sabato 4 dicembre 2010

Tutti a Roma il 14 dicembre

Tutti a Roma il 14 dicembre -

Uniti contro la crisi lancia una mobilitazione generale a Roma davanti a Montecitorio per il 14 dicembre, giorno nel quale sarà votata la fiducia al Governo Berlusconi - Rivolgiamo un appello a tutte le realtà sociali che si stanno mobilitando contro la gravissima situazione provocata dalle politiche governative che con la scusa della crisi stanno distruggendo diritti e territorio. Il 14 dicembre deve essere un giorno in cui la parola passi alle migliaia e migliaia di lavoratori e lavoratrici cassaintegrati e licenziati, agli studenti, ricercatori ed insegnanti che subiscono i tagli della Gelmini, alle popolazioni della Campania sommerse dai rifiuti e agli alluvionati del nord sommersi dalle cementificazioni che provocano i disastri.

A parlare devono essere i cittadini aquilani, che sulla loro pelle stanno pagando le scelte di potere che speculano perfino sulle tragedie, i migranti truffati dalle finte sanatorie e ridotti a schiavi pronti da essere sfruttati, gli operai Fiat di Melfi e Pomigliano che si vedono imporre contratti capestro che distruggono qualsiasi diritto, anche quello ad una vita dignitosa. Devono avere voce in quel giorno, sotto i Palazzi di una politica sempre più distante dalla vita reale, le tante forme della precarietà, che attraverso il collegato lavoro e le manovre del ministro Sacconi, dovrebbe essere l'unico triste orizzonte di milioni di persone.

A Montecitorio deve sentirsi chiara la voce di quella parte del paese che non ha diritto alle liquidazioni milionarie dei banchieri, che subisce i tagli del ministro Tremonti, perfetto esecutore delle decisioni di un'Europa che vuole far pagare la crisi a chi lavora e premiare chi vive di rendita e speculazione. In questo paese è tempo di dire basta all'impunità dei potenti, che con le loro cricche di affaristi hanno un'unico obiettivo: arricchirsi. Il 14 dicembre deve diventare il giorno della democrazia vera, quella costruita e difesa dai cittadini e non il simulacro con il quale il governo copre e giustifica l'ingiustizia.

Il 14 dicembre facciamo appello anche a tutto il mondo della cultura, della musica, del cinema, del teatro, dell'arte, colpito dai tagli di Bondi che oltre a tesori inestimabili rischiano di far crollare la vita di centinaia di migliaia di persone che vi lavorano.

Invitiamo sotto a Montecitorio coloro che lavorano nel mondo dell'informazione, costantemente minacciati dall'arroganza di Berlusconi, invitiamo coloro che lottano per il diritto alla casa, costretti a vivere per strada mentre chi governa ha perso il conto delle sue proprietà. E' il tempo dunque che questa italia si faccia sentire, tutta insieme, unita, per dire che il governo Berlusconi non ha nessuna fiducia e deve dimettersi! La caduta dell'esecutivo deve significare anche la caduta di tutte le leggi ingiuste, che privatizzano i beni comuni come l'acqua o che tagliano le risorse da destinare alla società per dirottarle sulle spese di guerra o per grandi opere inutili e dannose.

Il 14 dicembre piazza di Montecitorio toglierà la fiducia, nei fatti e al di là di qualsiasi possibile accordo di palazzo, alle politiche dell'austerity, perchè la crisi devono pagarla coloro che l'hanno provocata, e questo ad esempio tassando le loro rendite finanziarie miliardarie, a favore delle politiche sociali e in difesa di chi lavora e produce ricchezza.

Mobilitiamoci tutti, uniti contro la crisi che vogliono farci pagare, uniti perchè in crisi vada il governo e le sue politiche!

14 dicembre tutti a Montecitorio!

domenica 12 settembre 2010

sinistrainrete contributi

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sabato 4 settembre 2010

COXSA epicurea itinerante

Quest'anno proporremo il Circolo epicureo del COXSA ovunque ci sia interesse ad ospitarlo.
Centri sociali, associazioni, biblioteche, locali, gallerie, feste e iniziative pubbliche, chiunque abbia uno spazio in base di contenere tra le 20 e le 60 persone, comodamente e in un ambiente accogliente (privo di rumori molesti e distrazioni).
Basta mandare una mail a infocoxsa(at)gmail.com e ci accorderemo, se possibile, sui tempi e i modi.

per informazioni vedere i post precedenti con i resoconti:

http://coxsa.blogspot.com/search/label/COXSA epicurea

venerdì 13 agosto 2010

La zuppa di vongole: New England Clam Chowder

E' un americanata ma è veramente buona! Noi la mangiamo sempre a natale e la fa mia zia che cucina romano verace, quindi una garanzia!!

M.

 

La zuppa di vongole: New England Clam Chowder

In una pentola grande far cuocere l'acqua, fino all'ebollizione. Aggiungere le vongole, coprire e far cuocere per 5 minuti. Scoprire la pentola e girare con cucchiaio di legno. Ricoprire nuovamente la pentola e lasciar cuocere per 5/10 minuti fino all'apertura della conchiglia. Dipende dalla dimensione del mollusco: nel New England si usa spesso il Quahog, tipo di ostrica atlantica nel nordest americano, mollusco bivalve. Porre le vongole in una grande contenitore e far passare il brodo della cottura attraverso un colino con una garza, almeno due volte, fino a quando i molluschi sono puliti dalla sabbia. Si dovrebbero ottenere almeno 8 tazze di brodo. Altrimenti aggiungere acqua per arrivare ad otto tazze. Quando le vongole si sono raffreddate eliminare i gusci e tagliuzzarle a pezzetti: meglio le vongole grandi per questa ricetta. Se utilizzate molluschi originali americani, tipo i Quahog, tagliateli a pezzi, altrimenti usateli così come sono.
Separare le vongole dal sugo in due contenitori separati. Cuocere della pancetta in un'ampia padella a cottura media, fino alla doratura e all'assorbimento del grasso, burro. Eliminare il burro residuo, ad eccezione di due cucchiai. Aggiungere nuovo burro (4 cucchiai) un battuto di porri, cipolle, sedano e far cuocere per circa 5 minuti. Aggiungere aglio, timo e foglie di alloro fino a quando le spezie sono ben miscelate, circa 3 minuti, facendo attenzione di non bruciarle. Aggiungere patate tagliate piccole a cubetti, ed il brodetto delle vongole e portare ad ebollizione. Abbassare la fiamma, coprire col coperchio e fa cuocere a fuoco lento fino a che il brodetto diventi più denso e le patate siano ben morbide, per circa 30 minuti. (Per un brodetto più denso, schiacciare alcune delle patate in pentola, con un cucchiaio di legno). Togliere dal fuoco, aggiungere le vongole ed il latte caldo (mai far arrivare il latte ad ebollizione!), aggiungere pepe e sale.
Lasciare riposare la zuppa per circa 1 ora, coperta, per ottenere una buona marinatura. Porre la pentola a fuoco basso e riscaldare lentamente, senza far bollire! Servire ben calda, magari decorando la ciotola (meglio evitare la fondina) con un po' di prezzemolo ed erba cipollina. La tradizione richiederebbe anche l'aggiunta di piccoli crackers non salati. Alcuni ristoratori del Massachusetts servono la clam chowder in una forma di pagnotta.

1 litro di zuppa serve 12 porzioni di New England Clam Chowder.
4 kg. di vongole
200 gr. di pancetta a cubetti
2 cipolle tritate
4 patate medie a cubetti
8 tazze di panna da cucina oppure latte intero caldo
burro

martedì 10 agosto 2010

Malvestiti/e malpensanti.


Ecco un simpatico sito di gossip che non perdona: tanta tanta cattiveria.

domenica 8 agosto 2010

Escursione Monti della Laga agosto 2010


Martedì 3 agosto l'allegra spedizione è partita da Roma dove ha raggiunto Ripi e stabilito alle ore 23 il campo per la notte. La mattina un violento nubifragio sfumava il progetto iniziale di raggiungere a piedi, in tre giorni, il borgo di Capricchia, frazione di Amatrice.
Saliti in macchina i nostri eroi raggiungevano la beneaugurante località di Macchia da sole, da cui in passeggiata raggiungevano in due ore le gole del Salinello. Dopo la risalita, la prima defezione. Matteo decideva di passare la notte sotto un tetto e in serata si stabiliva a Paranesi nella pensione familiare di Anna e Ninocc' assieme a Giuliano. Rifocillati da fettuccine al fungo porcino, braciole di maiale e zucchine crude con aglio e menta affogavano nel vino il rammarico per gli amici rimasti a campeggiare al Ceppo, sul valico montano immerso tra le nubi. Paolo e Flaminio e il prode Soldatino infatti passavano la notte sotto le querce in tenda, svegliati dai cinghiali e da altre inquietanti presenze.
Il giorno seguente comoda escursione alle cascate della Morricana. Attraverso una splendida faggeta, su un sentiero che più volte attraversava fangosi valloni e ruscelletti gonfiati dalle recenti piogge, i nostri si affacciavano su uno spettacolo paradisiaco di vegetazione lussureggiante, pozze cristalline lungo il corso del torrente ed uno spettacolare salto d'acqua che rendeva piu fresca la già frizzante aria montana.
La sera Matteo tornava all'accogliente ed economica pensione, mentre gli altri tre prodi campeggiavano al ceppo, questa volta disturbati da una bufera notturna di vento e pioggia. Ma impavidi, confidando nell'ottima qualità dell'equipaggiamento, continuavano a dormire, come nulla fosse, preparandosi alla grande impresa che li aspettava all'indomani. Valicare il massiccio montuoso al pizzo di Moscio, aggirando il monte Pelone, e giungere all'amata Capricchia. Il clima non gli era propizio, ma partiti da quota 1400, raggiungevano 8 ore dopo il Sacro Cuore sulle montagne di Capricchia. Persi tra le nubi, sferzati da vento e pioggia a oltre 2000 metri, tra ghiacciai perenni, senza sentiero, calandosi per valloni e pietraie, assaliti dai cani pastori, stanchi, infreddoliti e doloranti, hanno compiuto l'impresa che li illumina di fulgida gloria. Flaminio, Paolo, Giuliano e il fido Soldatino, ce l'hanno fatta. Matteo nel frattempo riportava l'automobile a Capricchia e aspettava i prodi tra le celie dei bimbi e la preoccupazione delle donne, con i piedi ben saldi sotto il tavolo, addentando braciole ben cotte.

sabato 10 luglio 2010

Relazione Coxsa epicureo 9 luglio, Battle of bands, Acrobax

Il 9 luglio, si è svolto un incontro filosofico orizzontale riguardo al conflitto al Loa Acrobax di Roma.

Si è formato un gruppo di circa 15 componenti.

E' stato letto insieme un breve testo a cui è seguita una discussione di circa un ora.



Testo: Paul Watzlawitck, La realtà inventata, contributi al costruttivismo (1981), Feltrinelli, Roma 1988, pp .149-151.


(clik sull'immagine per ingrandire)



Domande sollevate:

- Chi non è a favore, è realmente contro?

- Abbiamo bisogno di sentirci differenti?

- E’vero che l’uomo è alla ricerca della perfezione?

- Come si fa a riconoscere il bello?

- La democrazia è libertà?

- Ciò che succede va sempre definito?

- Quanto spesso la negazione è una forma di difesa?

- La ricerca ha sempre bisogno di un fine?

- Quanto la logica contribuisce a dividere in opposti?


Argomento di discussione scelto: “ Ciò che succede va sempre definito (negazione, opposti, fine)?”


Dopo le domande la comunità osservava una somiglianza tra le ultime 4 questioni, decidendo per la prima delle quattro che in un certo senso le comprendeva. Anche la seconda questione (abbiamo bisogno di sentirci differenti?) in un certo senso rientrava nella domanda scelta.

Dopo aver cercato per qualche minuto di rispondere al quesito se ciò che succede va sempre definito, molti componenti del gruppo, in diversa maniera, sottolineavano come il definire ciò che accade come giusto o sbagliato, bello o brutto etc.. è un dato di fatto ineliminabile, non se ne può fare a meno, ma soggettivo.

L’attenzione allora è stata riportata sulla locuzione “ciò che succede” in quanto, come riferiva chi l’aveva formulata, non era stata scelta a caso.

Ciò che succede riporta sempre ad un soggetto (attivo o passivo) a cui il fatto succede (passivo) o che lo fa accadere (attivo).

Lo stesso accadimento verrà definito in modo differente da chi lo attua, da chi lo subisce o da chi lo osserva da differenti punti di vista. (A viene aggredito da B. C legge sul giornale dell’aggressione ad A. A, B e C daranno diverse interpretazioni dell’accaduto in base alle loro convinzioni: B ha fatto bene, B ha fatto male, B sono io…)

Veniva anche fatto notare che il soggetto (a cui la cosa succede) è sempre inserito in un tempo e in uno spazio. Questa contestualizzazione del soggetto è ciò che lo porta a definire la realtà secondo una scala di valori, idea di perfezione o insieme di categorie (coppie di opposti), specifiche di quel tempo e di quello spazio. Potremmo dire che il soggetto definisce in base alla sua cultura e conoscenza, che può essere più o meno aderente e conforme a quella maggioritaria nel suo contesto sociale.

Alla provocazione che proponeva che il soggetto fosse quindi schiavo del suo tempo e spazio, cioè del contesto in cui è vissuto, molte componenti della comunità di ricerca ribattevano che il soggetto non necessariamente è schiavo dei valori del suo tempo, potrebbe essere anche molto consapevole dell’ambiente in cui vive ed essere in grado di scegliere liberamente il suo punto di vista, quindi il suo modo di definire ciò che gli succede.

Ci sarà sempre d’altronde qualcuno che sceglierà di schierarsi (differenziarsi) come forma di difesa preventiva, almeno per sentirsi parte di “chi la pensa in quel modo” e contro “chi la pensa nell’altro” richiamandosi magari ad una presunta “oggettività”. Chi afferma che una posizione è oggettiva, ci dice semplicemente che vuole aver ragione per forza e non ammette che qualcuno possa pensare diversamente. In un certo senso, chi si aggrappa all’oggettività non riconosce al soggetto la libertà di poter definire in base ai propri “valori” o conoscenze che possono essere differenti, perché non contestualizza le proprie affermazioni in un tempo e in uno spazio ma le assolutizza.

Anche a causa di sollecitazioni esterne (la altre attività rumorose dovevano iniziare) il facilitatore ha cercato di tirare le fila di una seppur parziale e provvisoria conclusione.

Se è impossibile non definire e giudicare si può cercare però di farlo in modo consapevole e informato, piuttosto che in modo superstizioso e conformista. (ci tengo a sottolineare che il confine tra i due punti di vista non è assolutamente evidente). Chi fosse vissuto in un piccolo paese montano circa 100 anni fa, avrebbe avuto molte meno informazioni e molta meno consapevolezza dei propri giudizi. L’ha detto la mamma, l’ha detto il prete o qualche amico in piazza, avrebbero potuto essere tranquillamente i criteri di verità per giudicare la realtà. Per questo l’affermarsi di una dittatura in una realtà di questo tipo era molto più facile che non oggi. Qualche solito sovversivo suggeriva che questo non impedisce oggi ad una dittatura di affermarsi. Ma ha bisogno di 100 radio e 100 giornali e vari partiti e televisioni per farlo.

Più il soggetto, a cui le cose succedono, è informato ed è consapevole dei processi attraverso cui definisce e “costruisce” la realtà, più è libero di non aderire a visioni opposte ed “oggettive” del mondo e degli avvenimenti e di scegliere, in alcuni casi, di non schierarsi con nessuno dei due eserciti in lotta mortale.

Nel ringraziare la comunità di ricerca vi chiedo anche di ricordarmi la storia del monaco lasciato dalla ragazza che non riusciva a non pensare a lei… così la inserisco!!

martedì 6 luglio 2010

COXSA epicurea 9 luglio 2010 al Battle of Bands -Acrobax

Venerdì 9 Luglio 2010 Adrian Good Promotion & l.o.a. Acrobax, con la collaborazione di EMERGENCY, presentano:
THE BATTLE OF BANDZ
@ l.o.a. Acrobax
Via della Vasca Navale 6, Roma
Ingresso: 5€
Alcune tra le bande marcianti più esplosive di Roma:
LOS ADOQUNES DE SPARTACO
AKUNA MATATA
PINK PUFFERS
si sfidano all’ultimo colpo (di tamburo) sul terreno dell’Ex-Cinodromo della Capitale…e a decidere chi è il più forte…sarete voi!
Una serata di musica e spettacolo a 360°, insieme ad EMERGENCY, all’insegna dell’antimilitarismo e contro l’assurdità della guerra (quella vera)!
Come funziona esattamente?!

Nella cornice del Barricadero, fresca e verdeggiante area all’aperto dell’Acrobax, le bande marcianti si sfideranno a turno in match di 5 round di durata decrescente:
1° round: 7 minuti di musica a squadra
2° round: 5 minuti a squadra
3° round: 3 minuti a squadra
4° round: 1 minuto a squadra
5° round: La sfida tra campioni (l’elemento più forte di una banda sfida il campione della squadra avversaria. Scelta dell’arma: libera. Durata del round: libera).
Alla fine di ogni round il pubblico esprime il suo apprezzamento per la perfomance, e la giuria assegna il punto sulla base della rilevazione del “caciarometro” (sofisticato macchinario bellico in grado di misurare con assoluta precisione il livello di “caciara” prodotta dal pubblico).
Alla fine dei 5 round, e quindi del match, si assegna la vittoria alla banda che ha totalizzato più punti.
Alla fine della battaglia si proclama solennemente la banda marciante vincitrice della prima BATLLE OF BANDZ della storia.
Durante le battaglie, saranno inoltre presenti sul palco:
Colonello Adriano Bono: Master Of Ceremony, arbitro, facilitatore e barelliere.
Sergenti Loko Dj & JolkyPalky (from Torpedo Sound Machine): Supporto audio-musicale e logistico-tattico, marconisti, genieri sabotatori.
Ospiti d’onore e gallonati vari: la giuria tecnica incaricata di assegnare punti sulla base di valutazioni tecnico-musicali.
EMERGENCY: Si incarica di offrire al pubblico nutrienti “pillole” di infomazione sull’assurdità e l’idiozia della guerra (quella vera).
Prima delle BATTLEZ: sperimentazioni di filosofia orizzontale sul tema della guerra a cura di COXSA.
Durante le BATTLEZ: Proiezioni video a tema antimilitarista a cura di MEDDLETV, banchetto informativo di EMERGENCY, pizzeria e bar a prezzi popolari, e molto altro!
Dopo le BATTLEZ: pacificazione generale degli animi, baci e abbrracci tra gli sfidanti, euforia diffusa e dJ-Set balcanico fino ad esaurimento scorte e munizioni.
Dress code: Sono tassativamente richiesti elementi militaristi nell’abbigliamento: bikini mimetico? Berretto militare? Fucile ad acqua? Cannone caricato a fiori? A voi la scelta!
Addestramento consigliato per arrivare preparati all’evento:
1) Lettura integrale dell’insostituibile manuale bellico “Sturmtruppen”:
2) Visione del documentario “Il Dottor Stranamore”:
3) Conoscenza delle seguenti canzoni di guerra:
Vuoi far parte della giuria tecnica? La serata ti attizza e credi di poter dare un contriburo artistico di qualche tipo? Potresti metterci in contatto con la Clown Army di Torino? Dubbi? Incertezze? Vuoi reclutarti?:
Ok…noi si torna in trincea.
Ma voi, state tranquili, perchè…
…la guerra non è mai stata così divertente!
Boom! :)
Questo film sarà trasmesso Venerdì 9 Luglio 2010 presso:
Con la partecipazione straordinaria di:
Scritto e diretto da:
Con:
Giuria tecnica:
Paolo Montin, generalissimo della StradaBanda: http://nuke.stradabanda.org/
Giuliano Lucarini, da Caracca: http://www.myspace.com/caraccabanda
Partecipano inoltre:
Filosofia orizzontale: http://www.coxsa.blogspot.com/
Visual: http://www.meddle.tv/

sabato 3 luglio 2010

Quanto inquina la guerra


Un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16.200
litri/ora. Un carro armato Abrams M1 ha bisogno di 450 litri per fare 100
chilometri.
17 agosto 2004 - Luca Mercalli (Società Meteorologica Italiana)

La Società Meteorologica Italiana è un'organizzazione apolitica e apartitica. Tuttavia, l'articolo 5 del suo statuto sancisce come essa persegua «la finalità di solidarietà sociale attraverso la tutela e la valorizzazione della natura e dell'ambiente, in particolare promuovendo una ensibilizzazione riguardo i cambiamenti climatici in atto», in accordo con gli artt. 5 e 6 dell'UNFCC (United Nations Framework Convention on Climate Change), 1992.

Ecco perché abbiamo deciso di fornire alcuni dati generalmente difficili da reperire e lontani dal nostro pensiero quotidiano. Sono spunti per una riflessione, meri ordini di grandezza di un processo perverso dell'uso delle risorse planetarie magistralmente descritto dal fisico torinese Luigi Sertorio (che tra l'altro è stato anche membro della divisione affari scientifici della NATO dal 1990-93) in Storia dell'Abbondanza (Bollati Boringhieri, 2002), splendido libretto di 179 pagine che, a nostro modesto parere, dovrebbe essere adottato dalle scuole come illuminante analisi del paradigma della crescita infinita e dei suoi inevitabili contrasti con le leggi della fisica.

Veniamo al dunque: quanto petrolio ci costa la guerra per il petrolio? E quante emissioni di CO2 dannose all'atmosfera? Tentiamo di stimarle.

Servono dei dati di partenza, ed eccoli: La combustione di 1 litro di benzina produce 2,35 kg di anidride carbonica (CO2), quella di 1 litro di gasolio produce 2,66 kg di CO2, la media, che useremo per i nostri calcoli sarà perciò di 2,5 kg di CO2 per ogni litro di carburante.

Un carro armato Abrams M1, pesa 65 tonnellate e fa 1 km con circa 4.5 litri di carburante, quindi 450 litri per 100 km (il suo motore turbo è soprannominato "gas guzzler", l'ingozzatore di benzina). Altri tank consumano in media 200-300 litri per 100 km.

Un aereo da caccia tipo F-15E Strike Eagle o F16 Falcon consuma circa 16200
litri/ora.

Un bombardiere B52 consuma circa 12000 litri/ora.

Un elicottero da combattimento tipo AH64 Apache consuma circa 500 litri/ora.
Mezzi di appoggio, logistica varia: si può stimare in media un consumo di 1
litro/km.

Ora bisogna stimare le forze in gioco. I vari dati reperibili sull'attuale conflitto sono molto variabili secondo le fonti, incerti e non convincono. Del resto durante le operazioni, si tratta di informazioni classificate.

Per avere un ordine di grandezza ci si può basare sui dati diffusi a seguito del precedente conflitto "Desert Storm" del febbraio-marzo 1991.

Per esempio, in Desert Storm gli F117 erano 42 e volarono per 6900 ore in 38 giorni, quindi con una media di circa 4 h/giorno. Gli altri aerei complessivamente impiegati nell'operazione furono 2400. I carri armati Abrams furono 1848, i veicoli d'appoggio oltre 50000.

Un caccia F15 vola ad oltre 2000 km/h e consuma tra 16000 e 20000 litri di
cherosene all'ora.

Furono effettuati rifornimenti di carburante in volo per un impressionante volume di 675 milioni di litri (ci si potrebbe fare il pieno a circa 17 milioni di autovetture normali), tanto che un pilota di F-15 commentò:
"There was more gas in the sky over Saudi than in the ground below" (Fonte: White Paper - Air Force Performance in Desert Storm, Department of the Air Force, April 1991). Ovviamente si tratta del solo carburante erogato in volo dai tankers, e non tiene conto di tutto quello erogato direttamente a terra.

A questo punto, assegnando un parco mezzi più o meno di questa consistenza, e applicando un coefficiente di utilizzo molto prudente di 1 h al giorno per mezzo, si ottiene un consumo giornaliero di 45 milioni di litri di carburanti (solo per la coalizione USA-UK), a cui va aggiunto il consumo dell'esercito iracheno e i pozzi di petrolio in fiamme. Le unità navali non sono state considerate, in quanto almeno le grandi portaerei sono a propulsione nucleare.

In sostanza ogni giorno di guerra si consuma tanto carburante che basterebbe
a fare il pieno a 1.125.000 autovetture.

Veniamo ora alle emissioni in atmosfera: moltiplicando i 45 milioni di litri giornalieri per 2,5 kg di CO2 si hanno 112,4 milioni di kg di CO2 (cioè 112.400 tonnellate).

Poiché ogni italiano ha un carico pro-capite di emissioni pari a 9800 kg di CO2 all'anno derivante dal proprio consumo energetico, ciò significa che ogni giorno di guerra equivale all'emissione annua di circa 11.500 persone ovvero un paese come Rivarolo Canavese in provincia di Torino.

Si tratta quasi certamente di una valutazione per difetto, infatti bisogna conteggiare anche tutto il carburante consumato nei mesi precedenti per trasportare truppe e mezzi nel teatro delle operazioni e quello che inevitabilmente viene sprecato in incidenti, azioni belliche e così via, ma serve a dare un ordine di grandezza.

Tornando dunque alle valutazioni parziali del solo consumo di carburante da parte delle forze terrestri e aeree della coalizione, abbiamo che:

se la guerra dura 10 giorni: consumo 450 milioni di litri, emissioni 1,124 milioni di tonnellate di CO2 (equivalente a una città italiana di 115.000 abitanti per un anno).

se la guerra dura 30 giorni: consumo 1,35 miliardi di litri, emissioni 3,38 milioni di tonnellate di CO2 (equivalente a una città italiana di 344.000 abitanti per un anno).

Da ciò si constata come, oltre ai problemi di ordine etico che difficilmente giustificano un tale sperpero di risorse volto a danno di una nazione (quindi si preparano altri costi energetici per ricostruire quanto distrutto), un tale volume di emissioni gassose in atmosfera vanifica in pochi giorni gli sforzi di intere nazioni per ridurre i consumi e risparmiare energia, alla faccia del Protocollo di Kyoto.

Poiché l'Italia, per ottemperare agli accordi di Kyoto dovrebbe ridurre il suo carico di emissioni di circa 80 milioni di tonnellate di CO2 all'anno, pari a circa 220.000 tonnellate al giorno, l'emissione giornaliera derivante dal conflitto iracheno equivale almeno alla metà di questa massa.

mercoledì 30 giugno 2010

Riflessioni sull'organizzazione

Assistiamo in vari campi della vita associativa ad un rafforzamento delle tendenze oligarchiche in tutte le forme di associazionismo, comprendendo in queste le associazioni religiose, culturali, politiche, che operano nella società con gli scopi più disparati.
Dall'azienda al partito politico, fino ad arrivare all'associazione che persegue scopi benefici o di tutela dei diritti, di gruppi sociali o dell'ambiente naturale, emerge un modello sempre più rigido di governance informale, apparentemente democratico e partecipativo, in cui la partecipazione è subordinata alla sudditanza nei confronti dei responsabili più alti in grado, sudditanza che assume l'aspetto di una omologazione ideologica e personale, piuttosto che normativa.
A mio parere, ma confortato dalle analisi di eminenti sociologi o teorici dell'organizzazione politica (Lenin, Gramsci, Michels..), questa struttura organizzativa viene assunta in quanto congeniale ad una dinamica di scontro e conquista, sia essa economica, politica, di opinione... che contrappone organizzazioni dai diversi e opposti interessi, costrette a formarsi un proprio "esercito" nella lotta per la sopravvivenza contro le altre organizzazioni. Ai membri di questo esercito viene proposta una adesione militante e completa in vista di una fedeltà che non richiede ragioni, come naturalmete si impone al soldato e al seguace. "Credere, obbedire, combattere" è un motto da soldato ma anche da gesuita, da appartenente ad una religione o setta, come spesso da guerrigliero rivoluzionario. In questo modo si divide la minoranza che decide dalla maggioranza che esegue, formando un corpo separato che comunica a senso unico.
Che l'esercito sia così strutturato non stupisce, così come le società che sono sorte affermandosi in guerra le une contro le altre. Il libero mercato ovviamente è una metafora di questo conflitto, tant'è che il liberalismo ha portato con se l'idea della democrazia del conflitto, ovvero degli egoismi coalizzati in interessi condivisi, il cui lo ricordo, vince il più forte.
Insomma, sarebbe a dire che una visione del mondo e della società che abbia questi presupposti è intrinsecamente portatrice di una logica di guerra: gli interessi opposti non possono essere conciliabili e , pena la sconfitta e l'emarginazione sociale, non si può prescindere da questa forma di organizzazione gerarchica. La teoria del partito, in ambito marxista, accetta questa idea dello scontro mortale in vista di una conquista del potere che dovrebbe alfine liberare il popolo tutto. Bisognerebbe quindi sottomettersi alla disciplina del partito e dell'aristocrazia rivoluzionaria, per arrivare un giorno all'emancipazione, obbedire ora per essere liberi un domani.
Risulta altresì chiaro a chiunque che un partito, o un'organizzazione, che rende pubblica così esplicitamente la propria struttura, attualmente non esiste oppure risulta molto fuori moda. Oggi anche l'estrema destra si proclama movimentista e assicura una chiara fede democratica.
Non è ora mio interesse sottolineare le incongruenze di un pensiero di destra e autoritario che si proclami democratico.
Mi preoccupa di più sottolineare la mortale contraddizione di una struttura che si proclama democratica e partecipativa, perchè dovrebbe trasformare la società in questo senso, e che non permette al suo interno una dialettica democratica e una reale eguaglianza, riproducendo elitarismo e oligarchia.
L'associazionismo nasce in teoria come unione di più cittadini che rivendicano bisogni condivisi. Nella pratica ogni aggregazione nasce attorno al potere di un ristretto gruppo o di un singolo che si costruisce un piccolo "esercito personale" per combattere in nome dei suoi ideali o interessi. Questa affermazione è dimostrata dalla non sostituibilità dei capi di una organizzazione dalla base dell'organizzazione stessa. Il politico tal dei tali esce dal partito da cui non riesce più a fare strada perchè in disaccordo con il leader e forma un suo partito, così come le varie confessioni protestanti originavano da predicatori dissidenti. Nasce quindi prima il potere del singolo o del gruppo e solo successivamente l'associazione che lo sostiene, il popolo che lo segue. E questo ha molto a che vedere con i costi della politica. La struttura di scambi di favori, appalti pilotati, finanziamenti e progetti, fornisce il materiale che alimenta le clientele che danno potere all'individuo per mettere su la sua associazione, ma ovviamente chiedono in cambio che l'associazione persegua gli interessi di chi gli ha dato i mezzi economici per esistere, e comunque, non lo metta in discussione. Ecco perchè, non mi stancherò mai di ripetere, ogni struttura finanziata da un potere non può rappresentare che una forma di difesa di quel potere.
Veniamo dunque all'aspetto interessante, per me ovviamente. Posto che il mio bisogno sia quello di vivere in una società che non riproduca le dinamiche elitarie ereditate dal patriziato, in cui i cittadini abbiano uguali possibilità di partecipazione alla gestione decisionale riguardo alla cosa pubblica (che quindi è anche loro, no?) e anche nel lavoro partecipino alla gestione della struttura in cui lavorano, perchè non debbano essere soltanto strumenti di un profitto di qualcun'altro, insomma se voglio che la società sia più egualitaria e orizzontale, come posso aderire a strutture che mi richiedono una fedeltà indiscussa e che al loro interno riproducono una dinamica elitaria e conflittuale di difesa di interessi costituiti (che nemmeno sono i miei)?
Forse in modo un poco contorto ho spiegato la crisi della politica e dell'impegno civile in generale... ma anche, se noi tutti siamo abituati da secoli a porci nei confronti della società con due modalità: servi o padroni, come possiamo sperimentare delle forme di socialità in cui siamo qualcos'altro?
Ovviamente è possibile, e tutti noi lo viviamo in quei rapporti più autentici che sono gli affetti e la convivialità disinteressata, ma questa relazione si ferma sulla soglia di qualsiasi gruppo che persegua uno scopo definito. Ergo non dobbiamo avere uno scopo definito.
Di fronte al fine, l'uomo diventa mezzo, l'organizzazione si cristallizza in gerarchia che innalza i tecnici, i professionisti del raggiungimento di uno scopo. Anche Marx osservava nella divisione del lavoro la riproduzione della gerarchia esistente nelle varie classi sociali.

L'attività che propongo quindi non è associativa, non persegue scopi ma invita gli individui a sperimentare relazioni orizzontali che potrebbero essere, in futuro, le relazioni alla base della gestione del bene pubblico. Tutto sta nel rendere queste esperienze costituenti la propria struttura irrinunciabile, che ci potrebbe far rispondere in molti casi: no grazie! alla proposta di aderire a fazioni in lotta per i propri interessi, aziende ultraliberiste, logge massoniche, partiti politici, associazioni culturali e fondazioni, squadre di picchiatori, chiese o club elitari...

giovedì 3 giugno 2010

debutto di ARIMBOMBA! 6 giugno a Casperia

Amici,

è con piacere che vi invito al battesimo del mio nuovo gruppo

ARIMBOMBA!

percussioni africane non tradizionali

domenica 6 giugno ore 17-18 al festival di Casperia, assieme a molti altri artisti di strada

http://www.casperiasecondomillennio.com/programma.htm

 

Un abbraccio

Giuliano Lucarini

www.giulianolucarini.it

 

martedì 1 giugno 2010

Co-housing a Magliano Sabina

Da E-Co-Abitare

Progetti di Co-housing sostenibile

Co-housing a Magliano Sabina

Nel corso di un workshop organizzato dall'università Roma 3 in collaborazione con il centro per le energie rinnovabili di Magliano in Sabina, gli amministratori del Comune Magliano Sabina http://www.maglianosabina.com/, hanno espresso grande interesse per il cohousing con l'indicazione di alcune possibilità concrete di realizzazione (case abbandonate del centro storico, un ex ospedale, fattorie in disuso).

A noi di E-Co-Abitare ci è sembrato subito un'ottima possibilità quella di provare a realizzare un cohousing sostenibile intorno a Roma. Per questo abbiamo ritenuto una bella opportunità proporre la formazione di un gruppo di aspiranti cohousers interessato a quella zona.

In questa idea, a differenza del progetto "Vigna Caio" di Bracciano, tutto è da sviluppare: la formazione del gruppo, la formazione di un progetto intorno ad un luogo finalmente concreto da scegliere insieme, la sperimentazione di idee e progetti di condivisione.

Chiunque fosse interessata/o è invitata/o a mettersi direttamente in contatto con l'associazione rispondendo all'indirizzo
susy.pirinei@yahoo.it

giovedì 20 maggio 2010

I Neurologici e Real Rock hiFi alla ciemmona festa - ex-snia 29 maggio


Il 29 maggio al CSOA ex-Snia, via prenestina 175, roma

in occasione della grande festa ciemmonica e del 33° compleanno di ROR
I Neurologici e Real Rock HiFi hanno presentato una serata di dub e reggae molto partecipata e con un bel clima divertente e a tratti sensuale. Strano ma non sembrava quasi di essere all'ombra del cuppolone... sarà merito degli ospiti africani dell'ex-snia o della massiccia presenza di ciclisti francesi... comunque tra la cena con centinaia di persone, la murga, il coro, le danze, non c'è stato tempo per la filosofia orizzontale. Alla prossima.
Peccato avevamo preparato una poesia di Pablo Neruda:

Ode alla bicicletta - 1956

Andavo
per la strada
crepitando:
il sole si sgranava
come mais ardente
la terra era calda
un infinito circolo
con cielo in alto
azzurro, disabitato.

Passarono
vicino a me
le biciclette,
gli unici insetti
di quel minuto
secco dell’estate,
riservate,
veloci,
trasparenti:
mi sembrarono
soltanto
movimenti dell’aria.

Operai e ragazze
alle loro fabbriche
andavano
consegnando
gli occhi all’estate,
le teste al cielo,
seduti
sulle elitre
delle vertiginose
biciclette
che fischiavano
attraversando
ponti, rosai, rovi
e mezzogiorno.


Pensai al pomeriggio
quando i ragazzi
si lavano,
cantano, mangiano,
alzano
una coppa di vino
in onore
dell’amore e della vita,
e alla porta
aspettava
la bicicletta
immobile
perché soltanto
di movimento è la sua anima
e lì caduta
non è insetto trasparente
che percorre l’estate,
ma scheletro freddo
che solo recupera
un corpo errante
con l’urgenza e la luce,
cioè,
con la resurrezione
di ogni giorno.

domenica 25 aprile 2010

DUB 4 COMMUNITY - Relazione incontro Fusolab 24 aprile

I Neurologici e COXSA hanno unito le forze per dar vita ad un esperimento: una sessione di Philosophy for Community con all'interno una sessione di mixaggio dub della musica de I Neurologici. E' accaduto per la prima volta sabato 24 aprile nello spazio mentale e fisico del Laboratorio Creativo Fusolab (V. G. Pitacco 29 - Roma). Il setting comprendeva, nella sala inferiore del Fusolab, 20 sedili bassi in circolo. Su uno di questi il fonico del collettivo musicale de I Neurologici, con davanti un piccolo tavolino da salotto con sopra il mixer, effetti e le varie macchine per suonare, eseguiva i missaggi dub delle tracce. Su una parete della sala veniva proiettato il monitor del computer su cui girava il multitraccia, in questo caso Protools, utilizzato anche come lavagna luminosa per scrivere le domande della sessione filosofica. Luce soffusa e un impianto audio di buona qualità dotato di subwoofer. La Dub 4 Community è stata strutturata in questo modo: - una breve introduzione di circa 5 minuti del facilitatore che ha spiegato il programma dell'attività. Soprattutto questa introduzione doveva servire a preparare la riflessione sulla musica tenendo conto del fatto che quest'ultima era solo un pre-testo per la discussione. (Difatti di solito si usa un testo scritto, filosofico o letterario). L'intenzione non doveva essere interpretare la musica o commentarla ma, prendere spunto dal proprio vissuto emozionale per formulare pensieri e porsi domande, a cui l'intera comunità di ricerca avrebbe potuto rispondere. - l'ascolto di 3 brani di dub mixato in tempo reale. Circa 15 min. di musica. - circa 15-20 minuti dedicati alle domande che gli intervenuti ponevano alla comunità. Man mano che le domande venivano formulate, a volte traducendo in forma di domanda l'osservazione del partecipante, queste venivano scritte sullo schermo proiettato, con accanto il nome di chi l'aveva formulata. - circa 30- 40 minuti di discussione collettiva, coordinata dal facilitatore, il cui scopo avrebbe dovuto essere regolare i turni di intervento e chiarificare concetti confusi chiedendo ulteriori informazioni. - A discussione conclusa il facilitatore ha riassunto i temi affrontati cercando di trovare un senso comune agli inteventi e riassumendo le posizioni raggiunte con un'attenzione all'aspetto metacognitivo dell'esperienza. 

 
Sessione N.1 
 Brani musicali (CC by-nc-sa ).
Domande sollevate:

1. siamo una società ormai in declino che vive di ricordi o abbiamo un'opportunità di costruire?
2. svuotare è un bene?
3. si può presumere un'oggettività dagli stimoli musicali?
4. c'è un modo di esprimersi migliore?
5. ci perdiamo i modi semplici di comunicare?
6. ci sono più difese nella comunicazione verbale piuttosto che in altre forme? (tiziana) 7
7. si può trasformare il movimento in pensiero? (alessandro) 7
8. il movimento distoglie il pensiero?
9. la limitazione dei movimenti influisce sulla comunicazione verbale?
10. quali sono le nostre radici?
11. come può la comunicazione aiutarci a riscoprire i valori della nostra tradizione?
Argomento di discussione scelto:
"posto che svuotare è la nostra finalità, possiamo farlo con il movimento o con il pensiero?"
La discussione ovviamente contrapponeva chi riteneva questo svuotamento (della mente, dei pensieri negativi e insistenti) un processo tutto interno alla mente e chi sottolineava come fondametale il ruolo fisico del corpo come alternativa alla coscienza. In questo l'ascolto di musica poteva essere visto sia come un'attività fisica (essere mossi dalle vibrazioni, danzare, essere saturati dalla percezione) sia come un'attività del pensiero che , sui suoni va a svolgere le sue idee, le elabora e le altera. Qui molte riflessioni vertevano sull'aspetto verbale o non verbale della comunicazione umana con le evidenti differenze singolari. Sull'uso anche narcotico della musica, come droga evasiva, e su delle ritualità musicali (come orgiastiche o comunque liberatorie) che da sempre la tradizione prevede come cura, rito, celebrazione o incantesimo.
Una precisazione proponeva che l'effetto di svuotamento dei pensieri non necessariamente doveva comportare l'eliminazione totale dei pensieri, ma anche una trasformazione, elaborazione degli stessi, verso una forma non dolorosa, e spiacevole.
Alla fine della discussione, un'osservazione sulle riflessioni fatte poneva l'accento sulla continuità negli anni delle questioni che assillano gli individui e che in gruppo vengono ricercate come soluzioni. Questa osservazione metacognitiva permetteva alla comunità di chiarire meglio le modalità di condivisione delle idee in questa attività filosofica e di sottolineare il ruolo di crescita ed elaborazione che, al di la dei contenuti, l'attività stessa permetteva.
Sessione N.2  
Brani musicali:  
Radio G.A.P.  
Dub 02  
Nuova Resistenza


1. quanto le immagini possono distogliere dall'ascolto?
2. perchè l'impatto visivo è più forte?
A queste domande è stato risposto con un’esperienza. Abbiamo ascoltato un brano di musica ad occhi chiusi per capire. Ognuno dei presenti ha saputo rispondere alle precedenti domande e ha potuto fare osservazioni sulle differenti percezioni avute. In generale è stato evidente che eliminare il canale percettivo visuale, amplifica gli altri canali percettivi. La sessione è stata interrotta per emorragia di partecipanti.

Sessione N.3
Brani Musicali
Argo
Qassam dub
Stirpe Malata

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1. è difficile stare con gli occhi chiusi condividendo la musica?
2. la musica è doping?
3. perchè tutto ciò?
4. la musica suscita domande?
5. la musica da risposte?
6. la musica è un fine o uno strumento nei confronti del pensiero?

domanda:
la musica è un fine o uno strumento nei confronti del pensiero?
Dopo un breve commento, in cui si esprimeva la soddisfazione di partecipare ad una iniziativa musicale in cui finalmente ci si prendeva un tempo per ascoltare in tutta comodità e attenzione la musica assieme, come si potrebbe fare nell'intimità di casa propria, si è arrivati alla discussione vera e propria.
Anche qui due fazioni contrapposte rivendicavano un primato. Per alcuni la musica è un territorio di confine, qualcosa di precosciente che non può tradursi in pensiero. Quindi, in un certo senso, musica e pensiero non si incontrano, ne come fine, ne come mezzo. Per altri, sopratutto nell'intenzione di chi la musica la fa, la musica nasce da un progetto, se non altro da una intenzione di suonare, da una volontà e da uno scopo del suonare, quindi dovrebbe sempre essere strumento (come attuazione ed espressione) del pensiero. La proposta di mediazione andava a sottolineare proprio il ruolo del soggetto che produce o ascolta musica. Se la produce, la musica è strumento, se la ascolta, questa è un fine. La ricerca di uno stato precosciente, di quella comunicazione non verbale, è il fine del fare ed ascoltare musica.
Le tre sessioni, svolte nell'arco di 4 ore ci hanno lasciati molto soddisfatti anche per una conferma di coerenza nei temi suscitati nelle discussioni. Pur senza l'ambito racchiuso di un testo scritto, le riflessioni dei diversi partecipanti che si sono succeduti, ruotavano attorno ad alcuni temi costanti che cercavano risoluzione. Questo dava anche ai musicisti de I Neurologici la conferma di una struttura di significato coesa nei vari brani musicali.
Ringraziamo tutti coloro che hanno partecipato e il Fusolab che ha permesso lo svolgimento di una così piacevole serata.
Se qualcuno ricordasse qualcosa di omesso, avesse da aggiungere riflessioni o precisazioni, può farlo nei commenti o inviandomi una mail cone le aggiunte al presente testo.