donne col piccone, alle vecchie col filo a piombo, ai ragazzi con le zappe e carriole... Particolarita' dell'isola di Taquile e' che anche gli uomini lavorano all'uncinetto per fare i soliti cappelli.
Al ritorno ci siamo insolati sul tetto della barca, io e alice siamo viola.

13 novembre. Prendendo il bus da Puno, alla fermata che puzzava come un orinatoio che dai tempi di vespasiano non sia mai stato lavato, guardando che i nostri zainio non sparissero nella notte, alice coglie l'aspetto romantico, cerca effusioni che gli vengono negate dal sottoscritto, troppo impegnato a trattenere i conati di vomito. Non l'avessi mai fatto, Alice si "dispiace" per le 12 ore successive. Alle 4 di mattina siamo arrivati ad Arequipa. Alle 6 abbiamo preso un bus per Chivay, all'inizio del Canyon del Colca, il secondo piu profondo del mondo: 4000 metri.
Passando per paesaggi lunari di sedimenti vulcanici, desertici o a tratti umidi, con i ghiaccioli sul lato nord e le vigogne che pascolano libere... siamo alfine giunti alle 9.30. Abbiamo preso alloggio all'Hostal "estrella de David" e al gestore, quando gli ho fatto notare che l'acqua calda non c'era per la poca pressione e gli ho chiesto uno sconto gli stava prendendo un collasso...!! E sto' a scherza'...!! Pero' e' vero. Abbiamo dormito 4 ore di fila, io sto a pezzi , c'ho pure il mal di gola, lo stesso che c'aveva Alice l'altroieri. In farmacia ho chiesto un colluttorio, m'ha detto no no , agua de Coca. Ok mi sono comprato le caramelle di coca. Poi siamo andati alle terme. Molto bello, col panorama sulla valle, il sole del tramonto, la vasca molto grande con acqua a 38 gradi. Solo che i turisti hanno una vasca, con armadietti docce e spogliatoi, i locali un'altra. Ovviamente pagano la meta'.

14 novembre. Oggo abbiamo fatto il giro del canyon in bus. Con due dollari e 5 di pranzo (ottimo!!) abbiamo visto pure il condor.

15-16 novembre. Dopo 26 ore, dico 26, di viaggio siamo giunti infine ad Iquique, in Chile.
4 ore Chivay Arequipa. Visita veloce di Arequipa, monastero di S. Catalina da Siena (incredibile citta' nella citta'). Bus 7 ore per Tacna, dove, arrivati a mezzanotte, non c'erano piu' bus per il chile, solo taxi collettivi. Preso Taxi sgarrupato e in 1 ora e mezza attivati ad Arica, in Cile, alle 2 della notte (4 ora chilena). Tutto serrato. Rimasti nel parcheggio dei taxi fino alle 6 (la macchina rossa era il nostro taxi, quella che dorme e' alice)poi trasferiti nel terminal dei bus fino alle 7 che e' partito il primo per Iquique. Arrivati a mezzogiorno in decente hotel vicino al mare. Tutto il tragitto in un incredibile deserto marziano su cui volano roteando gli avvoltoi (??). Domani vado a vedere la citta' fantasma dei minatori di nitrati. La differenza col Peru' si percepisce subito, tutto costa il doppio, non ci sono quasi indios, le condizioni di vita, anche nelle periferie sono molto migliori. Tutti e' molto piu' europeo, tranquillizzante ma molto meno esotico. Ci siamo comunque gia' integrati bene andando a mangiare nei locali piu' frequentati da persone del posto (ovviamente noi unici turisti, questa e' la sfida da perseverare)ma ad Alice gli hanno dato l'avocado marcio...sara' perche' e' troppo bionda.... In centro, che e' una specie di rimini del far west, con le costruzioni di legno dipinto, c'era un concerto tradizionale con balli da cow boys, affollato dai turisti locali.

17 novembre. Stamattina sono andato a visitare la citta' fantasma di Humberstone, un villaggio minerario morto all'improvviso con l'era dei concimi chimici. Sono passato pure un oretta in spiaggia (proprio in citta') dove sotto il volo circolare degli avvoltoi (prioprio quelli con la crapa pelata) tra gli scogli vivono strane stelle di mare... Alice intanto ha comprato degli splendidi vestiti ad una specie di H&M chileno...


20 novembre. Siamo alfine giunti a S. Pedro de Atacama, nel bel mezo del deserto. Non si capisce come sia posibile che ci siano tanti turisti. Certo il posto e' ameno, ma del tutto finto, forse proprio per quello. Odio i turisti fighetti alternativi (in inglese backpaker: zainisti) con ogni cosa firmata North Face, occhiali fascianti e vestiario da surf...

22 Novembre. Siamo appena tornati da due escursioni ( in pullmino, per carita') alle bellezze naturali dei dintorni..veramente impressionanti. Il salar de Atacama, su cui siamo, e' in realta' un lago sotterraneo ricoperto da una crosta di sale, in cui, nei punti piu' bassi affiora l'acqua, salatissima e tossica, in cui vivono i fenicotteri. Oggi li abbiamo visti...assomigliano molto ad Alice nel loro incedere posato sulle loro zampette..amche i colori poi rispettano gli abbinamenti pastello, rosa, rosso antico... Poi siamo andati alle lagune di Menique e Miscanti, dei laghetti tra vulcani di 6000 metri
23 novembre . Abbiamo visitato la Valle della Luna vicono S. Pedro. Molto suggestivo. ad Alice e' piaciuta piu' di tutto fino a ora e si e' molto divertita a scapicollarsi giu' correndo dall'altissima duna su cui eravamo saliti per vedere il tramonto (una delle poche cose spontanee che non fanno proprio tutti) anche se ce l'ha suggerito Alan, la nostra espertissima guida geologica e naturalistica..che ha fatto invaghire Ali con la suaspilletta di Che Guevara...















25 Novembre. Siamo arrivati a Santiago dopo circa 25 ore di viaggio su ininterrotto deserto condito di villaggi minerari, depositi di acido solforico e bellissimi cementifici (per chi ammira il paesaggio industriale..). Esattamente incontrandoci con Alejandro (il fratello dello zio cileno di Alice), la suddetta si storceva una caviglia su uno stupido gradino collocato in modo inopportuno, terminava la sua giornata nella splendida casetta santiaghera degli zii, accudita e
tr
aspo
rtata a dal solito Matteo che portava ghiaccio...

30 Novembre. Siamo qui a Santiago, torniamo ora dal pranzo domenicale con i genitori dello zio di Alice, 90 e 91 anni... Sono veramente gentilissimi e pieni di spirito.. Alice si e' commossa, voleva rimanere li' Ci hanno parlato della loro vita sociale, davvero invidiabile, mai visti degli anziani cosi' vispi e pieni di vita...


2 dicembre. Abbiamo visitato la casa di Neruda a Isla Negra, veramente curiosa... poi siamo stati a Valparaiso, il porto piu' vicino a Santiago e simile ea Genova per conformazione..dove alice ha mangiato un Churrasco gigante: Fette di carne, avocado, pomodoro, cipolla...
4 dicembre. Il viaggio volge al termine. Purtroppo abbiamo dovuto anticipare la partenza all' 8 dic. Partiremo direttamente da Santiago , quindi rimaniamo qui gli ultimi giorni a fare vita rilassata e estiva..fanno circa 30 gradi....

5 dicembre. Per finire in bellezza siamo andati alle terme di Baños Collina, a 2000 metri sulla cordigliwera dietro Santiago. Essendo Venerdi' e ancora primavera non c'era nessuno, nemmeno gli autobus e ci siamo dovuti arrivare in autostop, ma ne e' valsa assolutamente la pena. Dopo Bus+pick-up+furgoncino della verdura+camion+ auto, siamo arrivato in uno dei posti piu' belli che si possano trovare, una valle vulcanica con ghiacciai perenni, un ruscello che scorre sul fondo e sun un costone delle vasche a terrazza di acqua termale calda... Il modo migliore per salutare il cile.



venerdì 3 ottobre 2008

Co-housing a Roma

Ciao a tutti. Domenica 18 mattina parteciperò ad un incontro con un gruppo di co-housing. Questa la presentazione con gli obiettivi:

Costruire a Roma un "villaggio" a basso consumo energetico, eco-sostenibile, basato sui principi del Co-Housing
Parole Chiavi.
- Eco-sostenibilità: Rispetto dell'ambiente attraverso l'uso efficiente di materiali e tecniche rivolte ad ottenere il massimo beneficio energetico
- Co-housing: Spazio abitativo e sociale che unisce i vantaggi tradizionali dell'essere padrone della propria casa con quelli di avere in co-proprietà alcuni servizi


Chi fosse interessato questo il ink dell'associazione Ecoabitare

http://www.cohousingbologna.org/

http://www.sostenibile.org/aContenuti/coHousing/coHousing.html

www.mappaecovillaggi.it


FlascoX

martedì 1 luglio 2008

Di cosa ci rempiamo il cervello, la scelta.

di M. Minetti

Si paragona spesso il cervello umano ad un computer e la mente umana a un programma eseguito su quel computer. Una volta questa era considerata solo una metafora, ma ormai questo punto di vista è accettato dalla maggior parte dei filosofi della coscienza umana e da molti ricercatori nel campo dell'intelligenza artificiale.

martedì 11 marzo 2008

Sabato 8 Marzo al FUSOLAB: la COSA X

L’8 Marzo 2008 cercherà di nascere la C.O.X.S.A.

Al < Fusolab > Via giorgio Pitacco 29 a Centocelle

l’assemblea costituente del Coordinamento Orizzontale di X Soggetti Autonomi.

Abbiamo deciso di fondare questo coordinamento per raggiungere un’esperienza che ognuno di noi nella vita vorrebbe sperimentare, quella di progettare qualcosa e poi farla.

venerdì 15 febbraio 2008

COXSA - Una libera università

di M. Minetti

La maggior parte delle persone si sono formate in famiglia, nella scuola e nell’ambiente sociale da cui provengono. Raramente dopo l’adolescenza studiano per proprio piacere, o fanno esperienze significative, o collaborano con persone al di fuori della propria sfera professionale.

Questo fa si che molti di noi, arrivati ad una certa età, si fermano. Pensano di aver raggiunto delle certezze, pensano di aver capito cosa vogliono e come raggiungerlo.

domenica 10 febbraio 2008

Teorie dei sistemi complessi

Il principale obiettivo della teoria della complessità è di comprendere il comportamento dei sistemi complessi, caratterizzati da elementi numerosi, diversi tra di loro e uniti da connessioni numerose e non lineari. 

Ivan Illich, Descolarizzare la società, 1970.

Molti studenti, specie se poveri, sanno per istinto che cosa fa per loro la scuola: gli insegna a confondere processo e sostanza. Una volta confusi questi due momenti, acquista validità una nuova logica: quanto maggiore è l'applicazione, tanto migliori sono i risultati; in altre parole, l'escalation porta al successo. In questo modo si «scolarizza» l'allievo a confondere insegnamento e apprendimento, promozione e istruzione, diploma e competenza, facilità di parola e capacità di dire qualcosa di nuovo.